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Gli autobus elettrici di Nizza e Vienna sono made in Umbria

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[dropcap]C[/dropcap]ento dipendenti, fatturato nel 2013 di 13.348 euro, una sede di 80 mila metri quadrati, indotto che comprende circa 100 persone, vendite all’estero che superano i 3 milioni di euro, clienti in tutto il mondo e investimenti che arrivano oltre il 5% del fatturato in ricerca e sviluppo.
Con questi numeri si presenta la ditta Rampini, azienda storica, nata quasi settant’anni fa per volontà del suo fondatore Carlo Rampini, oggi leader nella produzione di autobus elettrici, gatti delle nevi, veicoli militari speciali, mezzi per il trasporto elettrico, mezzi e attrezzature aeroportuali, unità mobili satellitari/radio e sistemi di livellamento e avioimbarco. Giunta alla terza generazione, l’azienda, che ha sede a Passignano sul Trasimeno (PG), punta oggi su innovazione, alta qualità, internazionalizzazione, senza dimenticare però un’antica passione per il fare che il fondatore ha saputo trasmettere a figli, nipoti e membri della famiglia che oggi lavorano fianco a fianco in azienda. Per conoscere questa eccellenza manifatturiera italiana, abbiamo intervistato Stefano, che di Carlo è il figlio, amministratore delegato dell’azienda.

Una breve storia della vostra azienda…
«La Rampini è nata nel 1945 come azienda artigiana, ma si è presto affermata con le revisioni di mezzi antincendio per l’esercito e con la costruzione di alcuni mezzi aeroportuali. La prima occasione di sviluppo importante è avvenuta nei primi anni Settanta con il mio ingresso in azienda e con quello di mio fratello Franco. Abbiamo dato inizio alla costruzione di mezzi antincendio aeroportuali e abbiamo incentivato lo sviluppo dei prodotti aeroportuali consolidando il rapporto con i clienti costituiti dalle società dei maggiori aeroporti in Italia e con il Ministero della Difesa».

Di decennio in decennio siete cresciuti e avete innovato. Ci racconta come?
«Nei primi anni Ottanta abbiamo progettato e costruito un autobus aeroportuale di concezione fortemente innovativa che ha cambiato il modo di gestire i passeggeri all’interno degli aeroporti. Sulla scia di questa innovazione abbiamo poi realizzato altri importanti veicoli con caratteristiche innovative, come un mezzo per il servizio catering a cabina ribassata. Nei 1992 abbiamo poi acquistato la Prinoth, un’azienda che costruiva gatti per le nevi ed era in gravi difficoltà economiche. Sapevamo di possedere le conoscenze e la capacità tecnica per assicurare efficienza produttiva, sviluppo ed innovazione di prodotto tant’è vero che, nel  2000, la rivendemmo alla Leitner, dopo averla completamente risanata e con una gamma di prodotti completamente rinnovata».

Arriva poi la svolta del trasporto urbano…
rampini-2«Nel 2006 siamo entrati nel mercato del trasporto urbano con un autobus di circa otto metri. Abbiamo acquistato il progetto di un mezzo esistente, rinnovandolo completamente nella versione diesel e predisponendo una versione elettrica per molti versi innovativa, che abbiamo sperimentato per circa tre anni prima di commercializzarla. Oltre a ciò abbiamo progettato anche un mezzo ad idrogeno. Attualmente stiamo lavorando allo sviluppo del nostro autobus elettrico e nella messa a punto di diversi tipi di ricarica che permettano di utilizzare al meglio i mezzi elettrici».

Quali sono i punti di forza della Rampini?
«I nostri punti di forza sono la progettazione, la capacità di migliorare i prodotti in gamma e l’impegno nella ricerca e nello sviluppo di nuovi prodotti innovativi. Oltre a ciò aggiungerei anche l’accuratezza delle lavorazioni e la capacità di seguire le esigenze dei clienti».

Credo che anche il non aver mai delocalizzato possa essere considerato un plus.
«Certamente. La nostra azienda ha mantenuto ogni processo produttivo al suo interno: passiamo quindi dalla progettazione al lavoro in officina dove realizziamo telai, strutture, monitorando ogni fase produttiva e puntando, quindi, su standard qualitativi più elevati».

Quali sono i tratti costanti del vostro fare impresa?
«Oltre all’innovazione, che è sempre stata una componente fondamentale per la Rampini, direi senza dubbio l’internazionalizzazione: l’attenzione per i mercati esteri è diventato per noi un aspetto fondamentale. È stato il nostro ingresso nella Prinoth a consentirci di avere delle strutture e dei prodotti adatti ai mercati stranieri».

Quali sono i mercati in cui operate?
«Prevalentemente siamo presenti e operativi in Europa. Per farci conoscere al di fuori del nostro Paese non abbiamo un approccio costante, utilizziamo concessionari, aziende che vendono con il loro marchio i nostri prodotti e a volte anche fornitori che hanno grande diffusione all’estero».

I vostri autobus viaggiano sui boulevard di Nizza o attraversano il centro di Vienna…
«Ma non solo! Li si può trovare a Piacenza, a Gorizia, a Siena e molto presto, speriamo, anche in molte altre città d’ Europa».

E tutto questo era nei progetti, nei sogni e nelle previsioni di vostro padre?
«Nostro padre Carlo, venuto a mancare nel 2006, è venuto in azienda fino all’ultima settimana di vita. Da molti anni, pur essendo il presidente dell’azienda, non aveva un ruolo operativo, ma si teneva informato su tutto. Era un uomo determinato e pieno di energia; non so dire se si aspettasse questo successo e questa crescita, ma posso con certezza affermare che lavorava per raggiungere ogni traguardo possibile».

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Francesca Glanzer

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