Gli scogli del passaggio generazionale nelle PMI – Prima parte

 Gli scogli del passaggio generazionale nelle PMI – Prima parte

La qualità vincente di un imprenditore in passato era saper produrre. Quanti operai sono diventati imprenditori, mettendosi in proprio? Niente contava più del saper lavorare in fabbrica e delle ore passate alle macchine con gli operai. Eravamo, in parte siamo ancora, terzisti, artigiani. Se in azienda c’era il fiato corto sulla finanza ci pensavano le banche a offrire denaro a tassi bassi, con la garanzia del capannone.

Il Made in Italy nasce con le PMI

Le cosiddette 4 A: Automazione-Meccanica e meccanica evoluta, Arredo-Casa mobile e legno, Abbigliamento-Moda, Alimentare-Bevande food sono sinonimi di qualità. Il Made in Italy è il terzo brand al mondo, dopo la Coca Cola e la Visa.

Poi, improvvisamente, è cambiato tutto. L’euro, due crisi finanziarie, nel 2008 e nel 2011, il digitale, la globalizzazione, l’innovazione tecnologica pervasiva. Poi il Covid e i lockdown, il rincaro delle materie prime, la guerra in Ucraina, la crisi dell’energia.

Oggi, le imprese si scoprono in affanno. Il peso del debito, che deriva da anni di perdite senza mai provare a cambiare, grava sui bilanci. Il credito bancario non è disponibile, se ne hai bisogno. Il valore degli immobili industriali è crollato e si fatica a venderli, non interessano neppure come garanzia.

Cosa accade quando non sappiamo cosa fare? Ci blocchiamo.

L’imprenditore cerca di stare con quello che ha. Rimanda, spesso senza attuarli mai, nuovi piani in grado di raccogliere le sfide del mercato.

L’impresa matura non cambia

Le imprese sono unicamente costituite da persone. Quindi, come le persone, cambiano quando è indispensabile.

A meno che non ci sia un imprenditore, un’imprenditrice illuminati che si impongono di dare una sterzata al volante, per cambiare direzione, intenzionalmente.

Con il coraggio di confrontarsi in modo autentico con il mercato e portare l’impresa su un altro piano.

Il mercato di oggi

Due sono i fattori critici fondamentali per il mercato, che un’impresa è tenuta costantemente a tenere sotto controllo: la prima, il valore, cioè quale prodotto-servizio rappresenta un valore per il cliente. La seconda, se il prodotto-servizio è scalabile, cioè in grado di crescere.

Chiedersi costantemente: dove mi posiziono oggi sul mercato? Il mio prodotto-servizio è eccellente o low cost? Perché sappiamo che il prodotto di livello medio è il più difficile da rendere competitivo. È la zona del mercato più popolato.

Ed anche: sono locale o già internazionale?

Alcune PMI italiane hanno saputo gestire in modo integrato questi due sfide, scegliendo soluzioni di filiera.

Le filiere locali e globali del valore

Oggi Il ruolo della filiera torna a essere sempre più strategico e occorre guardarlo con occhi nuovi.

Dentro le filiere locali e globali del valore le nostre aziende possono giocare in modo vincente, su mercati da cui altrimenti sarebbero escluse, la carta della flessibilità, grazie alla loro stessa dimensione di PMI.

Appartenere in modo stabile a filiere globali è anche un’occasione per diventare internazionali in modo indiretto. E apprendere modelli e pratiche di gestione evoluti. Oggi chi sta con successo sui mercati esteri lo fa con le competenze che servono: approccio di marketing globale, padronanza delle lingue straniere, digitalizzazione negli scambi con clienti e fornitori, gestione evoluta del business, velocità nelle decisioni e nella azione. Ci sono persone in azienda con queste caratteristiche?

Gli scogli da superare

Il primo scoglio è la resistenza al cambiamento dell’imprenditore senior.

Razionalmente sa che sarebbe più forte un’azienda di maggiori dimensioni, con capitali esterni, alleanze strutturate e accorpamenti con altre imprese di filiera.

Eppure, si accontenta di fare “come abbiamo sempre fatto” perché è convinto che così può mantenerne il controllo. Nel bene e nel male, “da vecchio sei lo stesso di prima. Solo, molto di più!” (La forza del carattere, di James Hilmann).

Chi non cambia lo fa per diverse ragioni:

  1. difesa dell’ego,
  2. tutela della propria leadership e reputazione,
  3. difficile collaborazione con i più giovani,
  4. utilizzo di schemi mentali superati,
  5. pressioni organizzative dei capi intermedi, che spesso hanno iniziato con lui.

Le qualità che lo hanno portato al successo non sono più sufficienti.

(Continua)

“Cercate da soli la vostra strada. Non lasciate che l’educazione, le abitudini, i vostri stessi preconcetti diventino una prigione.

Abbiate sempre il coraggio di cambiare voi stessi – idee, approccio, punto di vista –perché è l’unico modo per cambiare le cose che non vanno

e per migliorare la vostra vita e quella di tanti altri. E mentre cercate la vostra strada, tenete a mente chi volete diventare. Pensate a quale impronta volete lasciare, a quale differenza volete fare. Rimanete ambiziosi nei vostri obiettivi, perché rassegnarsi a una vita mediocre non vale mai la pena”.

Sergio Marchionne

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