Gugliemo (Cloudera): «I Big Data sono imprescindibili, anche per le PMI»

 Gugliemo (Cloudera): «I Big Data sono imprescindibili, anche per le PMI»
Michele Guglielmo, Regional Sales Director di Cloudera

Tra i “pilastri” di Industria 4.0, i Big Data sono forse una delle tecnologie meno citate, sicuramente non al pari di stampa 3D, Internet of Things, intelligenza artificiale e robotica. Eppure i Big Data rappresentano la risorsa principale per le imprese che vogliono investire nell’Industria 4.0. Dei Big Data e del ruolo che avranno all’interno della quarta rivoluzione industriale abbiamo parlato con Michele Guglielmo, Regional Sales Director di Cloudera, società nata nel 2008 nel cuore della Silicon Valley e protagonista di una crescita che in pochi anni l’ha trasformata da startup in vero protagonista dell’IT (la sua piattaforma per i Big Data è al primo posto nel mondo per livello di adozione). In oltre 25 anni di esperienza professionale, maturata presso rilevanti aziende nazionali ed internazionali che operano nel mercato ITC, tra cui NetIQ, Splunk ed Ariba, Guglielmo vanta una profonda conoscenza del settore tecnologico italiano e internazionale oltre a competenze specifiche di Software e Data Management.

Qual è lo stato dell’arte dei Big Data nel nostro Paese? Siamo molto lontani dai nostri principali competitor? E quali sono i settori del nostro sistema produttivo più avanzati?

La situazione del mercato italiano si può definire effervescente. Di fatto stiamo assistendo al passaggio dalla fase di valutazione delle tecnologie Big Data come potenziale alternativa agli strumenti tradizionali, alla messa in produzione di progetti innovativi che si basano esclusivamente su soluzioni BD. Certo esiste ancora un gap tra il nostro Paese e altre geografie, tuttavia non posso dire che questo sia generalizzato in tutti i settori e tutte le aziende. Abbiamo sicuramente delle punte di diamante, per esempio nell’energy, dove alcune eccellenze stanno investendo in progetti di AI e Augmented Intelligence che nulla hanno a che invidiare ad altre aziende europee o d’oltre oceano, o altre in ambito Telco e banche che hanno adottato da tempo delle tecnologie Big Data e le stanno utilizzando in modalità più classica. Certo, siamo ancora lontani da una adozione capillare degli strumenti BD e da una vera maturità del mercato.

Quali delle attività aziendali (produzione, manutenzione, marketing, logistica ecc.) saranno maggiormente interessate dall’introduzione di questa nuova tecnologia?

Anziché parlare al futuro parlerei al presente. Molte ricerche indicano che circa il 53% dei direttori marketing hanno maggiori pressioni per incrementare il fatturato, come conseguenza circa il 42% di questi indicano come le competenze su Big Data e Analytics, nei prossimi 5 anni, saranno tra quelle più importanti per il marketing. Ma non possiamo limitarci al solo marketing. Di fatto i dati sono pervasivi, vengono generati da qualsiasi strumento, tool, sistema IT, sensore, sonda, software e cosi via. Come conseguenza la raccolta e la possibilità di utilizzare in tempo reale o batch tutti questi dati creando nuove correlazioni può portare a scoprire cose molto interessanti e soprattutto inattese. Tra i casi d’uso di maggiore successo ce ne sono moltissimi che testimoniano la possibilità di migliorare i processi di produzione, la manutenzione predittiva di macchinari, la gestione di magazzino o della supply chain, fino ad arrivare a una visione completa dei clienti e dei loro comportamenti.

Pur essendo “big”, è possibile anche per le piccole imprese (la maggioranza del nostro tessuto produttivo) “governarli”? E i dati sono “big” anche nelle piccole imprese?

La grande differenza tra i dati e qualunque altra cosa abbiamo oggi a disposizione è il fatto che i dati generano nuovi dati, mentre la materia si trasforma. Si prevede che nel 2020 avremo un volume di dati 440 volte maggiore di quello attuale. Di conseguenza i dati sono qualcosa di imprescindibile, indipendentemente dalla dimensione dell’azienda. Grazie al cloud l’accesso ai Big Data è alla portata di tutti, soprattutto in modalità transiente. Non sempre è il volume dei dati a fare la differenza, ma la loro varietà o la velocità con cui vengono generati. Sempre più spesso capita che non siano necessari grandi spazi di repository, serve invece potenza computazionale elevata per poter processare e analizzare i dati in modo opportuno.

Quali sono le soluzioni più adatte al mercato delle PMI (nuove potenzialità dei CRM, machine learning, ecc.)

Fino a qualche tempo fa si parlava molto di “advanced analytics”, oggi invece si tende a parlare sempre più di “analytics”, poiché ci si è resi conto che bisogna saper abbracciare e rispondere a tutte le esigenze, non soltanto quelle più tecnologicamente avanzate. Ancora oggi moltissime aziende basano le proprie analisi su fogli Excel e non ce ne dobbiamo meravigliare, visto che si tratta di analisi di base che tutti noi utilizziamo. Così se riusciamo a prender queste altre informazioni e metterle a fattor comune con tutte le altre che ci circondano diventa un esercizio molto più interessante. Sul fronte del machine learning la strada è già segnata: questa disciplina non è nuova, ma sta diventando importantissima per la sesta rivoluzione dell’automazione che ci porta verso l’automazione delle decisioni, attraverso l’utilizzo di tutti i dati disponibili, imparando da modelli e scostamenti quelle che possono essere le previsioni di business o di qualunque altra attività.

Il Piano nazionale Industria 4.0, che ha avuto un impatto positivo sulla “produzione” (acquisto di nuovi macchinari), ha aiutato anche le imprese che vogliono governare i propri big data? In caso contrario, cosa si dovrebbe fare per rendere più incisiva in tal senso l’azione del Piano?

Acquistare un macchinario è qualcosa di tangibile e forse più facile da giustificare. Il dato non viene valutato alla stessa stregua. Non è facile da gestire e governare, spesso non è nemmeno semplice capire la qualità del dato e se aggiungiamo che oltre il 90% dei dati è ‘non-strutturato’ diventa facile capire perché vi siano queste resistenze. Tuttavia, se andiamo a verificare quali sono le aziende che stanno ottenendo maggiore successo nel mercato, queste sono quelle che sanno gestire e utilizzare meglio i dati rispetto ai concorrenti. In Italia abbiamo esempi di aziende industriali che hanno deciso di abbracciare i Big Data proprio per migliorare i prodotti, la filiera e anche la propria organizzazione. Certo la strada è ancora molto lunga e richiede sia la disponibilità di risorse sia le conoscenze opportune.

Il prossimo anno sarà dedicato, almeno questa è l’intenzione di Calenda, a costruire le competenze per l’Industria 4.0. Per quanto riguarda i Big Data, a che punto siamo? Il nostro sistema formativo riesce a “sfornare” le professionalità adeguate? E su cosa bisognerebbe puntare per formare i professionisti dei Big Data?

Per quanto vedo c’è una fortissima attenzione nel formare nuovi data scientist e diversi atenei hanno corsi di specializzazione di questo genere. Però, quando ci si cala nel mondo del lavoro reale, certo i DS sono la parte più visibile e forse più preziosa: sono coloro in grado di valorizzare i dati. Poi ci si rende conto che mancano ancora delle competenze che servono per progettare, amministrare e gestire le architetture di Big Data, organizzare il processamento dei dati affinché siano disponibili per i DS. Quando un’azienda decide di abbracciare il mondo Big Data è cosciente che non basta avere uno spazio grande a piacere dove salvare i dati: spesso contengono informazioni sensibili che obbligano a un governo del dato stesso che sia rispettoso delle conformità, delle politiche aziendali, del controllo di chi accede attraverso ruoli e autorità. Questo ovviamente genera una complessità che dev’essere valutata fin dall’inizio. Scegliere la tecnologia giusta non è poi così scontato. Noi di Cloudera abbiamo investito moltissimo su questi temi sia per la parte on-premise sia per il cloud e/o ibrida, per questo uno dei nostri fiori all’occhiello è il nostro dipartimento dedicato all’education e al training sulla nostra piattaforma per rendere i nostri clienti quanto più possibile autonomi nella gestione del loro ambiente Big Data.

Dario Vascellaro

Direttore responsabile de Il Giornale delle PMI

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