Benché il settore manifatturiero italiano abbia iniziato il 2026 in contrazione, ci sono segnali di un rallentamento della crisi, con minori contrazioni della produzione e dei nuovi ordini. È anche un segnale positivo che le previsioni di crescita siano anche migliorate. La riduzione degli acquisti ha sostenuto le iniziative da parte delle aziende di ridurre i magazzini, ed ha aiutato i fornitori a rispettare i tempi di consegna. Tuttavia sono stati osservati aumenti dei costi al tasso maggiore in più di tre anni, il che ha spinto i manifatturieri ad aumentare i loro prezzi di vendita.
L‘Indice HCOB PMI® (Purchasing Managers’ IndexTM) sul Settore Manifatturiero Italiano, un valore composito a una cifra della performance manifatturiera derivato dagli indicatori relativi ai nuovi ordini, alla produzione, all’occupazione, ai tempi di consegna dei fornitori e alle scorte di acquisti, è rimasto al di sotto della soglia di 50.0 per il secondo mese consecutivo.
In leggero rialzo dal 47.9 di dicembre, l’ultimo risultato di 48.1 ha mostrato un modesto calo delle condizioni operative a inizio anno. Tra le cinque componenti maggiori del PMI, solo l’occupazione ha indicato un’espansione.
I deboli livelli degli ordini hanno giocato un ruolo chiave nella sostenuta crisi del settore, che i pannellisti hanno connesso alla fragile domanda, a cancellazioni di ordini e alle difficili condizioni di mercato. Il volume totale dei nuovi ordini è diminuito per il secondo mese consecutivo, anche se ad un tasso più lento di quelli osservati a fine 2025. Persistono le difficoltà sui mercati internazionali e infatti le vendite estere sono di nuovo diminuite, anche se non di tanto.
La tendenza della produzione rispecchia quella dei nuovi ordini visto il secondo, benché moderato, declino consecutivo su base mensile. Mentre la lieve domanda pare abbia limitato i volumi della produzione, alcuni partecipanti all’indagine hanno detto di aver avuto problemi a trovare materiali per la produzione.
Le minori esigenze di produzione hanno provocato una contrazione netta delle quantità di acquisto a gennaio, che alcuni partecipanti all’indagine hanno attribuito a iniziative di riduzione delle scorte.
Le pressioni sulla catena di fornitura osservate sin da metà 2025 sono diminuite a gennaio, come mostrato dall’accorciamento dei tempi di consegna. Questo pare sia dovuto a maggiore stabilità a monte e a livelli di acquisto generalmente più bassi.
Nonostante la riduzione della domanda di fattori produttivi, i costi sono aumentati nettamente all’inizio dell’anno, con i prezzi di un numero di beni che pare siano aumentati. Il tasso di inflazione è stato il maggiore dal novembre 2022.
L’incremento delle pressioni dei costi ha portato a un nuovo aumento dei prezzi alla vendita stabiliti dagli stessi manifatturieri italiani. Anche se si è trattato di un lieve aumento, il tasso d’inflazione è stato il maggiore in nove mesi.
I produttori di beni in Italia hanno mostrato di preferire scorte minori di beni poiché ci sono state diminuzioni sia delle scorte di produzione (che i partecipanti all’indagine hanno collegato al posticipo di acquisti e all’attesa di consegne) che di prodotti finiti (connesso dagli stessi alla riduzione della produzione e a spedizioni più rapide).
L’unica area in espansione a gennaio è stata quella dell’occupazione, grazie ad aziende che hanno cercato di sostenere le loro ambizioni di crescita assumendo nuovo personale per lo più su base permanente. Il tasso totale di incremento è stato tuttavia lieve poiché c’erano ancora segnali di eccesso di capacità dimostrati dalla netta diminuzione dei volumi di lavoro inevaso.
Infine, le aziende manifatturiere italiane sono ottimiste riguardo alle previsioni per l’anno a venire. Infatti, il livello di confidenza ha toccato uno dei punti più alti in quasi quattro anni e mezzo. Tale ottimismo pare sia connesso al lancio di nuovi prodotti, ai tagli dei costi dei prestiti e all’attuale recupero nel settore.
Commento
Analizzando i dati PMI, Nils Müller, Junior Economist, presso Hamburg Commercial Bank, ha riportato: “Il settore manifatturiero italiano ha iniziato il 2026 ancora in contrazione, anche se i dati dell’indagine di gennaio hanno offerto segnali incerti che indicano che si stia virando verso un terreno più stabile. L’indice principale è aumentato appena da 47.9 a 48.1, segnando un secondo mese al di sotto della soglia di non cambiamento di 50.0 purché con un tasso di declino più lieve. I cali minori sia della produzione che dei nuovi ordini suggeriscono un possibile rallentamento dell’intensa debolezza osservata alla fine del 2025. La domanda, sia domestica che estera, resta comunque fragile e le aziende riportano cancellazioni e condizioni di mercato complicate. Gli ordini esteri, tranne le brevi riprese di maggio e novembre 2025, hanno continuato la tendenza di calo che ormai dura da quasi tre anni, anche se quest’ultimo è stato moderato. Uno degli sviluppi più sorprendenti a gennaio è stata l’ulteriore intensificazione della pressione dei prezzi. Quelli d’acquisto sono aumentati al tasso più rapido in oltre tre anni, a causa degli aumenti generali di materie prime chiave, compresi metalli e legno. Questo incremento dell’inflazione dei costi ha influenzato i prezzi di vendita che sono saliti per la seconda volta in tre mesi. Per il momento l’inflazione delle tariffe applicate resta lieve in paragone a quella dei costi, ma la ripresa degli incrementi dei prezzi indica un ritorno delle pressioni sui margini. Nel mezzo di questo indebolimento del flusso di ordini, le aziende hanno diminuito i loro acquisti a un tasso più rapido, contribuendo così allo smaltimento degli inventari. Allo stesso tempo ci sono stati segnali di stabilizzazione nella catena di fornitura, con tempi medi di consegna accorciati per la prima volta da metà 2025. I livelli occupazionali hanno fornito un raro barlume di speranza salendo per la prima volta in quattro mesi, poiché le aziende hanno assunto personale per lo più su base permanente, il che riflette migliori previsioni per i prossimi dodici mesi. Questo miglioramento d’umore era anche evidente nelle previsioni generali, con un indice notevolmente aumentato e a un livello tra i più alti in quasi quattro anni e mezzo, sostenuto da aspettative di recupero del settore, tagli dei costi dei prestiti e sviluppo di nuovi prodotti.”
