Secondo gli ultimi dati dell’HCOB PMI® di febbraio, il settore manifatturiero italiano è uscito dalla contrazione. Il miglioramento dello stato di salute del settore è stato in parte legato a una rinnovata crescita sia della produzione che del portafoglio ordini totale. La prospettiva per la produzione nei prossimi 12 mesi è risultata molto più promettente, con il livello complessivo di fiducia al massimo in quasi cinque anni. Le aziende manifatturiere italiane hanno tuttavia continuato ad affrontare elevate pressioni di costo, che hanno ridotto la creazione di posti di lavoro e continuato a scoraggiare l’acquisto di beni.
Conseguentemente alla maggiore domanda, le aziende sono state più aggressive nel fissare i loro prezzi di vendita.
Con 50.6, l’Indice HCOB PMI® (Purchasing Managers’ IndexTM) sul Settore Manifatturiero Italiano, un valore composito a una cifra della performance manifatturiera derivato dagli indicatori relativi ai nuovi ordini, alla produzione, all’occupazione, ai tempi di consegna dei fornitori e alle scorte di acquisti, a febbraio, per la prima volta in tre mesi, è salito al di sopra della soglia di 50.0. Crescendo da 48.1 di gennaio, l’ultimo valore ha segnalato un leggero miglioramento delle condizioni operative.
Seppure lievemente, il livello occupazionale è stato l’unico dei cinque componenti del PMI a riportare una tendenza direzionale negativa.
La una nuova crescita dei portafogli ordini delle aziende manifatturiere italiane ha causato un miglioramento delle condizioni di domanda. Sebbene modesta, la ripresa ha contrastato i cali moderati osservati nei due mesi precedenti. Tuttavia, l’espansione totale dei nuovi ordini è stata frenata da un ulteriore calo (il maggiore in cinque mesi) delle vendite estere, e sono stati riportati livelli crescenti di incertezza internazionale.
In linea con i nuovi ordini, le aziende del manifatturiero hanno incrementato a febbraio, per la prima volta in tre mesi, i loro livelli della produzione a un tasso che sebbene in generale modesto, è stato il più forte in tre anni.
A febbraio sono stati creati più posti di lavoro nelle aziende manifatturiere per far fronte ai maggiori ordini ricevuti. Detto ciò, il livello di occupazione è aumentato solo lievemente, poiché alcune aziende hanno riportato casi di dipendenti dimissionari.
Ancora una volta è stata riportata una sufficiente capacità operativa per gestire gli ordini in fase di lavorazione, come dimostrato da un ritmo solido di esaurimento del lavoro inevaso.
Sebbene le aziende del settore manifatturiero italiano abbiano cercato di ridurre i loro costi, il calo degli acquisti di beni è stato il più debole in un anno e mezzo e nel complesso solo lieve. Allo stesso tempo, in generale non sono state riportate variazioni nelle giacenze di acquisti delle aziende manifatturiere italiane.
Pare che le condizioni della catena di approvvigionamento siano migliorate nuovamente, con i tempi medi di consegna dei fornitori che a febbraio si sono accorciati per un secondo mese consecutivo. La domanda contenuta di beni e un miglioramento della disponibilità delle giacenze avrebbero aiutato i fornitori a far fronte ai loro ordini.
Detto questo, i prezzi medi pagati per beni sono ancora una volta cresciuti, conseguentemente alle segnalazioni di maggiori costi delle materie prime, inclusi i metalli. Oltre ad essere elevato, il tasso di inflazione dei prezzi dei beni è stato il maggiore dall’ottobre del 2022.
Allo stesso tempo, a febbraio si è registrato un moderato aumento dei prezzi applicati per gli articoli prodotti in Italia. Il tasso di inflazione è stato il maggiore degli ultimi dieci mesi ed è risultato maggiore alla tendenza di lungo periodo.
A febbraio, le aziende manifatturiere italiane hanno guardato ai prossimi mesi con un maggiore approccio positivo. Il livello di ottimismo è stato il più alto degli ultimi cinque anni, con le imprese che hanno espresso una speranza sul miglioramento delle condizioni economiche. Il lancio di nuovi prodotti e i piani per entrare in nuovi mercati dovrebbero favorirne la crescita.
Commento
Jonas Feldhusen, Junior Economist presso la Hamburg Commercial Bank AG, ha dichiarato: “A febbraio sono stati evidenti segnali incerti di miglioramento nel settore manifatturiero italiano, che di certo non sono ancora indicativi di un significativo passo in avanti. Il recente rialzo, dopo la debolezza dei precedenti due mesi, non ha ancora una base solida. Solo se assisteremo a una ripresa sostenuta nei prossimi mesi, data da una crescita continua della produzione e dei nuovi ordini, potremo allora parlare di una reale espansione del settore manifatturiero. Fino ad allora, la situazione rimane critica. Nell’ultimo mese è emersa una tendenza discordante tra nuovi ordini totali e quelli esteri. Sebbene le esportazioni continuino a soffrire a causa della debolezza a livello globale, gli ordini totali sono aumentati leggermente, supportati da un maggiore interesse di mercato sia da parte dei clienti esistenti che dei nuovi. Il miglioramento delle richieste di ordini potrebbe essere un fattore che ha aumentato l’ottimismo delle aziende per i prossimi mesi, che in questo momento si è attestato al livello più alto dalla ripresa post-pandemica. È possibile che iniziative di deregolamentazione di Bruxelles, come quelle del settore automobilistico, stiano contribuendo a questa ondata di ottimismo tra le aziende manifatturiere. I costi di acquisto affrontati dalle aziende manifatturiere italiane stanno aumentando, ciò potrebbe diventare un problema se la tendenza osservata negli ultimi mesi dovesse continuare. Sebbene le pressioni sui costi rimangano ben al di sotto dei livelli del 2022, l’Indice dei Costi di Acquisto ha raggiunto il livello più alto degli ultimi 40 mesi e dovrebbe quindi essere preso seriamente, soprattutto perché le aziende hanno anche trasferito una maggiore parte di questi costi ai loro clienti finali. Le materie prime, in particolare i metalli, hanno influenzato principalmente l’aumento delle spese sostenute.”
