Gli ultimi dati HCOB PMI® hanno mostrato che a fine anno il settore manifatturiero dell’area euro ha subito una battuta d’arresto, con i livelli di produzione in calo per la prima volta dal febbraio scorso. Anche la domanda di beni dell’area euro ha mostrato una certa debolezza, poiché i nuovi ordini sono diminuiti al ritmo più rapido in quasi un anno. Le prestazioni delle vendite sono peggiorate nonostante i continui sconti, malgrado il tasso di inflazione dei costi degli input abbia raggiunto il massimo degli ultimi 16 mesi. Le aziende intervistate hanno tuttavia espresso le previsioni più ottimistiche riguardo al prossimo anno dal periodo precedente all’invasione su larga scala dell’Ucraina da parte della Russia nel febbraio 2022.
L’HCOB PMI® del Settore Manifatturiero Eurozona, che misura lo stato di salute delle aziende manifatturiere dell’eurozona ed è redatto da S&P Global, è diminuito a dicembre a 48.8, da 49.6 a novembre, portandolo ulteriormente sotto la soglia neutra di non cambiamento 50.0, indicando quindi un peggioramento più marcato delle condizioni operative delle aziende manifatturiere. In aggiunta, anche se con una contrazione relativamente lieve, l’ultimo mese dell’anno ha riportato il valore più basso dell’indice principale dal marzo 2025.
La prestazione manifatturiera di dicembre è stata in calo in diverse economie chiave dell’area euro. La contrazione più rilevante è stata in Germania, con il peggioramento più marcato delle condizioni del settore dal febbraio dello scorso anno, riportando inoltre il risultato più debole tra gli otto paesi monitorati dell’area euro. I nuovi valori PMI sotto i 50.0 in Italia e Spagna hanno inoltre rappresentato un rinnovato rallentamento nella parte meridionale dell’unione monetaria unica, anche se le condizioni delle aziende manifatturiere greche sono migliorate a un ritmo leggermente più rapido rispetto a novembre. La Francia ha contrastato la tendenza al ribasso delle letture nazionali del PMI manifatturiero, con il suo indice che ha raggiunto un massimo degli ultimi 42 mesi, segnalando la più forte espansione dal giugno 2022.
Dopo la crescita consecutiva di nove mesi, a dicembre, anche se con un calo che nel complesso è stato lieve, i volumi di produzione delle aziende manifatturiere in tutta l’area euro sono diminuiti. Tale riduzione ha contribuito al calo più rapido dei nuovi ordini ricevuti. L’ultimo peggioramento delle vendite è stato il secondo in altrettanti mesi e anche il maggiore dall’inizio del 2025. I sottoindici hanno mostrato che i nuovi ordini esteri, che includono il traffico intra eurozona, hanno ridotto il volume totale di nuovi ordini, con la domanda da parte dei clienti internazionali in calo al ritmo più rapido degli ultimi 11 mesi.
Le aziende manifatturiere dell’Eurozona hanno ridotto i loro costi durante l’ultimo mese dell’anno. L’attività di acquisto è calata al massimo dal marzo dello scorso anno, mentre le scorte di materie prime e beni intermedi sono diminuiti in modo significativo.
Anche le giacenze dei prodotti finiti sono risultate al ribasso, sebbene al ritmo più lento da settembre 2024.
In particolare, sono state evidenti crescenti pressioni nella catena di approvvigionamento per le aziende del manifatturiero dell’area euro. I tempi medi di consegna dei beni acquistati dai fornitori si sono allungati al livello massimo da ottobre 2022 e l’inflazione dei costi dei beni si è intensificata. Non solo i prezzi di acquisto sono aumentati per il secondo mese consecutivo, ma il tasso di crescita è stato il più rapido da quasi un anno e mezzo. Le maggiori pressioni sui costi non hanno dissuaso le aziende manifatturiere dell’eurozona a scontare i prezzi dei loro beni; infatti, a dicembre i prezzi di vendita sono diminuiti per la settima volta negli ultimi otto mesi.
Per quanto riguarda il personale, nell’ultimo mese del 2025 i tagli occupazionali nelle aziende manifatture sono stati elevati, e hanno esteso l’attuale sequenza di contrazione a poco più di due anni e mezzo. Il livello del lavoro inevaso è stato tuttavia ridotto, indicando una capacità adeguata a soddisfare nuovi ed esistenti requisiti aziendali.
Infine, è migliorato a dicembre l’ottimismo delle aziende manifatturiere verso le prospettive di produzione per l’anno prossimo, risultando il maggiore da febbraio 2022, immediatamente prima che la Russia lanciasse la sua invasione su larga scala dell’Ucraina.
Classifica PMI® Manifatturiero per paese di dicembre
Grecia 52.9 massimo in 2 mesi
Irlanda 52.2 minimo in 2 mesi
Paesi Bassi 51.1 minimo in 7 mesi Francia 50.7 (flash: 50.6) massimo in 42 mesi
Spagna 49.6 minimo in 8 mesi
Austria 49.3 minimo in 2 mesi
Italia 47.9 minimo in 9 mesi
Germania 47.0 (flash: 47.7) minimo in 10 mesi
Commento
Commentando i dati PMI, Dr. Cyrus de la Rubia, Chief Economist presso la Hamburg Commercial Bank, ha dichiarato: “La domanda di beni manifatturieri provenienti dall’eurozona sta di nuovo rallentando, e ciò è particolarmente evidente con gli ordini significativamente inferiori, il lavoro invaso in calo e una continua riduzione dei livelli di magazzino. Non stupisce affatto quindi che in questo contesto le aziende continuino a ridurre il personale. In aggiunta, le imprese manifatturiere pare non siano in grado, e nemmeno hanno voglia, di creare slancio per migliorare ciò per il prossimo anno, e invece rimangono molto caute, fattore questo molto negativo per l’economia. Il settore manifatturiero è ormai risultato in recessione quasi ininterrotta dalla metà del 2022. Il 2025 si profilava come l’anno in cui l’economia manifatturiera poteva riprendersi. In effetti, la crisi si è affievolita considerevolmente, non riuscendo però a spostarsi su una traiettoria di crescita sostenibile. Per il 2026, tuttavia, c’è speranza che il programma di stimolo economico tedesco e l’aumento della spesa per la difesa in tutta Europa diano nuova vita al settore. Molte aziende ovviamente la vedono così, poiché la fiducia che la produzione sarà più alta tra un anno rispetto a oggi è risalita da un livello già elevato. I prezzi dei beni sono aumentati per il secondo mese consecutivo e questo non può essere dovuto ai prezzi energetici, dato che a dicembre la quotazione del petrolio e del gas naturale è diminuita. Dopo essere già aumentati di prezzo a tassi a due cifre nel corso dell’anno, i metalli industriali come rame e stagno hanno però registrato una forte espansione. Tuttavia, è sorprendente che, malgrado la debole situazione economica, le aziende non siano apparentemente in grado di imporre prezzi più bassi per i beni con tariffe meno dipendenti dal mercato globale. Una spiegazione potrebbe essere dovuta ai problemi nella catena di approvvigionamento, come indicato dai tempi di consegna più lunghi. In poche parole, le cose non stanno andando per il verso giusto. A dicembre ci sono stati alcuni sviluppi regionali sorprendenti. Il settore manifatturiero spagnolo, che si era espanso quasi continuamente dal 2024, è ora leggermente in declino. I produttori francesi, invece, che sono praticamente in declino da tre anni, stanno mostrando a dicembre nuovi segnali di rivitalizzazione. Il forte calo delle industrie tedesca e italiana è un’altra delusione e le prestazioni relativamente buone in Grecia e Irlanda non possono compensare tutto questo. Nel complesso, non sarà facile per il settore manifatturiero dell’area euro prendere slancio nel 2026 anche se una politica fiscale espansiva potrebbe aiutare.”
