Il settore edile italiano ha chiuso l’anno in maggiore debolezza. La domanda contenuta di lavori edili ha influenzato il livello di attività, i nuovi ordini e gli acquisti di beni, che hanno riportato tutti dei cali ai tassi più alti degli ultimi quattro mesi. Il malessere è risultato diffuso in tutti e tre i sottosettori ma ancora una volta è risultato più evidente nell’edilizia residenziale. Sebbene l’occupazione sia risultata leggermente in aumento, l’utilizzo dei subappaltatori è calato e le pressioni sui costi si sono intensificate. Detto ciò, la fiducia riportata nel corso del mese per il 2026 è migliorata.
L’Indice HCOB PMI® del Settore Edile Italiano, che misura le variazioni mensili dell’attività totale del settore, a dicembre è sceso a 47.9, da 48.2 di novembre. Il valore riportato è stato in linea con la moderata contrazione dell’attività totale ed è stato uno dei più elevati sinora osservato nel 2025 e più lento solo di quello di agosto.
Secondo i dati raccolti, il più basso livello di produzione è stato collegato alle più deboli condizioni di domanda e al completamento dei lavori nei cantieri edili.
Per il secondo mese consecutivo, tutti e tre i sottosettori edili hanno contribuito al calo. La riduzione più rapida è di nuovo stata nel settore dell’edilizia residenziale, mentre ancora una volta la più debole è stata nel settore commerciale.
Condizioni di domanda più deboli sono state evidenti a causa di un’ulteriore riduzione, la seconda in altrettanti mesi, del volume complessivo di nuovi lavori presso le imprese edili italiane. Come per l’attività, il tasso di contrazione è stato il più forte degli ultimi quattro mesi e, secondo alcune aziende campione, l’insuccesso delle offerte di appalto e l’aumento dell’incertezza nel mercato hanno contribuito all’ultima crisi.
A causa della debolezza dei nuovi ordini e della chiusura di cantieri edili, i requisiti di beni sono risultati minori e le aziende hanno ridotto a dicembre i loro livelli di acquisto per il secondo mese consecutivo.
Anche in questo caso, il tasso di contrazione è stato il più alto dall’agosto dello scorso anno, anche se, il tasso di inflazione dei prezzi dei beni è salito al livello più alto rispetto a maggio scorso ed è stato complessivamente elevato, poiché le aziende hanno pagato di più per materie prime ed energia. Detto ciò, le pressioni sui costi sono rimaste al di sotto della tendenza di lungo periodo.
Laddove sono stati effettuati acquisti, le aziende hanno mediamente registrato a dicembre tempi di consegna più lunghi. Le aziende campione hanno osservato che la carenza di materie prime e la pressione di capacità dei fornitori sono i fattori che hanno causato ritardi nelle consegne. Come in ottobre e novembre, il peggioramento delle prestazioni dei fornitori è stato complessivamente modesto.
Sul fronte occupazionale, a fine anno le imprese edili italiane hanno continuato ad assumere personale aggiuntivo. Il tasso di crescita dell’occupazione è stato complessivamente lieve e in generale simile a quelli osservati in ogni mese dall’agosto scorso. Nel frattempo, l’utilizzo dei subappaltatori è stato ridotto al ritmo più forte degli ultimi quattro mesi.
Guardando ai prossimi 12 mesi, le imprese edili italiane sono risultate più fiduciose che i livelli di attività sarebbero aumentati rispetto a novembre. Il campione d’indagine si aspetta una produzione più elevata grazie all’apertura di nuovi cantieri e a maggiori investimenti. Le imprese sono anche fiduciose in un miglioramento delle condizioni di domanda, anche se il livello complessivo di fiducia è comunque risultato contenuto se paragonato al contesto storico.
Commento
Analizzando i dati PMI, Nils Müller, Junior Economist presso Hamburg Commercial Bank, ha dichiarato: “Il settore edile ha concluso il 2025 in calo notevolmente più netto, con l’HCOB PMI del settore Edile in Italia in discesa a dicembre a 47.9 da 48.2 di novembre, segnalando una contrazione moderata ma più rapida dell’attività. La crisi è stata generale e ha colpito tutti e tre i sottosettori monitorati. Con il calo maggiore in quasi 18 mesi, ancora una volta l’edilizia residenziale ha registrato il risultato peggiore, mentre l’edilizia non residenziale è calata per la sesta volta in sette mesi e l’ingegneria civile è scesa per il quarto mese consecutivo. La condizione di domanda sottostante è rimasta contenuta, con nuovi ordini in calo per il secondo mese consecutivo e a uno dei tassi più rapidi mai visti nel 2025. Le aziende intervistate hanno riportato come fattori chiave di questo calo il non affidamento di appalti e l’aumento dell’incertezza del mercato, che hanno di conseguenza provocato una riduzione dell’attività di acquisto per il secondo mese consecutivo. Anche se generalmente sono stati modesti, continuano i ritardi da parte dei fornitori, a causa della carenza di materie prime e vincoli sulla capacità. A dicembre, le pressioni sui costi si sono intensificate notevolmente, con i prezzi dei beni che sono aumentati al ritmo più forte dal maggio 2025, trainati da maggiori costi di energia e delle materie prime. Detto ciò, l’inflazione è rimasta al di sotto della media di lungo periodo, mentre, a fine anno l’occupazione, anche se lievemente, ha continuato a salire, con le aziende che hanno spesso assunto personale con contratti permanenti e temporanei e in alcuni casi non hanno rimpiazzato il personale dimissionario. La fiducia nel settore si è rafforzata, con le aziende che infatti hanno previsto per il 2026 un’attività più elevata, supportata da nuove aperture di cantieri edili e piani di investimento. Evidenziando la fragilità del settore edile italiano di inizio anno, l’ottimismo registrato è risultato tuttavia storicamente basso.”
