HCOB PMI® Settore Manifatturiero Eurozona: i prezzi dei beni dell’eurozona di nuovo in calo ad agosto, mentre gli ordini ricevuti continuano a crollare a uno dei tassi più rapidi mai registrati

 HCOB PMI® Settore Manifatturiero Eurozona: i prezzi dei beni dell’eurozona di nuovo in calo ad agosto, mentre gli ordini ricevuti continuano a crollare a uno dei tassi più rapidi mai registrati

Secondo gli ultimi dati dell’indagine HCOB PMI®, il settore manifatturiero dell’eurozona è rimasto sotto forte pressione a metà del terzo trimestre, con il crollo dei nuovi ordini e il rapido esaurimento del lavoro arretrato che hanno messo a dura prova le linee di produzione in tutta l’area della moneta unica. I livelli occupazionali delle fabbriche hanno continuato a diminuire, anche se in modo marginale, mentre l’attività di acquisto si è ridotta ancora una volta, in quanto le aziende hanno continuato a fare sforzi per ridurre le scorte.

È stata registrata la sesta riduzione mensile consecutiva dei costi sostenuti dai produttori, con un tasso di diminuzione che è rimasto complessivamente elevato. I prezzi di fabbrica sono stati conseguentemente scontati, poiché le aziende hanno scelto di trasferire la riduzione dei costi ai loro clienti per aumentare la competitività dei loro prodotti.

L’HCOB PMI del Settore Manifatturiero Eurozona, redatto da S&P Global, si è attestato ad agosto al di sotto del livello di non cambiamento di 50.0 per il quattordicesimo mese consecutivo, segnalando l’ennesimo deterioramento su base mensile delle condizioni operative. Con un valore di 43.5, l’indice principale è aumentato rispetto ai minimi in 38 mesi di luglio di 42.7, restando comunque indicativo di un altro forte peggioramento dello stato di salute dell’economia manifatturiera dell’eurozona.

Tra le varie nazioni della zona euro monitorate dall’indagine, l’andamento del settore manifatturiero ha avuto risultati variegati. La Grecia e l’Irlanda sono stati le uniche due nazioni a registrare un miglioramento rispetto a luglio, mentre Germania, Francia, Italia e Spagna, le quattro maggiori economie, sono tutte rimaste in territorio di contrazione. La Germania e l’Austria sono state le due nazioni che hanno registrato le peggiori prestazioni con un margine considerevole, anche se i tassi di declino si sono leggermente ridotti.

Secondo i dati di agosto, il volume dei nuovi ordini ricevuti dalle imprese manifatturiere dell’eurozona ha continuato a crollare a un ritmo che raramente è stato superato nei 26 anni di storia dell’indagine. Lo stesso vale per le nuove attività di esportazione (incluso il commercio intra-eurozona), con le aziende che hanno faticato ad attirare nuovi ordini da clienti al di fuori dei propri confini. Per oltre un anno, i volumi degli ordini totali ed esteri si sono indeboliti su base mensile, con i rispettivi indici destagionalizzati che si sono attestati nettamente al di sotto della soglia chiave di 50.0 che separa la crescita dalla contrazione, evidenziando la significativa debolezza delle condizioni di domanda che le fabbriche dell’eurozona stanno affrontando.

I produttori dell’Eurozona hanno anche registrato un notevole calo del lavoro inevaso nel mese di agosto, estendendo l’attuale sequenza di deterioramento a 15 mesi e segnalando un aumento sostenuto della capacità inutilizzata. La riduzione dei volumi di lavoro ha quindi portato la produzione manifatturiera a diminuire durante l’ultimo periodo di rilevazione, come accade ormai da metà dello scorso anno, a eccezione di leggeri aumenti a febbraio e marzo. Sebbene il calo della produzione di agosto sia stato più contenuto rispetto a luglio, nel complesso è stato netto e il secondo più rapido da maggio del 2020.

Con la domanda ancora in prevalenza debole, i produttori dell’area dell’euro hanno ridotto per il settimo mese consecutivo le scorte di materie prime e di altri beni necessari alla produzione. Il calo è stato ancora una volta forte, ma si è leggermente attenuato rispetto a quello di luglio (che era stato il maggiore in oltre dieci anni). La scarsa propensione delle aziende a rifornirsi di scorte è stata evidenziata anche dalle quantità acquistate, che sono diminuite in modo sostanziale.

Nel frattempo, ad agosto i livelli occupazionali nel manifatturiero dell’eurozona sono diminuiti per il terzo mese consecutivo. Sebbene il tasso di riduzione dei posti di lavoro sia stato solo marginale, si è trattato comunque di una netta inversione di tendenza rispetto al generale andamento avutosi tra l’inizio del 2021 e la prima metà di quest’anno.

Come ulteriore segnale di debolezza del settore manifatturiero, i dati dell’indagine di agosto hanno indicato un’ulteriore forte riduzione dei tempi di consegna dei fornitori, visto l’aumento della capacità in eccesso presso i venditori. Il calo della domanda di materie prime ha dato alle imprese una maggiore capacità di rinegoziare i prezzi, con conseguenti sconti. In effetti, i costi dei fattori produttivi sono diminuiti drasticamente nell’ultimo periodo d’indagine. Alcune aziende hanno scelto di trasferire la riduzione dei prezzi d’acquisto su quelli di vendita nel tentativo di aumentare la competitività, diminuendo le proprie tariffe per il quarto mese consecutivo.

Infine, ad agosto si è registrato un miglioramento dell’ottimismo, nonostante il rapido e ampio deterioramento delle condizioni del settore nel corso del mese. Nel complesso, le aspettative di crescita si sono rafforzate fino a raggiungere il massimo in tre mesi, ma sono rimaste ben al di sotto della media di lungo periodo. I dati a livello nazionale hanno mostrato che il livello di ottimismo è stato più forte in Irlanda e in Italia, seguite dalla Grecia, compensando le prospettive pessimistiche delle imprese in Germania, Francia e Austria.

Commento

Analizzando i dati PMI, Dr. Cyrus de la Rubia, Chief Economist presso Hamburg Commercial Bank, ha dichiarato: “Questi numeri non sono così terribili come potrebbero sembrare a prima vista. Ovviamente, posizionandosi su 43.5, l’indice PMI manifatturiero complessivo suggerisce una debolezza piuttosto evidente in questo settore. Tuttavia, tutti i dodici sottoindici si sono spostati verso l’alto o sono rimasti praticamente invariati, dimostrando che la tendenza al ribasso degli ultimi mesi sta iniziando a perdere colpi su tutta la linea. Le imprese si stanno ancora trattenendo dall‘effettuare grossi tagli al personale, anche a fronte del calo sostanziale della produzione degli ultimi cinque mesi. Ciò non è di buon auspicio per la produttività o la produzione pro capite, ma garantisce una certa stabilità all’economia nel suo complesso, in quanto le persone non perdono il loro reddito. Se si considerano gli indici PMI dei prezzi, dalla primavera di quest’anno le imprese sono riuscite a utilizzare le riduzioni dei costi dei fattori produttivi a proprio vantaggio, aumentando così i propri margini di profitto. Tuttavia, l’esperienza del 2020 e del 2021 dimostra che, in fase di risalita, questo sviluppo tende a invertirsi e i margini ne risentono. Il motore della flessione è stato il ciclo di destoccaggio. Tuttavia, ci sono timidi segnali che indicano che questo processo si sta avvicinando alla fine, dato che ad agosto le aziende hanno ridotto la tendenza di riduzione delle scorte degli acquisti. La Germania resta un’eccezione negativa tra le grandi economie dell’euro. Questo alimenterà la discussione sul fatto che la Germania sia il malato d’Europa, anche se la nazione continua a essere una tra le economie più diversificate”.

Foto di Kateryna Babaieva: https://www.pexels.com/it-it/foto/uomo-in-piedi-accanto-a-attrezzature-pesanti-2760242/

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