L’espansione dell’economia terziaria in Italia si estende anche al nuovo anno, con l’attività che a gennaio registra il quattordicesimo mese consecutivo di crescita. L’indice di produzione indica uno slancio, nonostante l’incremento minore dei nuovi ordini complessivi e vendite estere in maggiore calo. Sul fronte dei prezzi, gennaio giustappone un’inflazione dei costi più debole e un aumento dei prezzi di vendita. Anche se positive, le previsioni a 12 mesi rilevate in questo primo mese del 2026 sono state meno ottimistiche, con le aziende che hanno anche riportato segnali di reticenza ad assumere più personale del necessario.
In rialzo da 51.5 di dicembre, l’Indice HCOB PMI® dell’Attività Terziaria in Italia di inizio anno si è posizionato su 52.9.
Questo incremento ha riportato l’indice principale su un valore superiore alla tendenza storica, di fatto elevato, che estende la crescita dell’attività dei servizi a quattordici mesi consecutivi. Dall’analisi dei dati qualitativi dell’indagine, le aziende monitorate hanno segnalato tra i fattori di crescita l’ingresso di nuovi clienti, la qualificazione per gli appalti e la maggiore domanda dei clienti preesistenti.
A gennaio, gli ordini complessivi ricevuti dal settore terziario sono di nuovo aumentati, ma al tasso più lento dallo scorso agosto.
Il rialzo dalle vendite complessive risulta comunque netto ed elevato per la media storica. Questo indebolimento è in parte dovuto al maggiore calo delle commesse estere, che comunque è stato solo marginale. Il campione intervistato ha collegato la crescita dei nuovi ordini totali al maggiore interesse dei clienti, ma ha anche riportato un indebolimento delle richieste estere e maggiori livelli di incertezza globale.
A sostenere i livelli di espansione di gennaio, gli impieghi del settore dei servizi italiano hanno continuato a crescere, con assunzioni in vari ruoli. Il tasso di creazione occupazionale è stato però lieve e costante, vista la reticenza ad aggiungere costi ulteriori. Allo stesso tempo a gennaio, si è di nuovo registrata una leggera diminuzione degli ordini inevasi, segno che gli organici dei servizi sono prossimi alla capacità operativa necessaria.
In merito alle previsioni future, a gennaio il settore terziario italiano si è mostrato meno ottimista sulle aspettative di crescita dei prossimi mesi. L’ottimismo continua a diminuire per il secondo mese consecutivo, posizionandosi su uno dei valori più bassi in oltre tre anni, dopo solamente aprile e agosto 2025. Le preoccupazioni su un futuro calo delle condizioni economiche e il sorgere di una maggiore concorrenza hanno contribuito ad alimentare tale scetticismo.
Parlando di prezzi, le principali cause di pressione riportate dalle aziende monitorate riguardano le spese sul personale, sulla manutenzione, i costi relativi a carburante, energia e assicurazioni. L’ultimo incremento delle spese medie è stato netto anche se il più debole in tre mesi e inferiore alla media di serie.
Nel frattempo, in questo primo mese dell’anno, l’inflazione dei prezzi di vendita ha toccato il valore più alto in sei mesi, vista la maggiore tendenza delle aziende di trasferire la pressione dei costi ai clienti. Questo aumento delle tariffe applicate dai servizi è stato netto ma più debole dell’incremento registrato dai costi.
Commento
Nils Müller, Junior Economist presso la Hamburg Commercial Bank, ha dichiarato: “Con l’Indice HCOB PMI del Terziario Italiano che a gennaio è salito a 52.9 da 51.5 di dicembre, l’economia terziaria italiana inizia il 2026 con una base più solida. Grazie all’aumento dell’attività, l ’indice principale è tornato al di sopra della sua tendenza storica ed ha esteso l’attuale sequenza di crescita a quattordici mesi. Nonostante la minore crescita dei nuovi ordini totali e il nuovo calo delle commesse estere, le aziende monitorate hanno segnalato di aver acquisito un buon numero di nuovi clienti e di aver ottenuto nuovi appalti. Il rallentamento del flusso di ordini, anche se continua a essere storicamente netto, segnala un inizio anno in cui le dinamiche della domanda appaiono un po’ meno incoraggianti. A gennaio, l’occupazione ha continuato ad aumentare, con le aziende che hanno creato nuove posizioni specialistiche e operative. Tuttavia, il tasso di assunzione è stato solo lieve, mostrando aziende sempre più caute ad aumentare i costi salariali. Ancora una volta, il lavoro inevaso è diminuito marginalmente, il che suggerisce che la capacità operativa è ampiamente in linea con l’attuale carico di lavoro. Contrastante è il percorso intrapreso dai prezzi. Nonostante i costi energetici e salariali continuano a salire, l’inflazione dei costi è stata la più debole in tre mesi. L’inflazione dei prezzi di vendita, invece, è accelerata salendo al valore più alto in sei mesi, con le aziende che hanno trasferito i costi al cliente finale con maggiore determinazione. I livelli di fiducia hanno indicato un peggioramento per il secondo mese consecutivo, scivolando ai minimi in cinque mesi. Anche se le aziende restano generalmente ottimiste, le loro aspettative sono nettamente inferiori alla media di serie, frenate dai timori di pressioni concorrenziali e prospettive economiche deboli. Questa flessione dell’ottimismo risulta anche in linea con le ultime previsioni di crescita internazionale. Secondo l’FMI (Fondo Monetario Internazionale), le prospettive di crescita italiane nel 2026 sarebbero del solo 0.7%., generalmente in linea con altre proiezioni ma nettamente inferiori rispetto alle previsioni dell’1.3% dell’eurozona. Ciò indica che lo slancio economico potrebbe restare relativamente contenuto.”
