I crediti previdenziali si prescrivono dopo cinque anni

 I crediti previdenziali si prescrivono dopo cinque anni

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[dropcap]L[/dropcap]a mancata impugnazione di una cartella di pagamento non determina l’aumento del termine di prescrizione dei crediti previdenziali che dunque rimane quinquennale.

È questo il principio sancito dal Tribunale Civile di Roma che, con recente sentenza, ha accolto il ricorso proposto da una società cooperativa avverso due cartelle di pagamento aventi ad oggetto dei crediti previdenziali (sentenza n. 4549/2015 del Tribunale di Roma, sezione lavoro, e liberamente visibile su www.studiolegalesances.it – sezione Documenti).

Nello specifico, i giudici romani hanno affermato come «solo l’accertamento giudiziale possa determinare l’allungamento del periodo prescrizionale di un credito (…), proprio per effetto dell’intervento del sindacato del giudice che ha verificato la fondatezza della pretesa azionata. Per contro … non soccorre alcuna giustificazione che permetta di ricondurre un tale effetto al comportamento della parte che decida di non impugnare l’iscrizione al ruolo, in mancanza di qualsiasi accertamento giudiziale sulla fondatezza della pretesa dell’Ente creditore».

Per i giudici, dunque, solo una sentenza passata in giudicato può allungare i termini di prescrizione da cinque a dieci anni e «la cartella esattoriale non opposta non può assimilarsi ad un titolo giudiziale essendo, al contrario, formata unilateralmente dallo stesso ente previdenziale». Ne deriva, pertanto, che «non può applicarsi al credito ivi contenuto la prescrizione decennale conseguente ad una sentenza di condanna passata in giudicato, ex art. 2953 c.c.».

Alla luce di quanto illustrato dai giudici romani, pertanto, la mancata opposizione a una cartella di pagamento non comporta assolutamente l’aumento dell’originale termine di prescrizione.

Avv. Matteo Sances
Dott. Hiroshi Pisanello
www.centrostudisances.it
www.studiolegalesances.it

Matteo Sances e Hiroshi Pisanello

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