Le esportazioni dei distretti agro-alimentari italiani hanno chiuso il 2025 a 29,96 miliardi di euro, in crescita del 4,1% rispetto all’anno precedente. È il valore più alto mai registrato. Il dato arriva dall’ultimo Monitor dei Distretti agro-alimentari di Intesa Sanpaolo, curato dall’economista Rosa Maria Vitulano per il Research Department della banca, che ha lavorato su dati Istat provvisori aggiornati all’11 marzo 2026.
La crescita si è distribuita in modo regolare lungo tutto l’anno, con un +4,2% nell’ultimo trimestre. I distretti agro-alimentari pesano per il 42% del valore esportato dall’intero agro-alimentare italiano, cresciuto nel 2025 del 5,2%. Il confronto con gli altri distretti manifatturieri è netto: questi ultimi hanno perso 2,2 punti percentuali nell’anno e il 2,4% nel solo quarto trimestre.
Spinge l’agricoltura, tira la frutta romagnola
Il contributo maggiore alla crescita è arrivato dalla filiera agricola, che ha aggiunto 504 milioni di euro di export (+12,3%). A trainarla è il distretto più grande del comparto per valore esportato, l’Ortofrutta romagnola, che ha chiuso a 927 milioni (+17,4%) grazie a uno sprint finale del 15,7% nel quarto trimestre. Il primo mercato resta la Germania, che assorbe quasi il 40% delle vendite estere del distretto e nel 2025 ha toccato 353 milioni (+17,5%); buone performance anche in Belgio (+25,6%), Spagna (+49,5%) e Francia (+72,6%).
Nello stesso comparto avanzano le Mele dell’Alto Adige (+14,6%), la Nocciola e frutta piemontese (+28%), l’Ortofrutta di Catania (+18,3%), il Florovivaistico del ponente ligure e le Mele del Trentino (entrambi +22,5%).
Cresce anche il lattiero-caseario, secondo per apporto alla crescita con 346 milioni in più (+13,5%). L’unica eccezione è il distretto sardo, in calo dell’1,9%: pesa il mercato statunitense, che vale il 70% del suo export e che ha perso il 3,1% dopo l’introduzione dei dazi USA sul pecorino romano ad agosto 2025. Il distretto recupera però in Australia (+79%) e in Cina, dove le vendite sono passate da 55 mila a 914 mila euro in un anno. Bene tutti gli altri: Lombardia sud-orientale (+16,6%), Reggio Emilia (+19,6%), Parmense (quasi +10%) e Mozzarella di bufala campana (+12,7%).
Tra le filiere in maggiore accelerazione c’è il caffè (+20,2%, pari a 324 milioni), con il distretto torinese di caffè, confetterie e cioccolato avanti del 24,5% grazie ai risultati in Germania (+43%) e nel Regno Unito (+35%). Sul rialzo ha inciso il prezzo dell’Arabica, salito a nuovi record per il calo dell’offerta e per le tariffe imposte dagli Stati Uniti sulle merci brasiliane.
Crescono ancora la pasta e dolci (+318 milioni, +6,1%), trainati dai Dolci di Alba e Cuneo (+13,7%), e le carni e salumi (+252 milioni, +9,3%), dove spiccano i Salumi del modenese (+14,9%) sui mercati europei e statunitense.
In rosso olio, vino e riso
Non tutte le filiere hanno seguito lo stesso andamento. L’olio segna il calo più marcato, il 21,6%, dopo il +42% del 2024 legato all’impennata dei prezzi durante una stagione di scarsa produzione mondiale. Con il raffreddamento delle quotazioni alla produzione (-10%), l’Olio toscano ha perso il 27%, soprattutto verso gli Stati Uniti (-35%). Per la campagna 2025/2026 la produzione nazionale è attesa intorno alle 300 mila tonnellate, in recupero del 30%.
Arretra anche il vino (-1,7%), che resta comunque la prima filiera per valore esportato, 6,5 miliardi pari al 22% del totale. In calo i Vini di Langhe, Roero e Monferrato (-0,9%), il Prosecco di Conegliano-Valdobbiadene (-3,1%) e, in misura più ampia, i Vini e distillati di Trento (-12%) e del Montepulciano d’Abruzzo (-13,8%); in controtendenza i Vini e distillati del bresciano (+27,9%). Chiude in negativo anche il riso (-4,7%), con il distretto di Pavia a -5,9% e quello di Vercelli a -3,7%.
Tiene la Germania, frenano gli Stati Uniti
La Germania resta il primo mercato di sbocco dei distretti agro-alimentari, in crescita del 4%. Al secondo posto gli Stati Uniti, che però perdono il 7,1% dopo l’entrata in vigore dei dazi dell’amministrazione Trump ad agosto 2025: il terzo trimestre ha ceduto il 18,2% e il quarto il 14%. Seguono Francia (+4,4%) e Regno Unito, stabile. Tra i mercati emergenti, che valgono circa il 20% dell’export complessivo, corrono Polonia (+24,4%), Romania (+13,8%) e Russia (+28,2%).
Il mercato americano pesa per l’11,6% delle vendite estere dei distretti, ma sale al 27,6% per l’olio, al 21,4% per il vino e al 13,9% per il lattiero-caseario, le filiere più esposte all’effetto dazi.
Il Monitor segnala infine il tema della diversificazione dei mercati, anche alla luce delle tensioni geopolitiche e del conflitto nel Golfo Persico. L’esposizione dei distretti agro-alimentari verso i Paesi del Medio Oriente coinvolti si ferma all’1,8%, contro una media del 4,3% per il totale dei distretti italiani. Per alcune produzioni l’incidenza è però più alta: sfiora il 10% per le Mele del Trentino e supera il 6% per Mele dell’Alto Adige, Nocciola e frutta piemontese, Lattiero-caseario di Reggio Emilia e Dolci di Alba e Cuneo. Proprio quest’ultimo distretto è il più presente nell’area, con 169 milioni di euro esportati nel 2025, quasi un terzo del totale spedito lì da tutto il comparto.
Fonte: Intesa Sanpaolo, Monitor dei Distretti agro-alimentari, Nota trimestrale n. 37, maggio 2026.
