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I fattori chiave per sopravvivere alla crisi e cavalcare la ripresa: i risultati di una ricerca sulle prime cinquecento imprese della provincia di Bologna

L’analisi ha fotografato un campione di cinquecento imprese al 2006, quindi pre-crisi, al 2011 ed infine al 2016. Le variabili osservate, oltre ai ricavi, sono state la marginalità, il livello tecnologico e gli investimenti in ricerca e sviluppo. I risultati dimostrano che la crisi è stata selettiva e la ripresa lo è stata ancor di più. Le imprese migliori del campione, le Top50 e le Top20, e le imprese collocate nel livello ad alta tecnologia indipendentemente dalla loro posizione nelle Top500 anche durante la crisi erano in controtendenza. Queste imprese si sono rafforzate durante la crisi per trainare con vigore la ripresa (2011-2016) accrescendo così il divario tra le grandi e le piccole imprese e tra quelle situate nel livello tecnologico alto rispetto a quelle meno tecnologiche.

Il traino alla crescita di maggior valore è tuttavia correlato ai volumi degli investimenti in ricerca e sviluppo. Questi si sono più che decuplicati nel caso delle Top20 di livello tecnologico medio-alto tra il 2006 e il 2011 e sono stati tra i fattori determinanti della crescita dei ricavi nel quinquennio 2011-2016.    

Nel 2016 i ricavi complessivi del campione Top500 hanno superato i 60 miliardi di euro, registrando una crescita del 17% rispetto al valore del 2006, a fronte di una flessione dell’8% tra il 2006 e il 2011. Un ripresa così energica, in un contesto economico generale che per molti aspetti resta fragile, conferma che il gruppo delle Top500 durante il declino e successiva ascesa abbia intrapreso delle trasformazioni strutturali.

Le migliori cinquanta imprese del campione fanno storia a sé. Le ‘top50’ sembra non abbiano avvertito la crisi mantenendo un livello ricavi stabile tra il 2006 ed il 2011 per poi invece crescere del 45% dal 2011 al 2016. Le ‘top20’ hanno registrato performance ancora migliori: il loro fatturato è cresciuto del 13% nel corso della crisi (2011 su 2006), per poi accelerare durante la ripresa fino a raggiungere, nel 2016, una crescita dei ricavi del 65% rispetto al 2006. Le restanti 450 imprese invece hanno subito brutalmente la crisi (-19%) recuperando lievemente durante la ripresa ma attestandosi nel 2016 a livelli inferiori del 15% rispetto ai ricavi del 2006. Ancora peggiori gli andamenti delle “ultime50” imprese del campione che nel 2016 hanno registrato ricavi del 26% inferiori di quelli del 2006.

Durante la crisi i grandi sono diventati più grandi e strutturati ed i piccoli si sono indeboliti aprendo una forbice che raffigura le due velocità all’interno del gruppo delle Top500. Si pensi che le migliori 50 imprese nel 2006 realizzavano la metà (54%) di tutti i ricavi delle Top500: nel 2016 ne hanno realizzato i due terzi. Ancor più impressionante la quota delle Top20. Le migliori venti imprese nel 2006 guadagnavano il 38% dei ricavi complessivi delle Top500. Nel 2016 la metà (50%) di tutti i ricavi conseguiti dalle migliori 500 imprese è stato realizzato dalle prime venti imprese.

La ricerca ha svolto anche un’analisi in base alla variabile tecnologica. Le imprese situate nel livello tecnologico alto, che non sono le più grandi in termini di ricavo medio, hanno realizzato una crescita dei ricavi enorme. Esse crescono del 180% rispetto all’anno 2006 con una crescita della marginalità dell’EBITDA che sale dal 12% al 20%. Le imprese situate nel livello tecnologico basso registrano una crescita molto minore: i loro ricavi crescono del 45% nel 2016 rispetto al 2006. Nonostante la crescita dei ricavi cala la loro marginalità dal 7% al 4%.

Redazione

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