I numeri del settore lusso e la sfida dell’e-commerce

 I numeri del settore lusso e la sfida dell’e-commerce

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[dropcap]I[/dropcap]l 14 ottobre a Milano l’Osservatorio Altagamma (altagamma.it) ha presentato i numeri aggiornati del mercato del lusso. È un appuntamento che si ripete negli anni, in cui confluiscono le analisi dei consulenti di Bain & Co così come quelle dei ricercatori della SDA Bocconi.

Inutile aggiungere che sono i numeri di un settore strategico del Made in Italy. Da un lato si tratta infatti di un mercato – quello dell’alto di gamma appunto – che riguarda realtà imprenditoriali di dimensioni molto diverse, dalle multinazionali metropolitane alle microimprese di provincia. Dall’altro, a movimentare i segmenti del lusso, ci sono sia brand ad alto contenuto simbolico distribuiti da catene di punti vendita proprietari (si pensi al settore moda), che aziende artigiane che producono eccellenze che partono da distretti locali ben definiti per primeggiare nel mondo (penso in particolare ai segmenti super-premium del food e del beverage).

E la buona notizia è che i numeri presentati sono numeri positivi. La chiusura del 2013 è di per sé stessa stata molto buona: con una crescita anno su anno del 7%, il mercato dell’alto di gamma nel mondo ha toccato l’anno scorso i 218 miliardi di euro. Non solo: per il 2014 si prevede un’ulteriore crescita del 5%, con un mercato che arriverà ad un valore totale di 223 miliardi di euro (dati: Bain&Co).

altagamma-2Come è composto questo mercato? Per un terzo dal canale retail in senso stretto, che a sua volta è ormai dominato dal monomarca (52%). E allora dov’è l’opportunità per le pmi? Ovviamente nel canale online. L’e-commerce infatti guida il mercato del lusso per tassi di crescita, con un eloquente +28%.  Non solo, a differenza di quello che accade offline, online la preferenza è per il multimarca – ancora un’opportunità per le pmi del lusso che si vogliano aggregare in un portale (abbattendo i costi di ingresso nella partnership tra diversi imprenditori), oppure “affiliare” a un top player mondiale (due esempi su tutti: Amazon e eBay: entrambi hanno offerte interessanti per inserire un impresa nei loro store virtuali).

I dati sui paesi in crescita sono del resto leggibili in questa direzione – anche se a onor del vero si tratta di una conclusione che non esce in maniera diretta dall’appuntamento del 14 ottobre. Sono cioè leggibili in questa direzione il fatto che i paesi che ad oggi guidano la crescita del settore del lusso siano gli USA ed il Giappone. Stati, questi, in cui la penetrazione dell’online in generale è stata più veloce e pervasiva di altri. E paesi in cui l’e-commerce conosce sviluppi impensabili anche solo fino a 2 o 3 anni fa. Pensiamo ad esempio agli Stati Uniti: da soli, con più di 300 miliardi di dollari a sell-out, valgono ⅓ del commercio online mondiale.

La domanda nesce quindi spontanea. Ci stiamo avvicinando a passo sempre più spedito ad un bivio in cui all’imprenditore del lusso si pone da un lato (1) una via nuova di crescita online e dall’altro (2) un percorso già battuto di stagnazione offline? Difficile dirlo, e difficile anche stimare quanto siamo vicini a questo bivio. Ma sarebbe importante che le pmi del lusso italiano arrivassero alla svolta preparate e con le idee chiare su cosa fare.

Federico Corradini
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