I nuovi barbari?

 I nuovi barbari?

A bocce ferme, dopo le elezioni della scorsa domenica, è chiaro chi ha vinto: il Movimento 5 Stelle e la Lega, capitanati da Luigi Di Maio e Matteo Salvini.

Due leader giovani e abili nel comunicare, portavoce di forze politiche destinatarie, secondo alcuni, di un voto di protesta (più i 5 Stelle) e di paura (la Lega soprattutto): protesta per un sistema politico ritenuto corrotto e incapace di dare risposte alle “periferie” sociali del nostro Paese, paura di perdere quello che si è conquistato nei decenni passati a causa dell’arcigna “dittatura” dell’Unione europea e della temuta “invasione” dei migranti.

Alla protesta e alla paura, nel voto della scorsa domenica si è aggiunto come protagonista il rancore sociale – di cui parlava recentemente il Censis – causato dalla mancata distribuzione del “dividendo sociale della ripresa economica”.

Un rancore al quale non hanno saputo dare risposta né una Sinistra ormai ridotta al lumicino, né un Centrodestra moderato guidato da un leader sul viale del tramonto.

E ora cosa succederà?

Salvini e Di Maio, e i rispettivi movimenti, sono spesso descritti come “i nuovi barbari” della politica italiana, contrapposti alle forze politiche più “civilizzate” e rassicuranti (almeno per l’establishment).

Ma è proprio così?

Quanto alla “novità”, la Lega è il partito più “vecchio” che ha partecipato alle elezioni di domenica scorsa. I pentastellati, poi, almeno nelle loro prime esperienze parlamentari e di governo locale, possono essere tacciati, al più, di inesperienza, ma non certo di un atteggiamento “barbarico” nei confronti delle istituzioni.

Piuttosto, entrambe le forze politiche uscite vittoriose dalle urne sembrano dare risposte semplici a problemi complessi: da un lato il messaggio anti-Ue e anti-migranti della Lega, dall’altro il richiamo all’onestà dei 5 Stelle.

Se la semplificazione del messaggio è utile per attirare consensi, i tweet e gli slogan (compresi quelli sulla flat tax e il reddito di cittadinanza) non saranno sufficienti per governare un Paese complesso come l’Italia.

In un paesaggio politico frastagliato come quello delineato dal voto di domenica sarà impresa ardua trovare la via per il Governo della diciottesima Legislatura.

Smessi i toni gladiatori e le promesse mirabolanti della campagna elettorale, resteranno i problemi di un Paese che sembra (solo in parte) uscito dalla crisi, ma con enormi scompensi territoriali e sociali e un ceto medio che fatica.

Ci vorrà una grande senso di responsabilità, da parte di tutte le forze politiche, per assicurare una guida al Paese, evitando il rischio di non agganciare la ripresa in atto e di disperdere quanto di buono è stato fatto negli anni passati (ad esempio, il Piano Industria 4.0 di Calenda).

Se “i nuovi barbari” sapranno coniugare il senso di responsabilità alla propria “giovanile baldanza”, forse la scossa al mondo della politica che essi hanno dato potrebbe risultare salutare.

In caso contrario, si correrebbe il rischio di lasciare da solo il Paese, e segnatamente il mondo delle imprese, ad affrontare le sfide del mondo globalizzato. Un rischio che proprio non possiamo correre.

Dario Vascellaro

http://Dario%20Vascellaro

Direttore responsabile de Il Giornale delle PMI

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