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I nuovi dazi imposti dagli USA potrebbero trasformarsi in un inaspettato regalo per l’export italiano

La “guerra dei dazi”, come da molti soprannominata, ha origine e cause ben precise, che però passano in secondo piano quando si tratta di determinare in percentuale o in cifre precise i danni per l’economia italiana. La retorica si spreca, così come le minacce di ritorsione contro l’America: la vera guerra è tra gli analisti, che intendono dare un numero valore dei danni dei dazi USA nell’export italiano, dimenticandosi che è stata la conseguenza di una sentenza emessa da un organo super partes, il WTO, che ha deciso che per anni Airbus aveva ricevuto aiuti di stato non consentiti. Una vera e oggettiva analisi della situazione, però, mette in luce la strabiliante possibilità che forse l’aumento dei dazi import americani potrebbe rivelarsi di aiuto all’export e all’economia italiana nel suo complesso.

Non si è trattato di un capriccio dell’amministrazione Trump, come la questione è stata da molti sviscerata sui media, ma di una sentenza del WTO. Il fatto che gli Stati Uniti abbiano aumentato i dazi import su alcune classi di prodotti europei è dovuto principalmente a questa sentenza. Tra l’altro, il WTO ha accusato anche la Boeing, anch’essa colpevole di aver sfruttato aiuti di stato al pari della Airbus (la liquidazione dei dazi compensativi è attesa per il mese di Aprile 2020). E le accuse e minacce di ritorsioni da parte dei politici europei si levano in coro, come se davvero questo aumento dei dazi americani nascesse a causa di un’antipatia personale del Presidente per alcuni paesi europei.

Le (vere) conseguenze dei dazi americani sui prodotti italiani

L’aumento dei dazi americani colpisce l’olio spagnolo, il vino francese, spagnolo e tedesco, così come alcuni prodotti industriali tedeschi, ma non quelli italiani. Attualmente, i dazi sulle importazioni di olio di oliva in America sono del 10%: dal 18 ottobre i nuovi dazi sull’import di olio passano al 35% per la Spagna e questo farà salire i prezzi al consumatore dell’olio spagnolo in media del 13-14%. Quale sarà la prima conseguenza plausibile di questa situazione? I consumatori americani rivaluteranno l’olio italiano? Pare ovvio. Considerato che l’Italia è al primo posto per l’export di olio in America, ipotizzando anche un aumento delle vendite del 20%, parliamo di 50 milioni di dollari in più per l’olio italiano in USA.

Il mercato del vino conoscerà opportunità ancora più ricche. In totale, le vendite di vino in America di provenienza francese, tedesco e spagnolo ammontano a 1.250 milioni di dollari. Così come per l’olio, è probabile che le vendite di vino italiano in America aumenteranno a fronte di un aumento dei prezzi al consumo sul mercato americano del vino francese, spagnolo e tedesco. Se manteniamo valida la stessa percentuale del 20%, in questo caso ancora più realistica visto il legame delle aziende vinicole italiane con la distribuzione negli USA, il tutto si traduce in un aumento di vendite pari a 250 milioni di dollari.

Che dire della Germania? I dazi import per questo Paese aumenteranno per alcuni prodotti da forno, alcuni beni industriali e prodotti dell’editoria, per un totale di 388 milioni di dollari di importazioni. Diminuiamo la percentuale e ipotizziamo che l’Italia riesca a catturare una porzione di vendite del 5%: fanno 20 milioni di dollari in più. Calcolatrice alla mano, ecco che emerge un quadro in cui arriviamo a 320 milioni di dollari di potenziali maggiori esportazioni italiane in America.

I dazi sulle esportazioni di Parmigiano e Grana Padano

Ha fatto tanto discutere l’aumento dei dazi americani sull’importazione di Parmigiano Reggiano e di Grana Padano. Ma anche in questo caso, analizziamo i dati: le esportazioni di Parmigiano Reggiano negli USA generano un valore stimato di 120 milioni di dollari, mentre l’export di Grana Padano vale sui 90 milioni di dollari. Ipotizzando di perdere, nel peggiore dei casi, anche il 50% di vendite, raggiungiamo una cifra di 105 milioni di dollari di perdita di fatturato export.

Gli americani hanno imparato a distinguere il vero Parmigiano dal “Parmesan”, finto e di qualità più scadente, e non si fanno più abbindolare – non così tanto – dai tentativi di replica. Ci sarà sempre una parte di consumatori che comprerà il Parmigiano ed il Grana autentico, così come i ristoranti più importanti e gli chef più rinomati non rinunciano a questi prodotti e lo fanno da tempo, da prima dei dazi. La domanda per prodotti veri e di qualità ci sarà sempre, anche in funzione dell’aumento sempre più diffuso di una cultura del mangiare italiano.

Si tratta quindi di una catastrofe?

Ai dati illustrati sommiamo i dazi che andranno a colpire i liquori dall’Italia del 25%: in America non ci sono sostituti del Campari o dell’Aperol, il consumatore americano di questi prodotti da una parte non saprebbe dove trovare un’alternativa, dall’altro non è disposto a rinunciare ad un buon aperitivo italiano anche se con un aumento del dazio. Possiamo quindi ragionevolmente stimare che l’aumento dei dazi comporterà per l’Italia un calo di esportazioni di 150 milioni di dollari (tra formaggi e liquori) a fronte però di un aumento delle esportazioni italiane per 320 milioni di dollari in vino, olio, beni industriali ed altre categorie di prodotti. Tornando alla nostra calcolatrice, l’aumento netto di esportazioni italiane negli USA è di circa 170 milioni di dollari anno.

Tutto ciò non vuol dire che non ci saranno settori penalizzati, ma anche in questo caso è ragionevole pensare che verranno creati fondi compensativi nazionali finanziati da “dazi export” mirati e di piccola entità che potrebbero alleviare il problema. Una catastrofe, normalmente, ha ben altri numeri.

a cura di ExportUSA

a cura di ExportUSA

ExportUSA New York Corp. è una società di diritto statunitense basata in America, a New York, e con uffici in Italia, a Rimini. Export USA è stata fondata nel 2003 per fornire alle piccole e medie imprese italiane tutti i servizi necessari per esportare con successo negli Stati Uniti. https://www.exportusa.us/

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