I processi produttivi

 I processi produttivi

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[dropcap]T[/dropcap]utte le organizzazioni, che abbiano o meno fini di lucro, producono beni o servizi. In effetti, il risultato finale della loro attività è quello di fornire un prodotto che soddisfi i bisogni dei loro clienti.

Tale prodotto può essere :
1. un bene materiale,
2. un servizio o anche
3. un’idea.

Per evitare ripetizioni superflue, useremo qui il termine prodotto nelle tre accezioni, indifferentemente.

Una scuola, per esempio, “fornisce” agli studenti l’assistenza degli insegnanti e le attrezzature didattiche; un’orchestra sinfonica “fornisce” musica agli abbonati e al pubblico in genere; un dettagliante tiene pronta in negozio la merce da vendere alla clientela; un’organizzazione di servizio provvede alla soddisfazione dei clienti, con la fornitura di un servizio; un’azienda manifatturiera produce beni da vendere ai suoi clienti, e così via.

Tutti hanno una cosa in comune: un sistema produttivo che usa materie prime, lavoro e impianti per produrre un bene, un servizio o un’idea.

Che cosa sono i sistemi produttivi
Le attività di produzione di beni o servizi costituiscono nel loro complesso la produzione: essa consiste nella progettazione, nella conduzione e nel controllo d’un sistema che trasforma risorse umane, finanziarie e materiali in un certo prodotto o servizio.

Ogni sistema produttivo si compone di input, di processi e di output.
Tutte le aziende, tanto quelle che forniscono beni quanto quelle che forniscono servizi (come le lavanderie, o i ristoranti) devono avere un sistema produttivo.

Gli input comprendono le risorse umane, il denaro, le materie prime, le informazioni, gli impianti e altri fattori, mentre i processi realizzano la trasformazione di questi input nei prodotti e nei servizi che ne costituiscono l’output.

Produzione come somministrazione d’utilità ai clienti. La produzione ha lo scopo di procurare utilità ai clienti, attraverso beni o servizi che soddisfino un bisogno.

Per esempio un transistor ha ben poca utilità da solo, ma quando è montato in una radio contribuisce utilmente a soddisfare il bisogno d’informazione, o di svago, dell’ascoltatore.
Le aziende di servizio forniscono altre utilità: per esempio i ristoranti servono cibi, gli idraulici riparano impianti, le ditte di traslochi trasferiscono mobilio, le ditte di pulitura di tappeti puliscono i tappeti sporchi, le software houses forniscono programmi per computer, e così via.

Classificazione dei processi produttivi
Ogni sistema produttivo è organizzato in modo da produrre nel modo più efficiente i beni e i servizi che costituiscono il suo output. L’analisi delle esigenze produttive può determinare le fasi del processo produttivo e la loro sequenza ottimale, quella cioè che trasforma nel modo migliore gli input disponibili negli output desiderati.
Certi processi non cambiano materialmente il prodotto, ma si limitano a trasferirlo da un luogo all’altro, o a curarne il packaging. Ad esempio non viene svolta alcuna attività di trasformazione nel commercio al dettaglio e nella fornitura di servizi. La classificazione dei processi produttivi considera solitamente i tipi di processo e il loro grado di continuità.

Progettazione degli impianti produttivi
La selezione e la disposizione degli impianti produttivi è essenziale all’efficienza della produzione.

La pianificazione di tali impianti si svolge nelle fasi seguenti:
1. determinazione del prodotto da offrire;
2. determinazione del volume di produzione;
3. determinazione delle fasi e delle attività produttive;
4. determinazione del fabbisogno di spazio;
5. scelta dei lay-out;

1. Determinazione del prodotto da offrire
In questa fase l’alta direzione deve rispondere alla domanda: “Quale prodotto dovremmo offrire?”. La risposta può indicare un bene o un servizio che l’azienda non ha mai fabbricato, per cui occorrono nuovi impianti, nuovi processi produttivi e altre innovazioni. La risposta può anche indicare un bene o un servizio che l’azienda già produce, ma che va offerto in una nuova versione per la quale occorre modificare il processo produttivo esistente. Il prodotto va progettato non solo per attrarre i clienti , ma anche per soddisfare i loro effettivi bisogni. Non è un compito semplice, specie se si devono anche contenere i costi, in modo che i clienti trovino economicamente conveniente il nuovo prodotto. In questo sono determinanti le specifiche di progetto, ma anche la scelta del processo produttivo e l’articolazione delle sue fasi.

Nella progettazione d’un prodotto la direzione aziendale deve considerare quattro fattori: fattibilità, qualità, affidabilità e costo.

La fattibilità riguarda l’effettiva possibilità di produrre il prodotto o il servizio.
La qualità riguarda il valore o l’utilità che il prodotto ha per il cliente e, insieme, la sua intrinseca validità tecnica.
L’affidabilità riguarda la capacità di soddisfare i bisogni del cliente per un certo lasso di tempo e dipende dalla durata materiale del prodotto stesso, e dalla validità della soluzione che esso implementa e dalla possibilità di riparazione, in caso di guasto. L’importanza di questo fattore dipende largamente dal tipo di prodotto.
Il costo infine, riguarda il complesso dei costi (compresi quelli di progettazione, di manodopera, di magazzinaggio e di trasporto, oltre ai costi generali e al costo delle materie prime), nella loro entità rispetto al prezzo che i clienti sono disposti a spendere per il prodotto.

2. Determinazione del volume di produzione
Questa fase fa riferimento alle previsioni di vendita per gli anni a venire, formulabili in base ai risultati delle ricerche di mercato. Si possono per esempio stimare le vendite potenziali per l’intero settore d’attività, e la quota di mercato che in esso si potrà conquistare, o mantenere. Si possono poi stimare gli investimenti occorrenti per produrre quelle
quantità, determinando quindi il fabbisogno finanziario, da raffrontare alle disponibilità. È in genere meglio fissare il volume di produzione secondo il criterio della prudenza, per non rischiare di restare con troppi esemplari invenduti.
L’eccesso d’investimento in impianti produttivi può infatti essere disastroso, se le vendite restano inferiori alle previsioni. Si può anche ottenere una certa flessibilità con intese per l’effettuazione di straordinari, il subappalto di certe lavorazioni e accordi per la dilazione di determinate consegne.

3. Determinazione delle fasi e delle attività produttive
Qualsiasi prodotto crea l’esigenza di determinate materie prime, o forniture, richiede una o più operazioni di trasformazione e può anche collegarsi ad altre attività che a loro volta implicano risorse umane, attrezzature e altri fattori. Per pianificare adeguatamente le singole attività produttive e le loro varie fasi, bisogna studiare in dettaglio l’intero processo produttivo e determinarne con precisione il fabbisogno di attrezzature e di forza lavoro, secondo il volume di produzione desiderato.

Determinazione delle fasi del processo produttivo. Nella fase di pianificazione si determinano le specifiche di produzione e le fasi produttive, con la loro sequenza.
Le fasi produttive sono le singole operazioni di lavorazione a cui si sottopongono le materie prime, per ottenere il prodotto finito. Ciascuna fase richiede almeno un lavoratore e/o una macchina. Per esempio occorre un venditore per concludere una vendita, un computer per effettuare le elaborazioni contabili e amministrative, un cuoco per cucinare un hamburger, e così via.

Determinazione dei fabbisogno di attrezzature e di forza lavoro. Stabilito il volume di produzione desiderato, e conoscendo la capacità produttiva del tipo d’impianto e/o di forza lavoro necessari, si può dedurre il numero di lavoratori e di macchinari richiesti.
Vi sono però molti modi d’eseguire una certa operazione, ciascuno dei quali ha un costo e un ritmo produttivo diversi dagli altri possibili: in genere bisogna allora analizzare varie alternative, prima di trovare quella ottimale.

Un’analisi simile va effettuata anche nelle organizzazioni di servizio.

Determinazione delle attività collegate. Il processo produttivo comporta diverse attività collaterali o di supporto, determinate dalla natura del prodotto. A seconda della situazione si dovranno spostare materiali, immagazzinare e installare attrezzi, inviare personale alla sede del cliente, effettuare lavori di manutenzione, assicurare la presenza di supervisori per dirigere e controllare la lavorazione, ecc. Altre attività sono connesse agli scostamenti della performance effettiva rispetto a quella pianificata: ritardi di consegna, squilibri fra i fattori produttivi, guasti, penuria di materiale, e così via. Bisogna naturalmente compiere ogni sforzo per ridurre al minimo queste attività, ma non le si potrà eliminare del tutto. Occorre quindi tenerne conto già nella fase di pianificazione.

4. Determinazione del fabbisogno di spazio
Gli edifici e gli spazi produttivi (per esempio un ufficio, uno stabilimento, una stazione televisiva, o un grande magazzino) vanno dimensionati in funzione delle attività che vi si devono svolgere: vi dev’essere spazio per le attività produttive strettamente dette (per le macchine, per gli addetti, per le materie prime, ecc.), ma anche per gli uffici, per i servizi, per i magazzini e per la movimentazione dei materiali in entrata e in uscita.
Il fabbisogno di spazio può essere determinato per le sole attività da svolgere nell’immediato, o anche per quelle che si prevedono in un futuro più o meno distante. Bisogna naturalmente considerare la convenienza economica e la disponibilità finanziaria: per esempio la costruzione di edifici sovradimensionati rispetto al fabbisogno immediato può ridurre il costo di future espansioni ma richiede un investimento iniziale più consistente e può aumentare i consumi energetici. Comunque il costo degli ampliamenti sarà più contenuto se saranno stati previsti nel progetto iniziale.

5. Scelta dei lay-out
La disposizione degli spazi di lavoro è detta comunemente lay-out. Il tipo e l’importanza del lay-out dipendono dal tipo d’attività produttiva. Un’azienda di riparazioni elettriche, con clienti che richiedono telefonicamente l’intervento e con squadre di tecnici che arrivano e ripartono, ha bisogno almeno d’un ufficio e d’un magazzino, per la sua sede.
Il lay-out del magazzino va pensato in modo da rendere agevole il reperimento del materiale, mentre l’ufficio non ha esigenze particolari. Un fabbricante di smalto per unghie deve invece pensare al layout più adatto alla mescolanza dei vari colori e al loro convogliamento verso le macchine di confezionamento, di chiusura ermetica e d’etichettatura. I supermercati, i grandi magazzini e le altre aziende di vendita al dettaglio richiedono soprattutto un lay-out che faciliti ai clienti la ricerca di ciò di cui abbisognano e che li invogli, nel contempo, a fare anche altri acquisti.

Il lay-out dipenderà dall’ingombro delle merci, dal tipo di servizio (con o senza commessi), dal volume delle vendite, dalle esigenze di sicurezza e da altri requisiti operativi (per esempio la facilità di movimento, la possibilità d’apportare modifiche, e cosi via).

Tipi di lay-out
I lay-out più comuni sono: quello per fasi successive di lavorazione, quello per tipo di lavorazione, quello a posizione fissa e quello orientato al cliente.

Nel lay-out per fasi successive di lavorazione gli spazi sono disposti secondo le fasi di lavorazione. I materiali, gli addetti e/o i clienti avanzano man mano, senza dover ritornare su se stessi. L’esempio più noto è la catena di montaggio. Questo tipo di lay-out consente poche variazioni al ciclo di lavorazione, e quindi al prodotto.

Nel lay-out per tipo di lavorazione si raggruppano gli addetti e le attrezzature che svolgono lavorazioni simili. Nei magazzini, per esempio, si segue il criterio dell’affinità merceologica, in modo che i clienti siano agevolati nel raffronto fra i vari prodotti disponibili e nella scelta per l’acquisto. Questo tipo di lay-out fa aumentare i trasporti interni e gli spostamenti delle persone. Richiede, rispetto al tipo di lay-out precedente, scorte più elevate ma è anche più flessibile.

Nel lay-out a posizione fissa il prodotto sta fermo, mentre le macchine, le attrezzature e gli addetti gli s’avvicendano intorno. È il tipo di lay-out più comune nei cantieri navali e nelle grandi costruzioni aeronautiche e missilistiche, oltre che nelle grandi opere civili (ponti, dighe, ecc.); più utile quando il prodotto è molto ingombrante, pesante, massiccio, o fragile.

Nel lay-out orientato al cliente gli spazi sono disposti in modo da facilitare al massimo l’interazione con il cliente. È usato nelle banche e in altre organizzazioni di servizio.

Pianificazione del lay-out
La pianificazione del lay-out nelle fabbriche è sostanzialmente simile a quella effettuata nelle organizzazioni di servizio, ma tiene conto più delle lavorazioni da effettuare che dell’interazione coi clienti. Il processo implica l’impiego coordinato di macchine, uomini e materiali. Dev’essere efficiente, deve rispettare le scadenze e deve realizzare prodotti rispondenti alle esigenze dei clienti.

(vedi anche Concetti base di marketing, Concetti base di finanza aziendale)

Giuseppe Monti
http://progettoinnesto.it
giusmonti@gmail.com

Giuseppe Monti

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