Hotwire Global, società di consulenza globale in materia di comunicazione e marketing che comprende Hotwire e ROI∙DNA, ha presentato i risultati di una nuova ricerca sull’impatto dell’intelligenza artificiale nel mondo del lavoro, parte del report internazionale sulle Organizzazioni Agentiche realizzato in collaborazione con House of Beautiful Business. L’indagine, condotta su 900 professionisti tra Stati Uniti, Europa e Singapore, evidenzia come l’IA stia assumendo un ruolo sempre più rilevante nei contesti organizzativi, influenzando non solo il modo in cui le persone lavorano, ma anche come vengono prese decisioni e distribuite responsabilità.
Un’IA che trasforma il lavoro: più autonomia, ma anche qualche preoccupazione
Secondo la ricerca, il 69% degli intervistati si sente più autonomo grazie all’uso dell’intelligenza artificiale, con un impatto concreto su velocità (78%), qualità dei risultati (60%) e creatività (58%). L’IA si afferma, quindi, come un fattore abilitante del lavoro quotidiano, capace di aumentare efficienza e capacità individuali. Contestualmente emerge una tensione strutturale: il 56% dei professionisti ritiene che entro cinque anni l’IA sarà in grado di svolgere gran parte o la totalità del proprio lavoro. L’aumento delle performance convive, quindi, con una crescente consapevolezza del potenziale sostitutivo della tecnologia.
Questa dinamica risulta particolarmente evidente osservando le differenze tra livelli organizzativi. Tra i senior leader, il 76% dichiara di sentirsi più “empowered” grazie all’IA e oltre due terzi (67%) rilevano un impatto positivo anche sulla creatività. Nei ruoli operativi, invece, solo il 43% si sente realmente supportato dall’IA, mentre il restante 57% riporta un’esperienza ambivalente o priva di benefici concreti. Ne emerge un impatto non uniforme, con benefici più evidenti nei ruoli strategici e una percezione più critica tra i profili maggiormente esposti all’automazione.
Da strumento a collega: verso modelli di lavoro ibridi
La relazione tra persone e intelligenza artificiale sta evolvendo rapidamente anche sul piano culturale. Oltre un quinto dei professionisti (21%) afferma di interagire già con sistemi intelligenti come fossero veri e propri colleghi, mentre circa uno su sette (14%) attribuisce loro un ruolo decisionale nei processi di lavoro. Questa trasformazione si riflette anche nell’organizzazione del lavoro: il 62% degli intervistati si dichiara favorevole all’introduzione di “dipendenti virtuali” per la gestione delle attività quotidiane. Inoltre, il 43% si dichiara favorevole all’idea che sistemi di IA possano assegnare compiti o valutare le performance, mentre un ulteriore 27% si mostra aperto ma ancora incerto.
Si affermano così modelli di lavoro sempre più ibridi, in cui esseri umani e sistemi intelligenti collaborano in modo strutturale. Gli agenti di IA non si limitano più a supportare l’esecuzione, ma partecipano attivamente a processi complessi, contribuendo alla pianificazione, all’analisi e al supporto decisionale.
Verso le organizzazioni agentiche
Nei modelli organizzativi emergenti, la capacità di agire – l’“agency” – viene progressivamente condivisa tra persone e macchine. Questo sposta il ruolo umano dall’esecuzione alla supervisione e alla progettazione dei processi, con implicazioni dirette su competenze, responsabilità e governance.
Il livello di preparazione delle aziende resta però disomogeneo: se oltre l’83% delle organizzazioni si considera almeno in parte pronta ad affrontare questa trasformazione, meno di un terzo si definisce realmente preparato. Il passaggio verso modelli di lavoro agentici richiede quindi non solo adozione tecnologica, ma un ripensamento strutturale del lavoro e del contributo umano.
La sfida non riguarda più solo l’adozione tecnologica, ma la capacità di accompagnare questa evoluzione con un ripensamento concreto di ruoli, competenze e responsabilità. Al tempo stesso, emerge la necessità di colmare il divario tra livelli organizzativi: mentre i senior leader tendono a beneficiare maggiormente dell’IA, nei ruoli più operativi crescono ambiguità e percezione di rischio. Ridurre questa distanza non è solo una questione culturale, ma un intervento di redesign organizzativo.
“L’intelligenza artificiale non sta solo rendendo il lavoro più efficiente: sta ridefinendo chi prende decisioni, come vengono distribuite le responsabilità e quale valore attribuiamo al contributo umano. L’evidenza più rilevante non è tanto il livello di adozione, quanto la capacità di saper gestire la tensione che emerge tra potenziamento e sostituibilità,” ha commentato Beatrice Agostinacchio, Managing Director di Hotwire Italia & Spagna. “È qui che si gioca la vera sfida per le organizzazioni: non limitarsi a integrare l’IA, ma riprogettare il lavoro distinguendo con chiarezza ciò che può essere automatizzato e creando modelli in cui l’IA non sostituisca le persone, ma ne amplifichi il ruolo in modo sostenibile e strategico. Con l’aumentare dell’autonomia dei sistemi intelligenti, il ruolo delle persone evolve da esecutori a orchestratori, chiamati a interpretare, decidere e dare direzione. Definire cosa non delegare e come distribuire le responsabilità diventa quindi essenziale per mantenere equilibrio, fiducia e coerenza nelle organizzazioni.”
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