IHS Markit Flash PMI: all’inizio del quarto trimestre, l’eurozona resta vicina alla stagnazione

 IHS Markit Flash PMI: all’inizio del quarto trimestre, l’eurozona resta vicina alla stagnazione

Secondo la stima degli ultimi dati flash PMI, ad inizio del quarto trimestre, l’economia dell’eurozona è rimasta vicina alla zona stagnazione, indicando il secondo calo consecutivo mensile della domanda di beni e servizi. All’ulteriore netta diminuzione della produzione manifatturiera si è unita una delle più deboli espansioni del terziario dal 2014. Le aspettative future sono crollate ai minimi dal 2013 e la crescita occupazionale è scesa ai valori minimi dal 2014. L’inflazione dei prezzi di vendita ha nel frattempo toccato i valori più bassi in quasi tre anni, mentre la pressione dei costi si è attenuata.

Leggendo i dati nazionali, a mantenere l’eurozona fuori dalla contrazione è stata la migliore prestazione della Francia unita al lieve rallentamento del tasso di contrazione tedesco. Tuttavia, il resto della regione si è avvicinata di più al livello stagnazione.

Con il solo 50.2, il PMI® flash IHS Markit Composito dell’Eurozona di ottobre ha indicato solo un marginale rialzo rispetto a 50.1 di settembre, registrando la seconda minore espansione della produzione del manifatturiero e del terziario da luglio 2013, in cui ha avuto inizio l’attuale fase di ripresa.

Per il secondo mese consecutivo, i nuovi ordini di beni e servizi hanno indicato una contrazione che, anche se lievemente più lenta, ha contribuito a descrivere questi ultimi mesi come il peggiore scenario di crescita della domanda da metà 2013.

Il malessere è stato ancora una volta un riflesso del netto deterioramento delle condizioni economiche della manifattura, con una produzione in calo per il nono mese consecutivo. Rispetto a settembre, il tasso di contrazione è stato solo poco più debole, mostrando il peggior rallentamento del settore dal 2012. Questo a sua volta è dovuto all’ulteriore netto peggioramenti del livello dei nuovi ordini e delle esportazioni, incluse quelle intra-euro zona.

Sempre rispetto a settembre, il settore terziario ha indicato una leggera ripresa, registrando tuttavia uno dei tassi più deboli da fine 2014, poiché il flusso delle nuove commesse si è ulteriormente avvicinato alla stagnazione.

La mancanza di nuovi ordini si è tradotta in un calo degli ordini in giacenza, per la decima volta durante gli ultimi 11 mesi, suggerendo future implicazioni legate all’eccesso della capacità produttiva sia nel settore manifatturiero che terziario.

Le aspettative future della produzione sono nel frattempo crollate al valore minimo da maggio 2013, inducendo le aziende ad una maggiore cautela nelle assunzioni.

Spinta soprattutto dal peggior taglio occupazionale del manifatturiero dall’inizio del 2013, la crescita dei posti di lavoro è scivolata ai minimi da dicembre 2014. Nel settore terziario, la crescita degli impieghi ha toccato il livello più basso da gennaio, ed il secondo più debole dal 2016.

Concludendo, i prezzi medi di vendita di beni e servizi hanno indicato solo un modesto aumento, registrando il minor incremento da novembre 2016. I prezzi di vendita manifatturieri sono diminuiti per il quarto mese consecutivo mentre i prezzi rilevati dai servizi hanno mostrato il rialzo mensile minore da agosto 2017.

L’attenuamento del tasso di inflazione dei prezzi di vendita riflette in parte la mancanza di potere sui prezzi a causa dell’indebolimento della domanda. Ma è anche sintomo di una contenuta inflazione dei costi. Anche se leggermente superiore a settembre, l’incremento medio dei costi è stato il secondo più debole da settembre 2016.

Analizzando le singole nazioni, in Germania l’attività economica è crollata per il secondo mese consecutivo e ad un tasso poco più lento di settembre, mostrando la peggiore fase di contrazione dal 2012. Continua il forte calo dei nuovi ordini e, per la prima volta in sei anni, l’occupazione è diminuita. Il tasso di deperimento della produzione è rallentato, restando però tra i peggiori dal 2009. Nel frattempo, con la peggiore contrazione dei nuovi ordini in più di sei anni, la crescita del terziario ha indicato il valore più debole da settembre 2016.

Al contrario, l’attività economica in Francia ha registrato un aumento, la terza maggiore espansione della produzione degli ultimi 11 mesi. Sono inoltre aumentati sia i nuovi ordini che l’occupazione. La crescita del settore terziario è accelerata segnando uno dei tassi più forti della maggior parte dell’anno passato, accompagnato da un modesto ritorno alla crescita della produzione manifatturiera, dopo la breve scivolata di settembre.

La differenza primaria tra Francia e Germania resta nei livelli di esportazione. Se la prima ha assistito ad una modesta crescita dei nuovi affari dall’estero, le esportazioni tedesche sono rimaste in forte contrazione.

Il resto dell’eurozona ha registrato livelli di crescita quasi stagnanti, i più deboli da agosto 2013, mese in cui iniziò l’attuale fase di ripresa. L’attività del terziario ha indicato il più lento tasso di crescita da dicembre 2013, mentre la produzione manifatturiera non registra un tasso di contrazione peggiore da aprile 2013.

Commento

Commentando i dati PMI Flash, Chris Williamson, Chief Business Economist presso IHS Markit ha dichiarato: “All’inizio del quarto trimestre l’economia dell’eurozona ha registrato valori vicini alla stagnazione, con il PMI flash che ha mostrato una crescita trimestrale del PIL appena inferiore allo 0.1%. La contrazione manifatturiera è stata la peggiore dal 2012, e continua a contaminare il settore dei servizi, che nell’indagine di ottobre ha infatti osservato la crescita dei nuovi ordini più bassa in quasi cinque anni. Allo stesso tempo, visti i segnali di un eccesso della capacità produttiva e dell’incertezza futura, il mercato del lavoro ne sta risentendo poiché le aziende stanno razionalizzando i costi. L’ottimismo di ottobre è peggiorato ulteriormente toccando il valore più basso in oltre sei anni ed è stato comunemente collegato alle tensioni commerciali globali, alle preoccupazioni relative alla Brexit e a previsioni economiche sempre più cupe. L’ennesimo peggioramento della crescita occupazionale aumenta il rischio che l’indebolimento degli scambi commerciali internazionali si allarghi ulteriormente al settore delle famiglie e possa a sua volta attenuare sempre più la crescita generale di fine anno. L’indagine indica che il mandato di Mario Draghi alla guida della BCE si conclude con un PIL quasi allo stallo, con una crescita occupazionale più lenta, con prezzi quasi fermi e un crescente pessimismo per il futuro: fattori questi che porranno una maggiore pressione su Christine Lagarde nella ricerca di una nuova cura per la ricaduta al malessere dell’eurozona”.

Redazione

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.