IHS Markit Flash PMI®: si estende a dicembre il malessere dell’eurozona, concludendo il trimestre peggiore dal 2013

 IHS Markit Flash PMI®: si estende a dicembre il malessere dell’eurozona, concludendo il trimestre peggiore dal 2013

Dalla lettura dei dati flash PMI, l’economia dell’eurozona di dicembre non è riuscita a riprendere slancio, concludendo un quarto trimestre segnato dal più debole aumento della produzione dalla seconda metà del 2013, periodo in cui l’economia fuoriuscì dalla recessione. La crescita occupazionale è rallentata ai minimi in cinque anni e la pressione sui prezzi è ulteriormente diminuita.

Tuttavia, se la recessione della manifattura si è accentuata, il settore terziario, nonostante gli ostacoli recessivi del manifatturiero, ha mostrato positivi segnali di recupero.

Osservando le singole nazioni, i dati raccolti in Francia hanno continuato a fornire la spinta principale per la crescita dell’eurozona, mentre la Germania è rimasta in lieve recessione, alimentata dall’accentuata contrazione manifatturiera. Nel resto della regione la crescita ha continuato a registrare l’andamento più lento in sei anni.

Registrando 50.6, il PMI® flash IHS Markit Composito dell’Eurozona di dicembre ha mantenuto per il terzo mese consecutivo il medesimo tenore, posizionandosi su un valore poco più alto della soglia di non cambiamento di 50.0 e indicando per il quarto mese consecutivo un’espansione assai modesta della crescita della produzione del manifatturiero e del terziario.

L’indagine di dicembre conclude questo quarto trimestre segnando il più debole tasso di crescita della produzione da quando l’economia è uscita dalla fase recessione nella seconda metà del 2013.

Una notizia positiva è stata il primo aumento marginale del flusso di nuovi ordini da agosto. Di conseguenza, il livello di lavoro inevaso è diminuito per il decimo mese consecutivo, anche se la flessione è stata la più lenta da giugno.

Il continuo deterioramento del livello di ordini acquisiti ma non ancora completati ha suggerito l’aggravamento dell’eccesso di capacità operativa, causando a sua volta la riduzione delle assunzioni da parte delle aziende. La creazione occupazionale di dicembre ha indicato il tasso di incremento più lento da novembre 2014.

A sua volta, l’indebolimento del mercato del lavoro è stato in parte dovuto al deperimento del livello di ottimismo sulle previsioni di crescita per l’anno a venire. Anche se in aumento rispetto ai minimi registrati in tarda estate ed in autunno, la fiducia sulle prospettive future registrata a dicembre è leggermente diminuita, continuando ad indicare uno dei valori più bassi dal 2013.

Le preoccupazioni delle aziende si sono ancora una volta concentrate sulle incertezze geopolitiche, inclusi i disagi relativi alla Brexit e alle guerre commerciali degli Stati Uniti, unitamente a timori più generali di un rallentamento della crescita economica globale nel prossimo 2020.

La pressione sui prezzi ha nel frattempo indicato un ulteriore rallentamento, toccando il valore più debole in più di tre anni. I prezzi medi d’acquisto in entrambi i settori hanno registrato il più lento rialzo da agosto 2016, mentre i prezzi medi di vendita di beni e servizi sono a malapena aumentati, mostrando l’incremento mensile minore da novembre 2016. I prezzi più bassi sono stati a volte collegati alla necessità di offrire sconti per stimolare la domanda, in un quadro caratterizzato da forte competizione e basse vendite.

Ancora una volta, il malessere di dicembre è stato causato dal manifatturiero, settore in cui la produzione è crollata al tasso più rapido da ottobre 2012 e ormai in calo per 11 mesi consecutivi. Gli ordini ricevuti dalle imprese sono diminuiti per il quindicesimo mese consecutivo e ad un tasso che, dopo gli ultimi due mesi di rallentamento, è di nuovo accelerato. Visto il crollo della domanda, la riduzione occupazionale avutasi nel settore manifatturiero è stata maggiore, registrando tagli al personale per l’ottavo mese consecutivo e al tasso maggiore da ottobre 2012.

Migliori sono state le notizie provenienti dal terziario, dove l’attività economica e il flusso dei nuovi ordini hanno entrambi registrato i tassi di crescita più rapidi da agosto, anche se in entrambi i casi sono rimasti modesti rispetto alla media storica e inferiori ai valori medi del 2019. Tutto questo ha causato di nuovo un rallentamento della creazione occupazionale del settore terziario, registrando il secondo più basso valore negli ultimi tre anni.

Sotto un profilo nazionale, l’attività economica in Germania è diminuita per il quarto mese consecutivo. Il calo è stato tuttavia solo marginale poiché l’aumento della crescita del terziario ha controbilanciato l’ulteriore forte contrazione della produzione manifatturiera. Quest’ultima, in Germania, è continuata a diminuire ad uno dei tassi più elevati dal 2012. La crescita del terziario, nonostante abbia segnato il valore di crescita più alto in quattro mesi, è rimasta nettamente inferiore ai tassi registrati durante i primi mesi dell’anno. Eppure, le prospettive di crescita per la Germania appaiono migliori, avendo registrato il livello più alto di ottimismo da giugno e il calo più lento dei nuovi ordini da luglio.

La Francia ha continuato a superare le prestazioni tedesche, registrando il nono mese consecutivo di crescita dell’attività economica ed i valori trimestrali migliori dell’anno, anche se dicembre ha indicato una marginale perdita di slancio. Tuttavia, se la crescita del terziario è aumentata di poco, il settore manifatturiero ha indicato livelli di produzione prossimi alla stagnazione. Inoltre, al contrario della Germania, la Francia ha indicato un indebolimento dell’ottimismo, segnando il valore minimo in sei mesi.

Al di fuori del territorio tedesco e francese, il resto della regione ha indicato una crescita della produzione invariata rispetto a novembre, che a sua volta è stata la più lenta in sei anni. Il tasso di contrazione più forte della produzione manifatturiera da marzo 2013 è stato controbilanciato dal maggiore incremento mensile dell’attività terziaria da marzo.

Commento

Commentando i dati PMI Flash, Chris Williamson, Chief Business Economist presso IHS Markit ha dichiarato: “L’economia dell’eurozona conclude il 2019 impantanata nel periodo peggiore dal 2013, con le imprese che fanno fronte alle difficoltà di una domanda quasi stagnante e alle negative prospettive per l’anno prossimo. Per il quarto mese consecutivo l’economia ha ingranato una marcia ridotta, il PMI infatti ha indicato un tasso trimestrale di crescita del PIL di appena lo 0.1%. Sono stati quasi assenti i segnali di un imminente miglioramento. La crescita dei nuovi ordini è rimasta sostanzialmente bloccata e la creazione occupazionale si è quasi azzerata, segnando il valore più basso in più di cinque anni poiché le aziende, vista la debolezza della domanda e le incerte previsioni sul futuro, hanno cercato di ridurre le assunzioni. Se l’espansione del settore dei servizi continua a resistere alla contrazione del manifatturiero, qualsiasi ulteriore indebolimento del mercato del lavoro potrebbe avere ripercussioni sul terziario. In Germania, la forte contrazione del manifatturiero ha causato una leggera contrazione dell’intera economia nel quarto trimestre, mentre la Francia sta riportando una prestazione a prova di avversità, fornendo quindi un supporto chiave per la crescita dell’eurozona”.

Redazione

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