IHS Markit PMI: a dicembre si intensifica la contrazione manifatturiera nell’Eurozona

 IHS Markit PMI: a dicembre si intensifica la contrazione manifatturiera nell’Eurozona

Dopo aver raggiunto a novembre il valore più alto in tre mesi, perde vigore a dicembre l’indice IHS Markit PMI®, del Settore Manifatturiero dell’Eurozona. Attestandosi a 46.3, in discesa da 46.9 di novembre ma leggermente meglio della precedente stima flash di 45.9, il PMI è rimasto al di sotto della soglia di non cambiamento di 50.0 per l’undicesimo mese consecutivo. A sottolineare l’attuale debolezza della prestazione del settore, il PMI ha raggiunto una media trimestrale di 46.4 durante l’ultimo trimestre, valore questo invariato rispetto al livello più basso in quasi sette anni del precedente trimestre.

I dati settoriali hanno indicato come la prestazione negativa del settore è stata prettamente centrata nei sottosettori dei beni intermedi e di investimento, dove i rispettivi PMI sono rimasti ben delineati in territorio negativo. Al contrario, per la prima volta da agosto, una crescita marginale è stata registrata nel sotto settore dei beni di consumo.

A livello nazionale, gli indici PMI di dicembre hanno indicato un indebolimento generale con sette nazioni sulle otto coperte dall’indagine che hanno registrato PMI più bassi rispetto a novembre, con la sola eccezione dell’Austria dove la variazione è stata invariata.

Ancora una volta la Germania è stata la nazione a riportare i risultati peggiori, mentre il peggioramento osservato in Italia e nei Paesi Bassi è stato il maggiore in più di sei anni e mezzo. In Grecia invece la crescita è stata elevata, mentre un aumento marginale è stato osservato in Francia.

Classifica PMI® Manifatturiero per paese di dicembre

Grecia 53.9 minimo su 2 mesi
Francia 50.4 (flash: 50.3) minimo su 3 mesi
Irlanda 49.5 minimo su 3 mesi
Paesi Bassi 48.3 minimo su 80 mesi
Spagna 47.4 minimo su 2 mesi
Italia 46.2 minimo su 80 mesi
Austria 46.0 invariato
Germania 43.7 (flash: 43.4) minimo su 2 mesi

Sia la produzione che i nuovi ordini hanno continuato a riportare una forte contrazione a dicembre. Gli ultimi dati hanno mostrato l’undicesima diminuzione della produzione allo stesso tasso record in 81 mesi di settembre. I nuovi ordini ricevuti, nonostante la più debole contrazione delle esportazioni da inizio anno, sono inoltre diminuiti notevolmente.

Conseguentemente alla contrazione dei nuovi ordini, le imprese manifatturiere sono state in grado ancora una volta di smaltire il loro lavoro inevaso che è diminuito per il sedicesimo mese consecutivo e ad un tasso più veloce rispetto a novembre. Di conseguenza, la capacità produttiva in eccesso ha influenzato i livelli occupazionali, che a dicembre si sono ridotti per l’ottavo mese consecutivo. Il taglio del personale inoltre è stato il maggiore registrato dall’indagine da inizio 2013 e, in linea con le recenti tendenze, la contrazione occupazionale è stata più evidente in Germania. Al contrario la Grecia ha osservato forti crescite occupazionali, con la Francia che è stata l’unica altra nazione che non ha riportato livelli occupazionali più bassi durante il mese.

I dati relativi agli acquisti e alle giacenze hanno fornito ulteriori prove di un generale ridimensionamento. Diminuisce a dicembre e per tredicesimo mese consecutivo il livello degli acquisti, mentre le giacenze delle materie prime/semilavorati e dei prodotti finiti hanno continuato a contrarsi.

Conseguentemente alla contrazione della domanda di beni, a fine 2019 migliorano ancora una volta e ad un tasso storicamente elevato i tempi medi di consegna dei fornitori, allungando l’attuale sequenza di riduzione a dieci mesi consecutivi.

A sottolineare l’ennesima carenza di pressione presso i fornitori è stato il settimo crollo su base mensile dei prezzi di acquisto. Sebbene al tasso più debole da settembre, la deflazione è rimasta elevata causando quindi ulteriori contrazioni dei prezzi di vendita da parte dei manifatturieri. Gli ultimi dati hanno mostrato a dicembre un’altra contrazione dei prezzi di vendita che ormai continua da luglio.

Per concludere, continua la forte ascesa dell’ottimismo a fine anno. Dopo aver raggiunto ad agosto il livello più basso in più di sei anni e mezzo, le previsioni sulla produzione si sono rafforzate a dicembre al livello maggiore in sei mesi. Con la sola eccezione della Francia e la Grecia, l’ottimismo è migliorato nel resto della regione.

Commento

Chris Williamson, Chief Business Economist presso IHS Markit, ha dichiarato: “I manifatturieri dell’eurozona hanno riportato una terribile fine del 2019, con la produzione che è crollata al tasso maggiore dal 2012. L’indagine inoltre è stata indicativa di un crollo della produzione durante il quarto trimestre dell’1.5%, ed ha agito da freno per l’intera economia. Anche se le aziende in qualche modo sono risultate più ottimiste per l’anno prossimo, considerato che i nuovi ordini hanno continuato a contrarsi a livelli mai osservati durante gli ultimi sette anni, un ritorno alla crescita rimane ben lontano. Di conseguenza, le aziende hanno cercato di ridurre le loro giacenze e i livelli del personale concentrandosi sulla riduzione della loro capacità ed abbassando i costi. Tali tagli sulle spese sono stati ancora più evidenti nell’ennesimo forte crollo della domanda di macchinari, attrezzature e beni da utilizzare per la produzione. Solo le aziende di consumo manifatturiero hanno riportato a dicembre una maggiore domanda sottolineando come il relativo sotto settore durante gli ultimi mesi abbia aiutato a tenere l’economia lontana dalla recessione. Considerando quindi tale forte contrazione del settore manifatturiero, la sfida maggiore per l’eurozona con l’approcciarsi del 2020 sarà quindi quella di tenere lontana una recessione economica in senso lato”.

Redazione

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