IHS Markit PMI: a fine 2019, l’eurozona resta vicina alla stagnazione

 IHS Markit PMI: a fine 2019, l’eurozona resta vicina alla stagnazione

A dicembre, l’Indice Composito IHS Markit PMI® della Produzione è leggermente migliorato continuando però a segnalare un indebolimento della crescita. L’indice destagionalizzato ha registrato 50.9 indicando un rialzo rispetto a 50.6 di novembre e un leggero miglioramento rispetto all’ultima lettura flash. Anche se ha segnato un record in 4 mesi, l’indice ha continuato ad indicare uno dei più bassi valori dalla prima metà del 2013.

La divergenza di prestazione tra l’economia manifatturiera e quella terziaria è rimasta notevole nel mese di dicembre. La crescita totale è ancora una volta dovuta principalmente al settore dei servizi, che ha registrato l’incremento più alto in quattro mesi. Il tasso di contrazione della produzione manifatturiera invece è stato il maggiore in quasi sette anni.

Da un punto di vista nazionale, l’Irlanda è salita in cima alla classifica di dicembre, registrando la più rapida espansione in sei mesi. Anche la Spagna ha indicato un forte tasso di crescita, così come la Francia, che tuttavia ha registrato il più lento ritmo di incremento in tre mesi.

Dopo tre mesi di contrazione, la Germania ha registrato una positiva novità tornando ad un marginale livello di crescita. Al contrario l’Italia è rimasta in territorio negativo per il secondo mese, indicando il valore peggiore in quasi un anno.

Classifica del PMI Composito per Paese:

Irlanda 53.0 massimo in 6 mesi
Spagna 52.7 massimo in 8 mesi
Francia 52.0 (flash: 52.0) minimo in 3 mesi
Germania 50.2 (flash: 49.4) massimo in 4 mesi
Italia 49.3 minimo in 11 mesi

A dar supporto alla crescita dell’attività totale è stato il flusso dei nuovi ordini, aumentato per la prima volta in quattro mesi. La crescita è stata, tuttavia, solo marginale ed ancora una volta insidiata dalla debole domanda estera. Gli ultimi dati hanno mostrato il quindicesimo calo mensile consecutivo delle esportazioni, anche se quest’ultimo è stato il più debole dall’inizio del 2019.

Visto che l’attività è aumentata ad un ritmo leggermente più rapido dei nuovi ordini, le aziende sono state di nuovo in grado di ridurre il carico delle commesse totali. I dati dell’indagine di dicembre hanno mostrato un livello di ordini inevasi diminuito per il decimo mese consecutivo, anche se il tasso di contrazione è stato marginale ed il più debole da giugno.

Sulla creazione occupazionale di dicembre hanno continuato a gravare le capacità produttive in eccesso e la debole crescita di nuovi ordini. Anche se le assunzioni sono di nuovo aumentate, lo hanno fatto solo marginalmente e al tasso più debole in cinque anni.

Eppure a fine 2019, il costo più alto del lavoro è rimasto il motivo principale a causare l’aumento delle spese operative. I dati PMI di dicembre hanno indicato un altro forte aumento dei prezzi di acquisto, con l’inflazione quasi invariata rispetto a novembre. I prezzi di vendita sono anch’essi aumentati anche se in modo modesto, visto che le pressioni competitive e l’indebolimento della domanda hanno limitato il potere sui prezzi.

Per concludere, la fiducia sul futuro di dicembre è migliorata toccando un record da maggio anche se con un valore notevolmente inferiore alla media. Il miglioramento si è avuto in tutta l’eurozona eccetto che in Francia. La Germania in particolare ha registrato un forte incremento della fiducia rispetto a novembre, anche se l’ottimismo è rimasto inferiore a quello registrato in Italia, Spagna e Irlanda.

Servizi

L’Indice PMI® IHS Markit dell’attività economica del terziario nell’eurozona di dicembre è migliorato toccando un’apice negli ultimi quattro mesi con 52.8 e aumentando quindi da 51.9 di novembre. Tutte le nazioni monitorate dall’indagine hanno registrato una crescita dell’attività, soprattutto la Spagna e l’Irlanda.

A dicembre si è registrata una crescita dei nuovi ordini simile a novembre, anche se quest’ultima espansione è stata di nuovo ostacolata dal calo delle commesse estere, per il sedicesimo mese consecutivo.

Le capacità operative si sono mostrate sotto pressione, visto che il lavoro inevaso ha registrato il primo incremento in cinque mesi. Tale modesto accumulo di commesse in giacenza ha quindi incoraggiato le aziende ad assumere, anche se il ritmo di creazione occupazionale è stato il più lento dall’inizio del 2019.

L’aumento dei costi relativi al personale è stato di nuovo uno dei principali motivi dell’inflazione dei prezzi di acquisto, rimasti a dicembre quasi invariati ma consistenti. I margini sono rimasti sotto pressione visto che l’aumento dei prezzi di vendita è stato solo modesto rispetto al mese precedente.

In merito alle prospettive per i prossimi 12 mesi, la fiducia sul futuro si è rafforzata segnando il valore più alto da luglio. La ripresa è stata guidata dal forte miglioramento dei livelli di ottimismo del terziario tedesco.

Commento

Chris Williamson, Chief Business Economist presso IHS Markit ha dichiarato: “Con dicembre che segna un altro mese di moderata attività, si conclude il peggior trimestre dell’eurozona dal 2013. I dati PMI suggeriscono che l’eurozona dovrà faticare per chiudere gli ultimi tre mesi del 2019 con più dello 0.1% di crescita. A prima vista, considerati gli stimoli aggiuntivi da parte della BCE, questi deboli risultati sono deludenti ed evidenziano ancora di più l’attuale resistenza del settore manifatturiero. Tuttavia i responsabili delle politiche monetarie verranno incoraggiati dalla resilienza del terziario più concentrato sul mercato interno, settore quest’ultimo in cui la crescita di dicembre ha registrato il valore più alto da agosto. Anche le previsioni ottimistiche sul prossimo anno sono migliorate ed hanno segnato il risultato migliore da maggio, e ciò suggerisce che l’umore economico in questi ultimi mesi è costantemente migliorato. Anche se si avvertono dei cambiamenti, i rischi al ribasso per l’espansione economica del prossimo anno restano comunque forti. Se le guerre commerciali tra Cina e Stati Uniti si sono ammorbidite, qualsiasi peggioramento delle tensioni commerciali tra Stati Uniti ed Europa potrebbe colpire maggiormente le esportazioni. Anche Brexit resta una considerevole incertezza e potrebbe continuare ad ostacolare la crescita in Europa. Ciononostante, se non si verificano gravi eventi negativi, nel 2020 ci aspettiamo di assistere a nuovi segnali di miglioramento della crescita, soprattutto grazie al rallentamento dell’inflazione e a facilitate condizioni finanziarie in grado di supportare la spesa dei consumatori”.

Redazione

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