IHS Markit PMI: a maggio, il PMI dell’eurozona segna un rialzo ma resta decisamente in zona contrazione

 IHS Markit PMI: a maggio, il PMI dell’eurozona segna un rialzo ma resta decisamente in zona contrazione

Dopo il record minimo di aprile, a maggio si assiste ad un marcato rialzo dell’Indice IHS Markit PMI® della Produzione Composita. Con 31.9, maggiore rispetto alla stima flash di 30.5 e superiore a 13.6 di aprile, il PMI si posiziona sul valore migliore degli ultimi tre mesi.

Ciononostante, restando fortemente al di sotto della soglia di non cambiamento di 50.0, l’indice ha di nuovo rispecchiato il forte declino dell’attività dell’eurozona dovuto alle misure di contenimento adottate per limitare la pandemia da Covid-19 che hanno continuato a ripercuotersi severamente sull’andamento economico.

Le aziende manifatturiere e terziarie hanno continuato a subire forti contrazioni della produzione anche se ad un tasso molto più lento dei minimi record di aprile, così come mostrato anche dall’indice principale del report composito.

I dati raccolti nelle nazioni monitorate hanno mostrato un generale miglioramento dei rispettivi indici compositi. Le quattro economie principali hanno registrato un rallentamento del ritmo di contrazione dell’attività, rimasto comunque severo. L’Italia ha indicato la prestazione migliore, seguita da Germania e Francia. La Spagna ha continuato ad indicare il valore più debole.

Il flusso in entrata delle nuove commesse, sebbene abbia indicato valori di contrazione meno forti, è rimasto in zona di elevata contrazione in quest’ultima indagine poiché le restrizioni adottate per prevenire la diffusione del Covid-19, anche se minori rispetto ad aprile, hanno continuato ad avere effetti pesanti sulla domanda.

Nel corso del mese di maggio, è rimasta evidente l’eccessiva capacità produttiva dell’eurozona, visto il forte calo del lavoro inevaso in flessione per il quindicesimo mese consecutivo.

La penuria di nuovi ordini ha favorito la possibilità di gestire comodamente il carico di lavoro ed ha spesso causato la riduzione degli organici nelle aziende intervistate. Sebbene molte abbiano continuato ad usufruire della cassa integrazione, il calo netto dell’occupazione è rimasto severo e tra i maggiori della storia dell’indagine. Il campione rilevato in Spagna nell’indagine di maggio ha continuato a riportare la contrazione in assoluto più elevata dei posti di lavoro.

Le preoccupazioni sull’impatto a lungo termine del Covid-19 sui consumi e sull’attività economica in generale sono fattori che hanno contribuito fortemente sul calo dell’occupazione. La fiducia è rimasta generalmente negativa, anche se ha continuato ad indicare un miglioramento rispetto ai minimi di serie di marzo scorso.

Concludendo, gli ultimi dati sui prezzi hanno indicato riduzioni presenti sia sui costi operativi che sui prezzi di vendita. La riduzione delle spese sul personale unite all’abbassamento dei costi dei prodotti derivati dal petrolio hanno causato il terzo calo mensile consecutivo dei prezzi di acquisto. D’altra parte, il clima concorrenziale ha di nuovo incoraggiato le aziende dei servizi a ridurre fortemente i prezzi di vendita di maggio.

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Segnando il valore massimo degli ultimi tre mesi, l’Indice PMI® IHS Markit dell’Attività Terziaria dell’eurozona di maggio è salito a 30.5 dal record minimo di aprile di 12.0. Malgrado sia migliorato, l’indice è rimasto notevolmente al di sotto della soglia di non cambiamento di 50.0 ed ha segnato un’altra considerevole riduzione dell’attività terziaria.

Si è inoltre registrato un trend simile nel volume delle commesse in entrata, il cui tasso di contrazione è fortemente rallentato restando tuttavia elevato. Ciò è dovuto alle attuali restrizioni adottate per la pandemia da Covid-19 che hanno continuato a limitare l’attività economica.

Con il nuovo calo del flusso di nuovi ordini, il lavoro inevaso si è ridotto per il terzo mese consecutivo e ad un tasso considerevole. Le aziende monitorate hanno di nuovo reagito tagliando abbondantemente le forze lavoro, soprattutto in Spagna.

La riduzione degli impieghi e l’attuale utilizzo della cassa integrazione hanno assicurato il terzo mese consecutivo di calo dei costi operativi aziendali. Si è inoltre registrato un calo del prezzo dell’energia e del carburante. Visto il clima concorrenziale, le aziende hanno continuato ad abbassare fortemente i prezzi di vendita.

In ultimo, la fiducia* sul futuro è rimasta a maggio in zona contrazione, anche se il livello di pessimismo è risultato moderato rispetto al record negativo di marzo. C’è da notare che le aziende terziarie italiane sono tornate ad essere ottimiste mentre la Germania ha registrato il valore di pessimismo peggiore.

Commento

Chris Williamson, Chief Business Economist presso IHS Markit, ha dichiarato: “La portata e le dimensioni della recessione economica dell’eurozona sono state evidenziate dal PMI che ha mostrato un altro mese di forti contrazioni dell’attività economica in tutte le nazioni. Il PIL dell’eurozona del secondo trimestre dovrà pertanto indicare un tasso di recessione senza precedenti, unito al più grande aumento della disoccupazione della storia dell’eurozona. È incoraggiante notare che, mentre i tassi di contrazione dell’attività economica e dell’occupazione di maggio sono rimasti spaventosamente alti per il terzo mese consecutivo. La recessione ha già moderato notevolmente i toni in tutte le nazioni monitorate. In Italia è anche tornato l’ottimismo per l’attività futura e, sebbene ad un tasso inferiore, anche in Francia, mentre nelle restanti nazioni il pessimismo è fortemente diminuito. Se i numeri del contagio non torneranno ad aumentare, l’allentamento delle misure di contenimento contribuirà senza dubbio a rinvigorire l’economia e l’ottimismo dei prossimi mesi. Le prospettive sono comunque minate dalla preoccupazione che la domanda resti debole poiché la spesa per consumi delle famiglie è stata colpita dalla forte disoccupazione e la spesa delle aziende si è attenuata viste le attuali procedure di risanamento del bilancio. Chi probabilmente subirà il colpo più forte dall’allungamento delle misure restrittive per il Covid-19 sono i servizi direttamente a contatto con il consumatore, e fungeranno da freno per l’intera economia. Per questo motivo restiamo cauti in merito alla ripresa. Le nostre stime prevedono che il PIL crolli almeno del 9% nel 2020 e che il ripristino della produzione ai livelli precedenti alla pandemia si dilunghi per alcuni anni.”

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