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IHS Markit PMI: a marzo brusca contrazione dell’economia manifatturiera dell’eurozona

La pandemia da coronavirus (Covid-19) ha causato un forte peggioramento delle condizioni operative del settore manifatturiero dell’eurozona. Produzione, nuovi ordini e acquisti sono diminuiti bruscamente; è stato registrato un forte taglio dei livelli occupazionali e si intensificano ad un livello record le restrizioni sulla catena di distribuzione. L’ottimismo per quanto riguarda il futuro è crollato al livello minimo storico.

Dopo le dovute destagionalizzazioni, l’indice destagionalizzato IHS Markit PMI® del Settore Manifatturiero dell’Eurozona ha registrato un valore al di sotto della soglia di non cambiamento di 50.0 per il quattordicesimo mese consecutivo crollando notevolmente dal valore più alto in un anno di febbraio di 49.2 sino a raggiungere a marzo 44.5. Tale valore è risultato al di sotto della precedente stima flash ed è stato il più basso in 92 mesi. Gli ultimi dati hanno mostrato come tutti i sotto settori hanno registrato un peggioramento delle condizioni operative rispetto al mese precedetene, ma quello dei beni di investimento ha riportato la contrazione maggiore.

A livello nazionale tutti i PMI sono risultati più bassi rispetto al mese precedente. L’Italia ha osservato il declino maggiore delle condizioni operative, con il rispettivo PMI in discesa al livello più basso in quasi

11 anni. La Grecia, dopo aver riportato costantemente la crescita migliore durante i recenti mesi, è stata a marzo la seconda nazione a registrare i risultati peggiori.

Classifica PMI® Manifatturiero per paese di marzo

Paesi Bassi 50.5 minimo su 2mesi
Austria 45.8 minimo su 5 mesi
Spagna 45.7 minimo su 83 mesi
Germania 45.4 (flash: 45.7) minimo su 2 mesi
Irlanda 45.1 minimo su 127 mesi
Francia 43.2 (flash: 42.9) minimo su 86 mesi
Grecia 42.5 minimo su 55 mesi
Italia 40.3 minimo su 131 mesi

Francia, Irlanda e Spagna hanno tutte registrato risultati minimi in anni, mentre l’Olanda è stato l’unico paese a riportare a marzo un PMI al di sopra del livello di non cambiamento di 50.0, anche se si è trattato un incremento marginale.

In tutta l’eurozona, la contrazione della produzione manifatturiera è stata la maggiore da aprile 2009, riducendosi notevolmente in linea con il crollo dei nuovi ordini manifatturieri, anch’essi diminuiti a livelli mai osservati in poco meno di 11 anni. Forte crollo anche per le esportazioni, incluso il commercio intra-eurozona, diminuite ad un tasso elevato che è stato il più alto da marzo 2009. Gli ultimi dati hanno segnato il diciottesimo mese consecutivo di riduzione degli ordini esteri. Francia, Germania e Grecia hanno registrato le contrazioni maggiori delle esportazioni.

A marzo, le imprese manifatturiere hanno continuato a fare i conti con innumerevoli ostacoli in ordine di assicurarsi forniture all’interno e all’esterno dei mercati europei. L’ultima indagine ha mostrato come i tempi medi di consegna sono peggiorati al tasso maggiore in quasi 23 anni di raccolta dati, con le aziende di tutte le nazioni che hanno riportato considerevoli ritardi per le consegne di materiali.

Il peggioramento dei tempi medi di consegna si è verificato nonostante le imprese abbiano registrato una forte riduzione della loro attività di acquisto. A marzo è stata riportata la sedicesima contrazione mensile consecutiva dell’attività di acquisto, il tasso di declino segnalato dall’indagine è stato il maggiore registrato da metà 2012.

Gli sforzi per aumentare il capitale circolante in risposta alla contrazione della domanda e alle esigenze produttive hanno incoraggiato le aziende a ridurre a marzo sia le giacenze di materie prime e semilavorati sia quelle di prodotti finiti.

Le imprese manifatturiere hanno inoltre tagliato i loro livelli del personale, riportando a marzo la maggiore riduzione netta dei livelli occupazionali registrata dall’indagine in più di dieci anni. La diminuzione dei posti di lavoro è stata particolarmente acuta in Austria, Germania e Irlanda.

L’abbassamento del costo di parecchie materie prime e semilavorati, più la contrazione dei prezzi dei beni petroliferi, ha causato a marzo un forte crollo dei prezzi di acquisto. L’attuale periodo di deflazione si estende adesso a dieci mesi, e l’ultimo crollo dei prezzi è stato il più alto dallo scorso novembre. Anche i prezzi di vendita sono crollati al livello maggiore mai registrato dall’indagine in quattro anni.

Per concludere, peggiora sempre di più a marzo l’ottimismo per l’attività futura a causa delle preoccupazioni per quanto riguarda l’impatto a breve e lungo termine della pandemia da Covid-19 sull’attività economica globale. L’ottimismo ha riportato il crollo mensile maggiore da quando è iniziata la raccolta dei dati a luglio 2012 ed è risultato il più basso mai registrato dall’indagine.

Commento

Chris Williamson, Chief Business Economist presso IHS Markit, ha dichiarato: “Sebbene diminuito al livello più basso in sette anni e mezzo, il crollo del PMI non rispecchia la sua reale entità in quanto include i ritardi della catena di distribuzione, che di fatto hanno un effetto positivo sul valore totale. Le consegne più lente solitamente sono viste come segnali di aumento della domanda, al momento però, la contrazione quasi record è indicativa delle chiusure delle fabbriche a livello globale. Per capire meglio la gravità della situazione e su come il collasso del settore manifatturiero colpirà l’intera economia, dobbiamo osservare la produzione e i nuovi ordini. Questi indici infatti suggeriscono un crollo della produzione al tasso maggiore dal 2009, che sta raggiungendo una contrazione annuale a doppia cifra. La preoccupazione è che il peggio del declino deve ancora materializzarsi. Oltre al duro colpo inflitto alla produzione manifatturiera con la semplice chiusura delle aziende, durante le prossime settimane assisteremo possibilmente ad un forte declino della spesa da parte delle aziende e dei consumatori. Le misure prese per fronteggiare il coronavirus infatti faranno ridurre drasticamente gli ordini a quelle poche aziende che ancora operano nel mercato. Chiusure delle aziende, isolamento collettivo e aumento della disoccupazione probabilmente avranno ripercussioni senza precedenti sulla spesa in tutto il mondo, abbattendo la domanda di un vasto numero di beni. Le sole eccezioni saranno per le aziende produttrici di alimenti e quelle farmaceutiche, mentre le altre fasce del settore manifatturiero potrebbero osservare contrazioni mai osservate finora”.

Redazione

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