IHS Markit PMI: anche se al tasso più lento da aprile 2019, si contrae il settore manifatturiero dell’eurozona

 IHS Markit PMI: anche se al tasso più lento da aprile 2019, si contrae il settore manifatturiero dell’eurozona

Ad inizio anno continuano ad indebolirsi, ma ad un tasso notevolmente più lento, le condizioni operative dell’economia manifatturiera della zona euro. Dopo le dovute destagionalizzazioni, l’indice IHS Markit PMI® del Settore Manifatturiero dell’Eurozona ha registrato 47.9, valore leggermente migliore della precedente stima flash e al di sopra di quello di dicembre di 46.3. Malgrado abbia ormai riportato valori al di sotto della soglia di non cambiamento di

50.0 per 12 mesi consecutivi, l’ultimo indice è risultato il più alto da aprile 2019.

I dati settoriali hanno indicato come la prestazione migliore è stata registrata dal sotto settore dei beni di consumo, che hanno riportato una crescita marginale per il secondo mese consecutivo. I sotto settori dei beni intermedi e di investimento anche se con tassi di declino più deboli, hanno invece continuato a contrarsi.

A livello nazionale, gli indici PMI di gennaio hanno mostrato un aumento generale, con tutte le otto nazioni coperte dall’indagine che hanno registrato indici maggiori rispetto a dicembre.

La Grecia è stata la nazione che ha riportato i risultati migliori, con una crescita che ha raggiunto il livello più alto in cinque mesi. Irlanda e Francia sono state le altre due nazioni a registrare espansioni, ma in entrambi i casi con crescite modeste.

Classifica PMI® Manifatturiero per paese di gennaio

Grecia

54.4

massimo su 5 mesi

Irlanda

51.4

massimo su 9 mesi

Francia

51.1 (flash: 51.0)

massimo su 2 mesi

Paesi Bassi

49.9

massimo su 3 mesi

Austria

49.2

massimo su 9 mesi

Italia

48.9

massimo su 8 mesi

Spagna

48.5

massimo su 5 mesi

Germania

45.3 (flash: 45.2)

massimo su 11 mesi

La Germania ancora una volta è stata la nazione che ha riportato i risultati peggiori, nonostante la crescita abbia raggiunto il livello più alto in undici mesi. Peggioramenti modesti delle condizioni operative sono stati osservati in Italia e Spagna, mentre l’Austria e i Paesi Bassi hanno riportato deterioramenti marginali.

La produzione manifatturiera e i nuovi ordini dell’area euro hanno continuato a diminuire ad inizio anno, anche se in entrambi casi i tassi di contrazione riportati sono stati più deboli di quelli di fine 2019. La modesta riduzione della produzione estende l’attuale sequenza di declino a 12 mesi, mentre i nuovi ordini hanno ormai riportato contrazioni continue da ottobre 2018.

Il tasso di declino dei nuovi ordini è stato comunque il più lento in più di un anno, ed è stato in parte favorito dalla marginale riduzione delle esportazioni.

I dati di gennaio hanno mostrato la presenza di capacità produttiva in eccesso nell’economia dell’eurozona, con la diciassettesima contrazione consecutiva su base mensile del livello del lavoro inevaso, che però è stata la più debole da febbraio 2019.

Inoltre, a gennaio e per il nono mese consecutivo sono stati riportati tagli del personale. Il tasso di contrazione, malgrado non diminuito dal livello record in quasi sette anni di dicembre, è pur sempre rimasto elevato. Ancora una volta la Germania ha guidato la contrazione occupazionale, seguita dalla Spagna dove i livelli occupazionali sono diminuiti al tasso maggiore in più di sei anni.

I manifatturieri dell’area euro hanno inoltre continuato a ridurre la loro attività di acquisto e, sebbene in linea con la tendenza della produzione e dei nuovi ordini, il crollo registrato è stato il più debole in 11 mesi. Le imprese campione hanno continuato, qualora possibile, a preferire l’utilizzo delle rimanenze nei loro magazzini, con il tasso di contrazione delle giacenze dei prodotti finiti che è stato il maggiore in quasi tre anni e mezzo.

Allo stesso tempo, i tempi medi di consegna da parte dei fornitori hanno continuato a migliorare, accorciandosi per l’undicesimo mese consecutivo e influenzando i prezzi di acquisto. Gli ultimi dati hanno mostrato l’ottava diminuzione consecutiva dei costi di acquisto, consentendo ai manifatturieri di poter ridurre ulteriormente i loro prezzi di vendita. Continuando quindi la tendenza iniziata lo scorso luglio, a gennaio diminuiscono i prezzi di fabbrica.

Guardando avanti, ad inizio anno aumenta notevolmente l’ottimismo per quanto riguarda i prossimi 12 mesi e ha raggiunto il livello maggiore da agosto 2018. L’aumento dell’ottimismo è stato generale ma la Grecia, l’Irlanda e i Paesi Bassi sono state le nazioni a riportare i valori più elevati. L’ottimismo è rimasto il più basso in Austria e Germania, nonostante abbia raggiunto rispettivamente i livelli più alti in 16 e 17 mesi.

Commento

Chris Williamson, Chief Business Economist presso IHS Markit, ha dichiarato: “Il settore manifatturiero ha iniziato il 2020 con segnali positivi all’orizzonte. È incoraggiante osservare come i nuovi ordini hanno cambiato tendenza muovendosi verso la stabilizzazione e diminuendo al tasso minore da fine 2018. Con i dati dell’indagine che stanno mostrando la contrazione maggiore delle giacenze da settembre 2016, il rapporto anticipatore della tendenza per la produzione industriale ordini/giacenze è salito al livello più alto in quasi un anno e mezzo. Anche le previsioni di crescita della produzione sono balzate al livello più alto da agosto 2018, con un miglioramento dell’ottimismo generale ma con un incremento importante osservato in Germania. Secondo noi, tale miglioramento aggiunge ulteriori elementi di una ulteriore crescita nei mesi futuri. Ciò significa che la BCE aspetterà ancora un po’ prima di cambiare politica monetaria concentrandosi invece nel riesame della strategia da seguire. I rischi principali che potrebbero in ogni caso offuscare le prospettive future, includono la minaccia di sanzioni commerciali statunitensi e l’aggravarsi della guerra commerciale, danni al commercio causati dalla Brexit così come l’incertezza in merito all’impatto del coronavirus di Wuhan”.

Redazione

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