IHS Markit PMI: contrazione a febbraio per il settore manifatturiero dell’eurozona

 IHS Markit PMI: contrazione a febbraio per il settore manifatturiero dell’eurozona

Così come segnalato dall’Indice finale IHS Markit PMI® del Settore Manifatturiero Eurozona che per la prima volta da giugno 2013 è diminuito al di sotto della soglia di non cambiamento di 50.0, a febbraio continuano a peggiorare le condizioni operative del settore. Dopo le dovute destagionalizzazioni, il PMI ha segnalato 49.3, in discesa da 50.5 di gennaio. Nonostante leggera, la contrazione di febbraio ha posto fine alla sequenza di crescita dell’economia manifatturiera che durava da oltre cinque anni e mezzo.

Analizzando i sotto settori, la debolezza maggiore è stata riportata ancora una volta da quello dei beni intermedi e di investimento. Entrambi hanno riportato peggioramenti delle condizioni operative rispetto al mese precedente. Detto ciò, il sotto settore dei beni di consumo, anche se ad un tasso modesto, risultato il più debole da luglio 2016, ha continuato ad espandersi

Le nazioni che hanno riportato le performance più deboli sono state Germania e Italia. Il PMI tedesco è crollato ulteriormente al di sotto della soglia minima di non cambiamento di 50.0, registrando a febbraio il valore record negativo in 74 mesi. L’Italia ha invece riportato il PMI più basso in quasi sei anni. Sebbene marginale, la Spagna ha inoltre osservato il primo peggioramento delle condizioni operative da novembre 2013.

Allo stesso tempo, pur rimanendo storicamente debole, migliora il PMI della Francia, mentre sono stati riportati peggioramenti in Austria e Paesi Bassi. Grecia e Irlanda sono andate in contro tendenza, e registrano a febbraio PMI più forti.

Classifica PMI® Manifatturiero per Paese di febbraio

Grecia

54.2

massimo su 9 mesi

Irlanda

54.0

massimo su 2 mesi

Paesi Bassi

52.7

minimo su 32 mesi

Austria

51.8

minimo su 37 mesi

Francia

51.5 (flash: 51.4) massimo su 5 mesi

Spagna

49.9

minimo su 63 mesi

Italia

47.7

minimo su 69 mesi

Germania

47.6 (flash: 47.6)

minimo su 74 mesi

Per la prima volta in più di cinque anni e mezzo, a febbraio la produzione manifatturiera dell’eurozona scivola in territorio negativo. La contrazione di febbraio è stata causata dal più forte crollo dei nuovi ordini da aprile 2013. Il difficile clima internazionale caratterizzato da problematiche di natura politica e commerciale, ha determinato che le esportazioni, incluso il commercio intra eurozona, sono diminuite per il quinto mese consecutivo e al tasso maggiore in più di sei anni.

Nonostante la leggera contrazione della produzione, rimane evidente l’aumento della capacità produttiva in eccesso. Il lavoro inevaso è diminuito per il sesto mese consecutivo e al tasso maggiore da aprile 2013. Anche le giacenze dei prodotti finiti sono risultate più alte per quinto mese consecutivo ma solo leggermente e ad un tasso di gran lunga inferiore rispetto al record riportato ad inizio anno.

Nonostante la continua contrazione di produzione, nuovi ordini e lavoro inevaso, le imprese manifatturiere a febbraio hanno continuato ad assumere ad un tasso elevato. La crescita occupazionale mensile è stata sostenuta e continua da settembre 2014, con la Germania che ha registrato l’espansione maggiore subito dopo seguita da Grecia e Irlanda. In contrasto, aumenti occupazionali solo marginali sono stati riportati in Italia e Spagna.

Allo stesso tempo, continuano ad indebolirsi a febbraio le pressioni sui prezzi di acquisto. La riduzione è stata dovuta alla contrazione dei prezzi dei prodotti derivati dal petrolio e dalla riduzione delle difficoltà legate alla fornitura, che ha riportato solo un leggero allungamento dei tempi medi di consegna. I prezzi di acquisto sono aumentati al livello più lento da ottobre 2016. Una tendenza simile è stata osservata per i prezzi di vendita, aumentati al tasso più debole da fine 2016. Tra le nazioni monitorate, la pressione dei prezzi è risultata maggiore in Irlanda, e in paragone, nettamente inferiore in Spagna.

Per concludere, la crescente contrazione dei nuovi ordini, più le preoccupazioni sulla politica interna e sugli sviluppi commerciali a livello internazionale, hanno di nuovo avuto un impatto sull’ottimismo futuro. L’ottimismo generale è crollato dal livello più alto in quattro mesi di gennaio ed è stato il più debole osservato durante gli ultimi sei anni.

Commento

Chris Williamson, Chief Business Economist presso IHS Markit ha dichiarato: “Il settore manifatturiero dell’euro zona si trova nella più profonda crisi in quasi sei anni, con tutti gli indicatori che anticipano le tendenze che suggeriscono la possibilità di un ulteriore peggioramento sia possibile approcciando la primavera. A destare la maggiore preoccupazione è la tendenza al ribasso dei nuovi ordini, diminuiti ad un tasso più veloce della produzione e ad un livello mai osservato in sette anni. Ciò significa che la produzione probabilmente si ridurrà ulteriormente nei prossimi mesi, a meno che la domanda non si riprenda. Il rapporto tra l’indice dei nuovi ordini e le giacenze è diminuito al livello più basso dal 2012, con parecchie aziende che hanno riportato un eccesso di livelli di magazzino. Di conseguenza aumenta la capacità in eccesso. Ciò significa che le aziende probabilmente faranno più attenzione ad assunzioni ed investimenti, concentrandosi invece sul controllo dei costi. Allo stesso tempo, l’indebolimento della domanda è stato accompagnato da una forte riduzione delle pressioni inflazionistiche, sino a raggiungere il livello più basso da fine 2016. Le imprese manifatturiere hanno riportato sì un rallentamento dell’inflazione dei costi ma anche una carenza di potere decisionale nel fissare i prezzi. La contrazione è stata guidata da Germania e Italia, ma anche la Spagna è adesso scivolata in territorio di contrazione e solo una modesta crescita è stata osservata in Francia, Austria e Paesi Bassi. In aggiunta alle diffuse preoccupazioni sulla guerra commerciale, spesso collegata alle tariffe USA, e ai problemi riguardanti le previsioni dell’economia globale, le imprese riportano che l’elevata incertezza politica, data anche dalla Brexit, sta colpendo la domanda e causando una maggiore avversione al rischio”.

Redazione

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