IHS Markit PMI: forte crescita dell’eurozona segnalata a giugno

 IHS Markit PMI: forte crescita dell’eurozona segnalata a giugno

Dopo aver calcolato i fattori stagionali, l’Indice Composito IHS Markit PMI® della Produzione nell’Eurozona si è rafforzato salendo a giugno a 52.2 da 51.8 di maggio, posizionandosi su un valore leggermente superiore alla recente stima flash di 52.1. La lettura PMI di giugno ha registrato il valore più alto da novembre 2018, indicando un’espansione della crescita economica dell’eurozona.

L’indice principale, tuttavia, maschera la forte divergenza delle prestazioni dei settori nel mese di giugno. Se l’economia terziaria ha felicemente riscontrato una forte crescita dell’attività che peraltro è stata la migliore in otto mesi, il manifatturiero ha continuato a registrare un peggioramento, con la quinta flessione mensile consecutiva della produzione di beni ad uno dei tassi maggiori degli ultimi sei anni.

Dal punto di vista nazionale, l’Irlanda continua a segnare la prestazione più forte grazie alla forte crescita del settore terziario. La Francia ha indicato la prestazione migliore in 7 mesi, con la netta espansione della produzione manifatturiera e terziaria.

Allo stesso tempo, Germania e Spagna hanno indicato a giugno valori di crescita invariati. L’Italia ha indicato i risultati più deboli, registrando tuttavia il primo leggero aumento dell’attività complessiva da marzo.

La forte espansione dell’economia dell’eurozona ha beneficiato del quarto aumento mensile consecutivo del volume dei nuovi ordini.

Classifica del PMI Composito per Paese:

Irlanda 54.4 massimo in 4 mesi
Francia 52.7 (flash: 52.9) massimo in 7 mesi
Germania 52.6 (flash: 52.6) invariato
Spagna 52.1 invariato
Italia 50.1 massimo in 3 mesi

Anche se ha indicato il valore più alto da novembre, la crescita dei nuovi ordini è stata generalmente modesta. Come per l’attività, il miglioramento delle commesse in entrata ha risentito del nuovo peggioramento mensile del settore manifatturiero.

Visto che l’attività complessiva ha indicato un tasso di crescita più rapido dei nuovi ordini, le aziende hanno continuato a ridurre il cumulo di ordini in giacenza. I dati dell’indagine di giugno hanno registrato un calo delle commesse inevase per il quarto mese consecutivo, nonostante il tasso sia stato lieve e il più lento dell’attuale sequenza di contrazione.

L’aumento della capacità operativa ha inoltre permesso alle aziende di tenere sotto controllo il carico di lavoro. I livelli occupazionali di giugno sono aumentati fortemente, estendendo l’attuale ininterrotto periodo di espansione a 56 mesi. A livello nazionale, la Germania e l’Irlanda si sono posizionate in testa alla classifica dell’aumento di posti di lavoro.

A giugno, la pressione sui prezzi ha mostrato di nuovo segni di indebolimento. I costi di acquisto hanno indicato il più lento tasso di crescita da settembre 2016, spinti al ribasso soprattutto dalla prima contrazione in tre anni registrata nel manifatturiero. Anche se i prezzi di vendita hanno continuato a salire, il rialzo di giugno è stato solo modesto e ad uno dei tassi più deboli degli ultimi due anni.

Per concludere, le attuali preoccupazioni sulle condizioni del commercio globale hanno provocato il secondo mese consecutivo di crollo della fiducia, che ha indicato il valore minimo in 50 mesi, eguagliando complessivamente il tasso dello scorso dicembre.

Servizi

L’Indice PMI® IHS Markit dell’attività economica del terziario nell’eurozona è rimasto comodamente superiore a 50.0, soglia di non cambiamento che separa la crescita dalla contrazione. Aumentando a 53.6, da 52.9 di maggio, l’indice ha registrato la più forte crescita dell’attività da ottobre 2018.

Tutte le nazioni monitorate hanno registrato un aumento dell’attività rispetto al mese precedente, con ai primi posti l’Irlanda e la Germania. L’Italia invece ha indicato solo un incremento marginale.

Il complessivo aumento dell’attività terziaria nella zona euro è stato associato ad un incremento di portata simile e più forte del volume dei nuovi ordini. Questo ha provocato pressione sulle capacità, come evidenziato dalla maggiore espansione delle commesse inevase da novembre.

Di conseguenza il tasso di creazione di posti di lavoro è stato più rapido all’interno dell’intera economia terziaria dell’eurozona. I numeri più alti dell’incremento occupazionale sono stati rilevati in Germania, seguita dall’Irlanda. In Francia e in Italia si è registrata una forte crescita degli organici.

In quest’ultimo mese, la ragione principale a causare l’inflazione generale delle spese operative è legata all’aumento dei costi salariali. Tuttavia, l’aumento netto dei costi è stato il più debole da settembre 2017. Al contrario le tariffe sono aumentate ad un tasso poco più rapido, mantenendosi però inferiori ai costi.

Infine, la fiducia di giugno è scivolata ai minimi in quattro anni e mezzo. Dagli ultimi dati, le aziende terziarie tedesche e francesi sembrano quelle meno fiduciose su un aumento dell’attività, da qui ad un anno.

Commento

Chris Williamson, Chief Business Economist presso IHS Markit ha dichiarato: “Il PMI dell’indagine di giugno ci mostra una ripresa della crescita economica dell’eurozona alla fine del secondo trimestre, ma sarebbe un errore sovrastimare tale rialzo. L’indagine indica una crescita del PIL del solo 0.2% in questo secondo trimestre ed il peggioramento delle aspettative di vendita per l’anno prossimo, che ha segnato uno dei valori più bassi in oltre quattro anni, mostrando quindi ancora un cupo clima economico. Prevale il rischio di ulteriori contrazioni visto questo contesto di guerre commerciali, di incertezza geopolitica in aumento e di rallentamento della crescita economica globale. Per gli stati più grandi, i dati dell’indagine rispecchiano il forte rallentamento della crescita del PIL a 0.4% in Spagna e solo un modesto 0.2% di espansione in Francia e Germania. L’Italia si prepara a riportare una contrazione dello 0.1%. La crescita è dovuta soprattutto al settore terziario che ha contribuito a controbilanciare la profonda recessione del manifatturiero. Tuttavia, preoccupa di più il fatto che più a lungo il manifatturiero resta in contrazione, maggiormente aumentano le possibilità che tale debolezza si riversi sul settore terziario, la cui resistenza finora al crollo del manifatturiero appare sempre più singolare. Le pressioni inflazionistiche sono inoltre diminuite visto che il calo della domanda ha costretto le aziende ad essere più competitive. Considerata la debole crescita attuale e futura segnalata dal PMI e la minore pressione inflazionistica, nei prossimi mesi prevediamo l’utilizzo di nuovi stimoli da parte della BCE”.

Redazione

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