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IHS Markit PMI: il settore manifatturiero dell’eurozona si contrae al tasso più veloce dalla fine del 2012

Ad un tasso accelerato, continua a contrarsi a luglio il settore manifatturiero dell’area euro. L’ultimo indice finale IHS Markit PMI®, del Manifatturiero dell’Eurozona si è attestato al di sotto della soglia di non cambiamento di 50.0 che separa la crescita dalla contrazione per il sesto mese consecutivo, e attestandosi a 46.5, ha mostrato il peggioramento più elevato delle condizioni operative da dicembre 2012. L’indice è risultato più basso rispetto a 47.6 di giugno ma leggermente più alto se paragonato alla precedente stima flash di luglio di 46.4.

Tra i tre sotto settori monitorati dall’indagine, contrazioni continue sono state osservate in quelli dei beni intermedi e di investimento. In quest’ultimo, il deterioramento è stato il maggiore da novembre 2012. In contrasto, la crescita è stata sostenuta tra i produttori di beni di consumo.

La Germania è rimasta la fonte della debolezza, con la relativa economia manifatturiera che ha registrato il più forte peggioramento delle condizioni operative in sette anni. L’Austria ha riportato il più basso PMI in quasi cinque anni, mentre sono stati riportati valori inferiori al 50.0 anche in Francia, Irlanda, Italia e Spagna.

A differenza, Paesi Bassi e Grecia hanno continuato a crescere, anche se l’espansione olandese è stata solo marginale e invariata rispetto al valore più basso in sei anni di giugno.

Classifica PMI® Manifatturiero per paese di luglio

Grecia 54.6 massimo su 3 mesi
Paesi Bassi 50.7 nessuna variazione
Francia 49.7 (flash: 50.0) minimo su 4 mesi
Irlanda 48.7 minimo in 75 mesi
Italia 48.5 massimo su 2 mesi
Spagna 48.2 massimo su 2 mesi
Austria 47.0 minimo su 57 mesi
Germania 43.2 (flash: 43.1) minimo su 84 mesi

La contrazione generale del settore manifatturiero è stata causata principalmente dalla forte contrazione dei nuovi ordini. Gli ultimi dati hanno mostrato come il declino è stato il secondo più forte registrato dall’indagine in appena più di sei anni, superato solo dalla contrazione di marzo ed è stato causato dalle attuali tensioni commerciali, dalla difficoltà del settore automobilistico e dalle incertezze politiche che continuano ad avere un impatto sulla domanda sia nazionale che estera. Il commercio estero, incluso lo scambio intra eurozona, è peggiorato al tasso maggiore da novembre 2011, con il settore manifatturiero tedesco che ha riportato la contrazione maggiore e la più veloce in più di dieci anni.

Il peggioramento della tendenza dei nuovi ordini ha causato una riduzione della produzione e dell’attività di acquisto tra i produttori manifatturieri dell’area euro. La produzione è stata ridotta al tasso maggiore da aprile 2013, mentre la diminuzione dell’attività di acquisto è stata la maggiore osservata dalla fine del 2012. I manifatturieri hanno espresso la preferenza di utilizzare le giacenze per le proprie esigenze produttive, con gli ultimi dati che hanno indicato il crollo maggiore della giacenza degli acquisti in quasi sei anni. Le giacenze di magazzino sono risultate ridotte solo per la seconda volta durante gli ultimi dieci mesi.

Conseguentemente alla contrazione dell’attività di acquisto, si accorciano i tempi medi di consegna dei fornitori ad un tasso che è stato leggermente più lento rispetto al valore più alto in dieci anni di giugno. A causa dell’eccessiva disponibilità di alcune materie prime, al tasso maggiore da aprile 2016 peggiorano i costi di acquisti dei manifatturieri. Con il crollo dei costi, e il forte peggioramento della domanda di mercato, le imprese manifatturiere dell’area euro, per la prima volta in appena meno di tre anni, hanno deciso di applicare sconti alle loro tariffe.

L’undicesimo mese consecutivo di calo del lavoro inevaso al tasso mai osservato in sette anni ha evidenziato a luglio segnali di eccessiva capacità produttiva nel settore manifatturiero. Ciò di conseguenza ha causato una notevole riduzione dei livelli occupazionali, la terza consecutiva su base mensile e la maggiore registrata dall’indagine da maggio 2013, con la maggiore concentrazione di tagli riportati in Germania.

Il livello occupazionale non è stato soltanto compromesso dalla contrazione dell’attuale carico di lavoro ma anche dalle crescenti preoccupazioni circa le condizioni operative future. I dati dell’indagine di luglio hanno indicato una forte contrazione del livello di ottimismo che ha raggiunto il livello più basso da fine 2012. La Germania ha registrato di gran lunga le previsioni più pessimistiche per quanto riguarda la produzione dei prossimi 12 mesi.

Commento

Chris Williamson, Chief Business Economist presso IHS Markit ha dichiarato: “Tutti i PMI dell’eurozona mostrano valori negativi allarmando circa lo stato di salute del settore manifatturiero della regione. Il mese di luglio ha osservato tagli occupazionali e della produzione ai tassi più veloci in più di sei anni a causa del forte declino degli ordini ricevuti. I prezzi sono diminuiti al tasso maggiore in più di tre anni in quanto le aziende hanno cercato di essere più competitive offrendo sconti cercando di limitare le perdite di fatturato. Anche gli indici indicatori di tendenze hanno riportato contrazioni. L’attività di acquisto è crollata ad un livello mai osservato dal 2012 in quanto le aziende si sono preparate alla più debole produzione a breve termine. Allo stesso modo le aspettative per l’anno prossimo sono diminuite al livello più basso in più di sei anni e mezzo. La Germania ha guidato la contrazione, rispecchiando l’ennesimo peggioramento delle condizioni del mercato automobilistico e il crollo globale di domanda per attrezzature aziendali. Ad ogni modo, la produzione sta inoltre crollando in Italia, Francia, Spagna, Irlanda e Austria e è vicina allo stallo nei Paesi Bassi. La Grecia di gran lunga sta andando in contro tendenza. Le crescenti preoccupazioni di natura geopolitica, incluse le guerre commerciali e la Brexit, le preoccupazioni circa il rallentamento della crescita economica sia nazionale che estera sono state le ragioni largamente riportate che hanno colpito la domanda e l’ottimismo circa le previsioni future. Desta comunque preoccupazione il fatto che, nonostante i responsabili decisionali e politici si siano allarmati sempre più per il deterioramento delle condizioni, la politica monetaria forse non è in grado di affrontare queste difficoltà”.

Redazione

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