IHS Markit PMI®: il settore terziario provoca l’ennesima contrazione dell’economia dell’eurozona

 IHS Markit PMI®: il settore terziario provoca l’ennesima contrazione dell’economia dell’eurozona

Il settore privato dell’eurozona registra un difficile inizio 2021 indicando la terza contrazione mensile consecutiva e accelerata della produzione. Questo è stato evidenziato dall’Indice IHS Markit PMI® della Produzione Composita che, una volta destagionalizzato, ha registrato a gennaio 47.8, valore in discesa rispetto a 49.1 di dicembre.

Ancora una volta il freno principale dell’economia è stato il terziario, che ha registrato il quinto calo mensile dell’attività e ad un tasso più sostenuto di dicembre. Il manifatturiero è rimasto in territorio positivo, con la settima espansione mensile consecutiva della produzione, malgrado quest’ultima sia stata la più lenta della sequenza di crescita.

Tra i principali paesi dell’eurozona, a gennaio solo la Germania ha indicato un aumento della produzione del settore privato, ma l’espansione si è indebolita fino a registrare il valore più basso in sette mesi. Tutte le altre nazioni hanno mostrato una contrazione dell’attività, tuttavia con forti divergenze.

In Francia ed in Italia si è registrato un forte peggioramento, mentre il maltempo in Spagna ha aggravato gli effetti delle restrizioni locali attuate per frenare la pandemia causando un forte crollo dell’attività. In Irlanda ad inizio anno, l’utilizzo delle giacenze  accumulate a dicembre dalle aziende manifatturiere a causa della Brexit e il doppio effetto delle restrizioni e dei nuovi accordi commerciali inglesi sul settore dei servizi, hanno causato una netta contrazione dell’attività.

Classifica del PMI* Composito per Paese:

Germania 50.8 (flash: 50.8) minimo in 7 mesi

Francia 47.7 (flash: 47.0) minimo in 2 mesi

Italia 47.2 massimo in 3 mesi

Spagna 43.2 minimo in 2 mesi

Irlanda 40.3 minimo in 8 mesi

Gli ultimi dati sull’eurozona hanno indicato un forte calo del flusso dei nuovi ordini per il quarto mese consecutivo. Al momento, le restrizioni dovute al Covid-19 sono rimaste il fattore principale che ha pesato sulle vendite all’interno dell’area euro, soprattutto all’interno dei mercati nazionali visto che le esportazioni hanno continuato a migliorare registrando un modesto rialzo per il secondo mese consecutivo.

Nel frattempo, a gennaio si è registrato un forte calo dei livelli occupazionali, estendendo l’attuale periodo di contrazione a 11 mesi. Il tasso di calo è stato tuttavia marginale ed il più debole della sequenza di riduzione di posti di lavoro. Così come evidenziato dall’ennesimo, ma marginale, crollo del livello del lavoro inevaso, le aziende hanno potuto gestire comodamente il carico di lavoro.

Nel frattempo, le pressioni inflazionistiche di gennaio si sono intensificate, soprattutto nel manifatturiero. Dai dati raccolti nel corso dell’indagine, l’inflazione dei costi è accelerata fino a segnare il valore più alto in due anni. Malgrado ciò, le pressioni competitive e la difficile situazione economica hanno contribuito a ridurre il potere sui prezzi di vendita che a gennaio sono modestamente diminuiti e per l’undicesimo mese consecutivo.

Concludendo, la fiducia sul futuro resta a gennaio in territorio positivo, con un livello di ottimismo poco variato rispetto a dicembre, il che è strettamente legato alle speranze di successo della distribuzione del vaccino contro il Covid-19 nei mesi a venire.

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L’Indice IHS Markit PMI® dell’Attività Terziaria dell’eurozona di gennaio è di nuovo sceso sotto la soglia di non cambiamento di 50.0, scivolando a 45.4 da 46.4 di dicembre. Gli ultimi dati hanno segnato il quinto mese consecutivo in cui il valore dell’indice si posiziona al di sotto della soglia di non cambiamento di 50.0.

Tutte e cinque le nazioni monitorate dall’indagine hanno registrato un calo dell’attività rispetto al mese precedente e soprattutto l’Irlanda che ha indicato il calo più forte da maggio scorso. Francia e Germania hanno registrato le contrazioni più deboli dell’attività.

Ancora una volta, il peggioramento dei dati aggregati dell’attività dell’eurozona è collegato al calo similare del flusso dei nuovi ordini dei servizi, in diminuzione per il sesto mese consecutivo. Si è anche registrata una contrazione del flusso delle commesse estere, di nuovo forte ma rallentata al valore minimo in quasi un anno.

Sempre a gennaio i livelli occupazionali segnano di nuovo un calo anche se ad un tasso marginale e il più debole nel corso degli ultimi 11 mesi consecutivi di contrazione. Sia in Germania che in Francia c’è stata una crescita delle assunzioni, che ha compensato i tagli avvenuti nel resto dell’eurozona.

Nel frattempo, l’inflazione dei costi si è leggermente innalzata, toccando un picco da agosto scorso. Con i prezzi di vendita in calo accelerato, i margini sono rimasti sotto pressione.

Guardando ai prossimi 12 mesi, la fiducia sul futuro è diminuita rispetto a dicembre restando però in solido territorio positivo. L’ottimismo è stato più alto in Italia, seguita dalla Spagna.

Commento

Chris Williamson, Chief Business Economist presso IHS Markit, ha dichiarato quanto segue: “Come previsto, l’economia dell’eurozona ha subìto un difficile inizio anno poiché gli sforzi fatti per contenere la diffusione del Covid-19 hanno continuato a colpire l’attività economica, specialmente nel settore terziario. La crescita del manifatturiero ha di nuovo compensato parte della debolezza del terziario, anche se la produzione di beni ha registrato un rallentamento della crescita a causa della diminuzione della domanda e dei ritardi delle forniture, spesso legati alla pandemia. È dunque presumibile aspettarsi una contrazione del PIL nel primo trimestre, anche se con l’attuale andamento il tasso sarà probabilmente modesto rispetto ai crolli cui abbiamo assistito nella prima metà del 2020. Detto ciò, con le misure di contenimento che probabilmente limiteranno l’economia dell’eurozona nei prossimi mesi e forse fino al secondo trimestre, vista la lentezza del processo di vaccinazione, l’attenzione si concentrerà sulla necessità di politiche fiscali e monetarie di sostegno, soprattutto per prevenire nuovi tagli occupazionali nei settori colpiti maggiormente quali l’accoglienza, viaggi e turismo e la vendita al dettaglio. Molte aziende, con l’aumento dei costi, hanno subito un altro duro colpo, con prezzi di acquisto saliti al record in due anni e il conseguente restringimento dei margini. In molti casi, tuttavia, questo rispecchia la mancanza di capacità produttiva a breve termine e il ritardo dei trasporti, fattori che nei prossimi mesi dovrebbero attenuarsi, contribuendo così ad alleviare tali pressioni sui costi”.

Redazione

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