IHS Markit PMI: la crescita manifatturiera in Italia rallenta per i problemi causati dalla variante Omicron

 IHS Markit PMI: la crescita manifatturiera in Italia rallenta per i problemi causati dalla variante Omicron

Secondo gli ultimi dati PMI®, anche se con un notevole rallentamento della spinta di crescita, il settore manifatturiero italiano ha aperto il 2022 con un’altra forte prestazione. La produzione è aumentata al tasso più debole in 12 mesi a causa di un’espansione molto più lenta dei nuovi ordini, la riduzione del personale e le interruzioni legate al Covid-19.

Rimangono elevate le interruzioni sulla catena di distribuzione, anche se la diffusione dei ritardi si è ridotta leggermente, raggiungendo il livello minore da agosto. Il tasso di inflazione dei prezzi di acquisto è aumentato a un ritmo molto più lento ed è stato il più debole da marzo 2021.

L’Indice destagionalizzato PMI (Purchasing Managers Index®) IHS Markit del settore manifatturiero italiano – che con una sola cifra fornisce un quadro degli sviluppi delle condizioni generali del settore manifatturiero – a gennaio ha raggiunto 58.3, segnalando il diciannovesimo mese consecutivo di miglioramento mensile dello stato di salute del settore, ad un tasso che in generale è risultato elevato. Il valore di gennaio è tuttavia diminuito da 62.0 di dicembre indicando una riduzione della crescita.

I dati di gennaio hanno indicato più lenti tassi di incremento sia della produzione che dei nuovi ordini, i primi con un rallentamento più evidente. Malgrado sia stato ancora elevato, il tasso di espansione della produzione è stato il più lento in 12 mesi, e alcune aziende campione hanno notato come i ritardi nelle consegne ed i problemi legati al Covid-19 abbiano avuto un impatto sulla produzione.

Le condizioni della domanda sono rimaste più resistenti, il volume dei nuovi ordini infatti è notevolmente aumentato con dati che hanno registrato una domanda forte. Detto questo, il tasso di crescita è rallentato al livello più lento da febbraio dello scorso anno.

I nuovi ordini esteri hanno seguito una tendenza simile aumentando ulteriormente ma ad un tasso in forte riduzione da dicembre.

Gli altri indicatori hanno mostrato come nell’ultima indagine la catena di distribuzione sia rimasta sotto pressione. I tempi medi di consegna si sono allungati nuovamente e le aziende campione l’hanno attribuito alla carenza di materiale, ai problemi sui trasporti e alle restrizioni anti Covid-19. I ritardi registrati sono stati però i meno diffusi in cinque mesi.

I problemi inerenti alla fornitura sono stati inoltre in parte attribuiti all’ulteriore incremento dell’attività di acquisto presso le imprese manifatturiere italiane a gennaio, con alcune aziende campione che hanno accumulato le loro giacenze per proteggersi da eventuali carenze. Malgrado fosse il più

lento in quattro mesi, il tasso generale di aumento degli acquisti è stato elevato.

Allo stesso tempo, a gennaio è rimasta evidente la pressione sulla capacità delle aziende manifatturiere italiane. Il lavoro inevaso è di nuovo aumentato anche se ad un tasso in rallentamento dal picco di dicembre. Secondo le aziende appartenenti all’indagine, i problemi legati alla fornitura e quelli col personale hanno causato l’ultimo incremento.

In risposta alle pressioni sulla capacità, ancora una volta le aziende hanno assunto a gennaio personale aggiuntivo. Il tasso di creazione occupazionale mensile è rimasto invariato ed in generale elevato.

Riguardo ai prezzi, il maggiore costo dei materiali, la carenza, le maggiori tariffe per i trasporti e l’innalzamento del costo dell’energia sono stati fattori tutti collegati dalle aziende campione all’ultimo aumento della pressione dei costi. Il tasso di inflazione è rallentato segnando il livello più basso in dieci mesi pur rimanendo rapido. Le imprese manifatturiere hanno di conseguenza aumentato a gennaio i loro prezzi di vendita al tasso record.

Per concludere, pur rimanendo generalmente ottimistica, la previsione per l’attività futura di gennaio è risultata la più debole da aprile 2020.

Commento

Lewis Cooper, Economist di IHS Markit, analizzando gli ultimi dati dell’indagine ha dichiarato: “Il settore manifatturiero italiano ha iniziato il 2022 con un’altra forte prestazione, anche se ci sono stati segnali che a gennaio la variante Omicron ha ostacolato il settore. La crescita della produzione è infatti diminuita al livello più lento in un anno e la crescita della domanda ha indicato un indebolimento, con le aziende che hanno riportato carenze del personale e ritardi delle consegne collegati al Covid-19 che hanno avuto un impatto sulla produzione. Detto questo, la crescita generale della produzione è stata elevata rispetto agli standard storici. I dati di gennaio hanno portato buone notizie riguardo ai prezzi e alla catena di distribuzione. Il tasso di inflazione dei costi è rallentato al livello più debole da marzo e i ritardi dei tempi medi di consegna sono stati i meno diffusi in cinque mesi. Detto ciò, le preoccupazioni sulle difficoltà che sta avendo la catena distributiva e l’aumento dei prezzi di acquisto hanno continuato ad influenzare le aspettative delle aziende per la produzione del prossimo anno, con l’ottimismo in moderazione al livello più basso da aprile 2020. Il settore rimane in generale in buona posizione ad inizio anno. I problemi causati dalla variante Omicron hanno avuto un impatto sullo slancio di crescita, ma in generale la domanda resta forte e i produttori manifatturieri hanno continuato ad evitare i considerevoli effetti dei problemi inerenti al Covid-19.”

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