IHS Markit PMI Settore Manifatturiero Eurozona: il PMI crolla al livello più basso da ottobre 2012

Al tasso maggiore in appena meno di sette anni, peggiorano a settembre le condizioni operative del settore manifatturiero dell’area euro. Dopo le dovute destagionalizzazioni, l’indice finale IHS Markit PMI®, del Manifatturiero dell’Eurozona da 47.0 di agosto è diminuito a 45.7 e ha raggiunto il livello più basso da ottobre 2012. Gli ultimi dati hanno mostrato l’ottavo mese consecutivo che il PMI ha registrato un valore al di sotto della soglia di non cambiamento di 50.0.

Tutti i tre sotto settori monitorati dall’indagine hanno mostrato un peggioramento delle condizioni operative. Il sottosettore dei beni di investimento ha registrato il peggioramento più cospicuo, seguito da quello dei beni intermedi. I produttori di beni di consumo hanno registrato un PMI al di sotto della soglia di non cambiamento di 50.0 per la prima volta da novembre 2013.

Generalmente parlando, la contrazione manifatturiera della regione è stata causata dal più veloce peggioramento delle condizioni operative in Germania, con il rispettivo PMI che è crollato al livello più basso da giugno 2009. Anche l’Austria ha fatto i conti con una notevole contrazione, mentre Spagna, Italia e Irlanda hanno anche registrato a settembre valori inferiori a 50.0.

Allo stesso tempo, la Francia è a malapena cresciuta, mentre i Paesi Bassi hanno riportato una crescita modesta. Tra tutte le nazioni, nonostante il tasso di espansione sia diminuito al livello più basso in tre mesi, la Grecia rimane l’unica a registrare i risultati migliori.

Classifica PMI® Manifatturiero per paese di settembre

Grecia 53.6 minimo su 3 mesi
Paesi Bassi 51.6 invariato
Francia 50.1 (flash: 50.3) minimo su 2 mesi
Irlanda 48.7 massimo su 2 mesi
Italia 47.8 minimo su 6 mesi
Spagna 47.7 minimo su 77 mesi
Austria 45.1 minimo su 83 mesi
Germania 41.7 (flash: 41.4)  minimo su 123 mesi

Il crollo dell’indice PMI è stato principalmente causato dalla più forte contrazione dei nuovi ordini da ottobre 2012. Tutte le nazioni, ad eccezione di Grecia e Paesi Bassi hanno osservato una riduzione dei nuovi ordini, con la Germania che ha registrato un notevole crollo che è stato il maggiore da aprile 2009.

L’indebolimento della domanda è stato evidente sia nel mercato interno che nelle esportazioni, con gli ultimi dati che mostrano come gli ordini destinati all’estero, incluso il commercio intra eurozona, sono crollati ad un tasso solo leggermente più debole del valore record in quasi otto anni di luglio.

La debole tendenza dei nuovi ordini ha influenzato negativamente la produzione, con l’indagine di settembre che ha mostrato il crollo mensile maggiore da fine 2012. Ciononostante, persistono i segnali di eccesso di capacità produttiva, con il lavoro inevaso che è stato ridotto ad un tasso elevato. Tale contrazione ha conseguentemente posto pressioni sull’occupazione, con gli ultimi dati che hanno mostrato il quinto mese consecutivo di riduzione dei livelli del personale, al tasso maggiore da aprile 2013.

I minori livelli di produzione e nuovi ordini hanno spinto le aziende a ridurre a settembre la loro attività di acquisto per il decimo mese consecutivo. Il tasso della riduzione dell’attività di acquisto è stato inoltre il maggiore in quasi sette anni e spiega il settimo mese consecutivo di miglioramento dei tempi medi di consegna dei fornitori.

Con il vacillare della domanda e poche evidenze di difficoltà relative all’offerta, continuano a diminuire i prezzi medi di acquisto. Tale contrazione estende l’attuale periodo di deflazione a quattro mesi ad un tasso di contrazione che è stato il maggiore registrato (già registrato un’altra volta) da aprile 2016. Le aziende manifatturiere hanno potuto ridurre di conseguenza i loro prezzi di vendita per il terzo mese consecutivo e ad un tasso leggermente più veloce.

Infine, con le attuali preoccupazioni per quanto riguarda la Brexit e il negativo effetto sul commercio dato dalla guerra commerciale tra Usa e Cina, rimane invariato rispetto ad agosto l’ottimismo, riportando quindi ancora una volta il livello più basso da novembre 2012. Le aziende tedesche, per l’ennesima volta, sono risultate pessimiste per quanto riguarda il futuro, così come quelle austriache. Inoltre, ad eccezione dei Paesi Bassi, a settembre il livello di ottimismo è stato più basso in tutte le nazioni monitorate dall’indagine.

Commento

Chris Williamson, Chief Business Economist presso IHS Markit, ha dichiarato: “Va di male in peggio lo stato di salute del settore manifatturiero dell’eurozona, con l’indagine PMI che ha indicato la contrazione maggiore in quasi sette anni e che manda segnali sempre più preoccupanti per il quarto trimestre. Il PMI di settembre mostra come la produzione manifatturiera stia crollando ad un tasso trimestrale superiore all’1%. Tale contrazione rappresenta un forte freno per il PIL durante il terzo trimestre. La Germania guida la contrazione con il relativo PMI in discesa a livelli mai osservati dal 2009, ma Italia e Spagna stanno riportando crescenti riduzioni, mentre il settore manifatturiero in Francia è in una situazione di stallo. È possibile che il peggio debba ancora venire, infatti gli anticipatori delle tendenze (per esempio il rapporto ordini/giacenze) stanno peggiorando ulteriormente durante il mese. Le aziende inoltre sono rimaste abbastanza pessimiste per quanto riguarda l’anno prossimo. A causa delle preoccupazioni circa la guerra commerciale, i segnali di rallentamento della crescita economica globale e i timori di natura geopolitica, inclusa l’ansia crescente causata dalla Brexit, l’ottimismo scende infatti al livello più basso in circa sette anni. I tagli occupazionali al tasso più veloce da inizio 2013 aggiungono ulteriori preoccupazioni. Tale fenomeno non è solo indicativo di come il settore manifatturiero si stia preparando per ulteriori guai in vista, ma aggiunge inoltre il rischio che il deterioramento del mercato del lavoro potrebbe colpire le famiglie e il settore dei servizi”.

Redazione

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