IHS Markit PMI Settore Manifatturiero Italiano: anche se con un tasso di contrazione più debole, continua a diminuire la produzione

 IHS Markit PMI Settore Manifatturiero Italiano: anche se con un tasso di contrazione più debole, continua a diminuire la produzione

Ad inizio anno, sebbene con segnali di stabilizzazione, il settore manifatturiero italiano rimane in territorio di contrazione. Produzione, nuovi ordini e livelli occupazionali sono diminuiti a tassi più bassi rispetto a dicembre e migliora il livello di ottimismo. Allo stesso tempo, i costi di acquisto sono rimasti generalmente invariati mentre i prezzi di vendita sono aumentati per la prima volta in tre mesi.

L’Indice PMI® (Purchasing Managers Index®) IHS Markit del settore manifatturiero italiano – che con una sola cifra dà un’immagine degli sviluppi delle condizioni generali del settore manifatturiero – è aumentato a gennaio a 48.9, da

46.2 di dicembre. Nonostante abbia segnalato la sedicesima contrazione consecutiva mensile dello stato di salute del settore manifatturiero italiano, l’ultimo valore mostra il declino più debole da maggio 2019.

Così come successo durante l’ultimo anno e mezzo, le imprese manifatturiere italiane hanno registrato a gennaio un crollo della produzione. Detto ciò, la contrazione è stata la minore da settembre e, secondo le imprese campione, è stata causata principalmente dai minori ordini ricevuti.

La produzione ha continuato a diminuire nel sotto settore dei beni intermedi e in maniera piuttosto elevata in quello dei beni di investimento. Il ritorno alla crescita presso le aziende manifatturiere dei beni di consumo rappresenta invece una nota positiva.

A causa dell’ennesimo deterioramento delle condizioni di domanda, diminuiscono ancora una volta i nuovi ordini totali. Anche i nuovi ordini esteri hanno riportato una flessione, con alcune aziende che hanno sottolineato una debolezza del mercato automobilistico globale. Ad ogni modo, in entrambi i casi, i tassi di contrazione sono diminuiti rispetto ai tassi elevati osservati durante il mese precedente.

Conseguentemente alla continua riduzione dei nuovi ordini, le aziende del settore sono state capaci di concentrarsi sugli ordini in fase di lavorazione, che a gennaio di conseguenza sono diminuiti notevolmente.

Per l’ottavo mese consecutivo le imprese manifatturiere italiane hanno ridotto il loro livello del personale non rimpiazzando il personale dimissionario. Detto ciò, il tasso dei tagli occupazionali è stato marginale ed è diminuito al livello più debole da agosto.

Le aziende hanno mostrato ad inizio anno una certa cautela nel gestire i loro magazzini, infatti sia il livello delle giacenze degli acquisti che dei prodotti finiti sono in diminuzione. La contrazione delle giacenze è stata elevata e la più veloce da ottobre 2017 e pare che i minori livelli di produzione abbiano contribuito a tale crollo.

Assieme alla contrazione delle giacenze, anche l’attività di acquisto è diminuita per diciannove mesi consecutivi. Allo stesso tempo, i tempi medi di consegna sono peggiorati per la prima volta dallo scorso agosto.

Dopo aver segnalato contrazioni durante gli scorsi quattro mesi, a gennaio i costi di acquisto si sono stabilizzati. Alcune aziende campione hanno riportato prezzi maggiori per le materie prime. Questi aumenti, in particolare quello del rame, hanno causato il primo incremento dei prezzi di vendita in tre mesi che comunque è stato solo marginale.

I segnali di stabilizzazione di inizio anno hanno contribuito all’aumento dell’ottimismo per quanto riguarda la produzione dei prossimi dodici mesi. L’ottimismo riportato è stato il maggiore da maggio 2018 ed è stato attribuito al lancio di nuovi prodotti e alle previsioni di un miglioramento dei nuovi ordini esteri.

COMMENTO

Andrew Harker, Associate Director di IHS Markit che elabora il report Markit PMI® Settore Manifatturiero in Italia, ha dichiarato: “L’anno nuovo ha portato con sfide familiari per il settore manifatturiero italiano, con l’ultima indagine PMI che ha segnalato un ulteriore deterioramento della domanda di mercato. L’attuale debolezza ha generato maggiore cautela da parte delle aziende nell’’aumentare la produzione, nell’assumere più personale e nell’investire. Di conseguenza tutti i sopracitati parametri hanno riportato delle contrazioni. Gli ultimi dati hanno però mostrato motivi per essere ottimisti. Il tasso di contrazione della produzione è diminuito rispetto a quello più alto in quasi sette anni osservato a dicembre. Allo stesso tempo, le aziende hanno riportato alcuni segnali di miglioramento delle condizioni della domanda, mentre l’ottimismo ha raggiunto il livello più alto in 20 mesi. Le aziende sperano quindi che le difficoltà riscontrate durante l’apertura del 2020 lasceranno spazio a una ripresa entro la fine del primo trimestre”.

Redazione

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