Il bicchiere mezzo pieno

 Il bicchiere mezzo pieno

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[dropcap]«N[/dropcap]ow, discover your strenghts» (Ora, scopri i tuoi punti di forza) è un libro pubblicato nel 2001 che almeno negli Stati Uniti ha reso popolare un termine che somiglia tanto a un’esclamazione: “woo”. Che significa? Si tratta di una sigla: sta per “winning others over”, cioè essere vincenti sugli altri. Un individuo “woo” è un tipo persuasivo, che sa imporre le proprie idee, che è costantemente desideroso di incontrare persone nuove ed al quale piacciono le sfide e le conquiste. Sempre negli Stati Uniti fioccano corsi e manuali che spiegano come riuscire ad essere “woo”.

Più in dettaglio, essere “woo” è uno dei 34 tipi di talento identificati dalla Gallup, la società americana famosa soprattutto per i suoi sondaggi, in quarant’anni di ricerche nel corso delle quali sono state interpellate centinaia di migliaia di persone di successo. Nella lista figurano il creativo e il visionario, il solutore e il mediatore, il sicuro di sé e lo stratega e via di questo passo. In contemporanea all’uscita di “Now, discover your strenghts” è stato messo a punto anche un test che dalle risposte fornite a 177 domande fa emergere i cinque talenti dominanti di chi vi si sottopone (nel mondo l’hanno già fatto poco meno di 12 milioni di persone). Dal 2004 il test porta il nome Donald Clifton, lo psicologo che è stato a capo del progetto e che è scomparso l’anno precedente.

bicchiere-2A dar retta alla Gallup le persone che sanno utilizzare al meglio i propri punti di forza sono sei volte più impegnate nel lavoro e tre volte più produttive. Francamente non so quanto questi dati siano dimostrabili ma quello che so, alla luce di una trentennale esperienza nello sviluppo e nella gestione delle risorse umane, è che per innescare il processo di crescita sia di un gruppo sia dei suoi singoli componenti esiste una sola strada: potenziare proprio i punti di forza. Eppure, a partire dagli educatori fino ad arrivare ai manager d’azienda, c’è una diffusa tendenza a fare esattamente il contrario: cioè ad intervenire sui punti di debolezza. Talora con la presunzione che più lo si fa pesantemente, più si finirà per eliminarli. Il concetto appena espresso è il fil rouge di un ebook che ho appena pubblicato e che è reperibile nelle principali librerie online. Ha un titolo a prima vista un po’ spiazzante: Il bicchiere mezzo pieno. Quello che sottintende è che nel coaching l’attenzione va posta su quel che c’è (nella metafora, il contenuto del bicchiere) e non su quel che manca (il vuoto da riempire).

Ragionando in termini schiettamente utilitaristici, cos’è che decreta il successo di un individuo e di un team? E cos’è che rende profittevole un’azienda? La risposta è facile: esclusivamente i punti di forza. E per una sorta di legge della fisica, più i punti di forza si rinvigoriscono e si espandono, più sottraggono spazio ai punti di debolezza. Un aspetto sorprendente è che spesso dei propri punti di forza non si ha nemmeno consapevolezza. Sta al bravo formatore scoprirli e valorizzarli.

Nell’ebook indico otto postulati che a mio avviso rappresentano le linee guida del team working e della team leadership. Il primo è il seguente: ogni essere umano desidera fare del proprio meglio e lo farà fino a quando qualcuno o qualcosa non interverrà per demotivarlo. Ebbene, accanirsi sulle criticità ha effetti demolitori sull’autostima, che è una delle fonti primarie della motivazione, e ha effetti destabilizzanti sulla sfera psico-emotiva di un individuo o di un gruppo. E una volta che subentrano questo tipo di problematiche diventa poi estremamente complicato riassorbirle.

Flavio Cabrini
General manager di Osm Network
www.osmnetwork.it

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