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Il business coach e le regole fondamentali per valutarlo

Qualcuno sa cosa sia la Latrodectus Mactans?

È un ragno. Sì, ma non un ragno qualsiasi: è la famigerata vedova nera.

Immagino che tutti sappiate cosa combina questa signora ai maschietti della sua specie: dopo l’accoppiamento, spesso e volentieri, si mangia il partner come ringraziamento per la bella serata.

Verrebbe da domandarsi perché i maschietti di questa specie si ostinino ad assolvere al loro compito, pur sapendo che la sorte che li aspetta è segnata, ed è la peggiore possibile.

La risposta è che il loro ruolo è imprescindibile e che per questo ruolo sono disposti a sacrificare la loro stessa vita.

Tutto molto interessante, ma il business coach che c’entra?

C’entra eccome.

Il maschio della vedova nera dedica tutto se stesso per una causa che, se l’esito è il successo (leggi l’accoppiamento), la sua ragione d’essere finisce.

Non è forse lo stesso per il business coach (al netto dell’accoppiamento)?

Quando si può dire di aver terminato il proprio compito con un leader?

Quando il leader non ha più motivo di chiedere il supporto del coach.

Ecco il paradosso: più il coach è bravo, più distrugge le basi per il suo lavoro futuro.

Quindi, il mio consiglio per le vedove nere, excusez-moi, per i leader e gli sponsor (HR, ecc.) è il seguente: controllate sempre che il progetto di coaching che vi viene sottoposto abbia un orizzonte temporale certo (per quanto possibile) e obiettivi definiti e misurabili, altrimenti non diventerete mai “vedove nere”, ma vittime di qualche “parassita”.

Insomma, dovete imparare a tessere la vostra ragnatela e “catturare” solo “prede” disposte a lavorare così bene da auto-eliminarsi.

Giuseppe Andò

Giuseppe Andò

C-level, Executive, Team & Career Coach. Associate Coach Marshall Goldsmith Stakeholder Centered Coaching. Member of Board EMCC Italia (European Mentoring & Coaching Council).

1 Comment

  • BusinessCoach

    In generale, è il destino di un bravo professionista che la sua opera giunga a termine più prima che poi, lasciando il Cliente soddisfatto e, magari, incrementandone l’autonomia. Certo, un bravo Business Coach, onesto e professionale, sa che non può e non deve diventare un parassita, ma, se la sua bravura si misura anche nell’efficenza del suo lavoro e nell’evidenza dei risultati, in un rapporto competenza-lasso temporale inversamente proporzionale, ha molto da guadagnare da questo auto-eliminarsi. Dunque, il rapporto con un Cliente durerà di meno, ma ci saranno più Clienti che, di fronte ai suoi risultati validi e tempestivi, lo vorranno al lavoro nella loro azienda.

    4 Luglio 2019 at 15:56

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