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Il case study di Fantagazzetta: la storia, il successo e i consigli per gli imprenditori

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Fantagazzetta

[dropcap]G[/dropcap]iovanni Carzana ha studiato Comunicazione all’Università di Salerno, per poi specializzarsi in Comunicazione Digitale a La Sapienza di Roma. Molti lo conoscono per essere stato il primo Direttore Responsabile e Social Media Manager di una delle testate giornalistiche online più condivise sui social: Fanpage.it

L’interessante percorso di Giovanni mi ha incuriosito, tanto da intervistarlo su un’altra delle sue esperienze, Fantagazzetta, una startup nata a Napoli, dedicata al fantacalcio.

Nonostante questa giovane impresa non sia attiva nei “classici” settori delle pmi, credo che l’esperienza ottenuta in questo caso di successo possa fornire degli spunti a tutti i giovani (e non) imprenditori, che ancora non hanno appieno compreso le potenzialità dei canali web.

«Ho iniziato a collaborare con Fantagazzetta, portale ormai celebre dedicato al fantacalcio, come Social Media Manager nel 2012, quando il sito già era sulla cresta dell’onda. Anche in questo caso si tratta di un’azienda digitale innovativa nata a Napoli, partendo con poco e niente e arrivando nel giro di alcuni anni a fare numeri da capogiro. Il fantacalcio è un gioco (per alcuni una vera e propria mania) basato sul campionato di calcio italiano, la cui penetrazione nella fascia maschile di età compresa tra i 14 e i 40 anni è pari quasi al 100%. Ed è la passione dei fondatori di Fantagazzetta: Nino Ragosta e Luigi Cutolo. In questo caso, a essere determinante per il successo del portale, è stato lo sviluppo di una piattaforma che consentisse agli utenti sia di giocare tutti contro tutti, sia di costituire leghe composte da un numero predefinito di amici. Nell’arco degli anni in particolare il numero di queste ultime è aumentato costantemente. Oggi in Italia centinaia di migliaia di utenti utilizzano Fantagazzetta e possono usufruire di tantissime funzionalità personalizzabili molto utili per chi ama il fantacalcio: calendario, classifica, formazioni, punteggi, voti e quant’altro».

Quali sono i fattori di successo?
«A Napoli fare impresa può essere davvero un'”impresa”. Credo che i fattori chiave del successo siano stati principalmente tre: innovazione, proattività e capacità di adattamento rispetto ai cambiamenti del mercato, considerando che questi ultimi sono caratteristica di tutta l’economia, ma in particolare di quella digitale. E spesso possono costituire un’opportunità piuttosto che una minaccia».

Come è nato il progetto Fantagazzetta?
«Lavorare per Fantagazzetta è stata una bella avventura, un ambiente di lavoro veramente positivo. Fantagazzetta è nato per gioco, già nel 2000, senza nessuna velleità commerciale. Inizialmente infatti era semplicemente il sito che Nino Ragosta, CEO e founder, realizzò per potersi divertire con i suoi amici con i quali giocava al fantacalcio. Dopo qualche anno il lavoro costrinse alcuni membri di questo ristretto gruppo a trasferirsi in altre città, e così iniziò lo sviluppo della piattaforma di gioco a distanza che oggi è la più avanzata esistente nel suo settore. L’evoluzione verso la testata giornalistica sportiva è stata naturale, ed oggi il progetto è tra i più interessanti del panorama nazionale».

Si può dire che Fantagazzetta abbia vinto la sua sfida?
«Direi proprio di sì. Con oltre un milione di iscritti al portale e 180 milioni di pagine viste mensili, Fantagazzetta è riuscita ad imporsi sul mercato, ed oggi macina numeri impressionanti che superano di gran lunga quelli di molte blasonate testate giornalistiche, anche televisive».

Quali risultati ha ottenuto?
«Il risultato più grande è quello di aver saputo creare un’utenza fidelizzata. Oltre il 90% del traffico del sito è, di fatto, traffico diretto. Questo significa essere top of mind nella propria fascia di utenza e significa soprattutto indipendenza da fattori esterni».

Puoi darci alcuni consigli dal punto di vista della comunicazione web che daresti a chi vuole ottenere lo stesso successo di Fantagazzetta?
«Puntare sempre sulla qualità, sin dal primo giorno. Trovare partner commerciali validi e non lasciarsi tentare dai guadagni facili. Avere uno stile comunicativo chiaro e mirato al proprio target e soprattutto coltivare il rapporto diretto con i propri lettori, coinvolgerli davvero e farli sentire “parte di una grande famiglia”».

Su quali social media avete puntato in particolare?
«Fantagazzetta è presente sia su Facebook che su Twitter. È abbastanza evidente però che, considerando i numeri di Facebook e il target di Fantagazzetta, abbiamo puntato soprattutto sul primo. In Italia Facebook ha una penetrazione di massa tra le persone che hanno tra i 13 e 40 anni. E il fantacalcio è diffusissimo da Nord a Sud proprio in relazione a questa fascia di età, con una netta maggioranza di uomini rispetto alle donne».

La vostra strategia è stata integrata con campagne Facebook Ads?
«È molto difficile oggi che una Social Media Strategy non comprenda campagne Facebook Ads. Questo vale soprattutto in considerazione degli aggiornamenti dell’algoritmo Edge Rank che “governa” Facebook e ordina la diffusione dei contenuti. Ad ogni update spesso corrisponde una maggiore visibilità dei contenuti sponsorizzati e una minore visibilità degli altri. Certo, non bastano le campagne Facebook Ads quali leva di social media marketing. Non bastano da sole a far crescere la fanpage e soprattutto a far partecipare gli utenti della pagina, ragione per cui ad esse vanno sempre affiancate altre attività di social media marketing. Ad ogni modo con Fantagazzetta abbiamo pianificato campagne Facebook Ads in target tramite le quali abbiamo raggiunto ottimi risultati».

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Gabriele Carboni

Gabriele Carboni

Marketing e Comunicazione, Digital Strategic Planner, Twitter Specialist, Communication Designer, docente, fondatore (uno dei tre) di Weevo, ideatore di Glouk. Co-editore e curatore della rubrica Digital Divide per Il Giornale delle PMI. Strategie web per i mercati esteri: www.weevo.it

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