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Il caso di successo di Athena: la comunicazione web nell’edilizia

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[dropcap]C[/dropcap]i sono alcuni settori che a prima vista possono non sembrare adatti per essere comunicati sul web o sui Social Media.

Fabio Parolini mi ha proposto un caso di successo molto interessante, che ci porta dritti nel settore dell’edilizia.

Il risultato? L’azienda ha chiuso con un incremento del 15% di clienti provenienti dal web.

Entrare a spron battuto nel web 2.0 può essere pericoloso, ma non è forse il rischio che ci rende imprenditori?

«Eravamo un po’ terrorizzati, inizialmente, a fare questo salto anche se avevamo voglia di crescere non solo nell’edilizia ma affidandoci anche all’era Digital che ci sta coinvolgendo: dall’avvento degli Smartphone all’OnLine H24. Di questi tempi investire nelle nuove tecnologie per il nostro settore non è facile, ma se si vuole crescere la direzione giusta è questa. Giusta perché è in rete che si cresce, ci si forma… si esplode. Il salto è stato fatto e continueremmo a farne in questa direzione perché abbiamo chiuso il 2014 bene – nonostante il Sito fosse partito da pochi mesi… – avendo avuto un incremento di clienti arrivati dal Web e questo ci ha portato a credere e ad andare avanti: tra gennaio e febbraio punteremo sulla qualità di LinkedIn e a chiusura 2015 crediamo di essere su gran parte dei Social consapevoli che su ognuno si debba pubblicare il contenuto corretto».

«Essere imprenditore oggi vuol dire saper rischiare e mai fermarsi di fronte alle novità; è vero: se da una parte possiamo considerarlo come rischio, dall’altra come opportunità… e perché non rischiare? È rischiando che si ottengono i successi e… dagli insuccessi, ripartiamo (o cerchiamo di ripartire) più forti di prima!».

Il Management di Athena Controtelai S.r.l.

Chi è Athena Controtelai S.r.l.?
«Athena è una pmi che ha appena compiuto i 10 anni. Nasce nel 2004 dalla volontà e dall’esperienza di persone che hanno trasformato il lavoro in passione; è inserita nel settore Edile e Commerciale. Nata nella metà degli anni 90, si trova oggi a “collaborare” e lavorare sull’intero territorio nazionale occupandosi dell’esportazione e della comunicazione in diversi paesi europei grazie allo sviluppo e alla forza della rete commerciale, allo studio e alle Strategie di Marketing e all’Analisi di R&D. Una caratteristica principale e fondamentale di Athena è credere nelle Risorse Umane e nel valore del cliente».

Qual è stato l’approccio ai canali web?
«Athena – dalla sua nascita – ha pensato subito al Sito Web e a come farsi “pubblicità”: nasce così il primo sito; un sito statico con le sole caratteristiche e descrizioni dell’azienda, qualche immagine: sito che in poco tempo, però, riceve diverse visite. Nel 2009, l’azienda decide di destinare parte del Budget per il Piano Industriale 2010 allo studio di un Sito più dinamico dove il cliente può “trovare quello che vuole” senza molta fatica. Nel 2010 usciamo on line (supportati da una Web Agency) con il nuovo sito: dinamico, design decisamente migliorato, contenuto aggiornato mensilmente, schede tecniche, brochure… Le insights danno un riscontro di soddisfazione e Athena termina il 2010 con un incremento del pacchetto clienti e del fatturato dovuto anche allo sviluppo del Web. «Siamo consapevoli – spiega lo Staff – che il mondo sta cambiando. Le necessità della rete sono diverse, sono cambiate. Ci si sta aprendo ad una Comunicazione 2.0, un’era Digitale e nel settore in questo momento più difficile… non possiamo rimanere con le mani in mano». È lo Staff a decidere che il 2013 deve essere un anno di “svolta” e quindi nella fase di Cost Reduction e Spending Review 2012 viene nuovamente destinato del Budget all’area di Comunicazione Aziendale per il Restyling del nuovo sito e la presenza Social dell’azienda: nasce www.athenaline.it e – solo in seguito – Facebook e LinkedIn».

Un consiglio per le pmi
«Il mondo in cui ci troviamo oggi è come un treno in corsa. O andiamo in stazione e saliamo, o rimaniamo lì a guardare mentre sta passando. L’azienda deve monitorare la rete in cui si trova, deve cominciare a studiare i casi di successo, guardare ai competitor; l’azienda deve essere presente in rete. Il consiglio personale che mi sento di dare a tutte le pmi è quello di investire nel Digitale, investire nel Web. Non tanto per “moda”, ma per visibilità, coerenza, concretezza. Riservare una parte di budget aziendale per costruire un sito dinamico / responsive, significa investire tempo e forze per avere un buon biglietto da visita: come gli altri percepiscono il nostro brand, come noi ci presentiamo sulla rete; investire nella Comunicazione 2.0 è uscire dalla propria idea di comunicazione aziendale, a volte comunicazione statica, è orientarsi al Web e al Digital Channel.
Pmi, investite nella grafica, nel Web, nel Social, e ancor di più nell’Internet of Things: saliamo insieme sul treno e cominciamo a collaborare, condividere, ampliare il know-how».

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Gabriele Carboni

Gabriele Carboni

Marketing e Comunicazione, Digital Strategic Planner, Twitter Specialist, Communication Designer, docente, fondatore (uno dei tre) di Weevo, ideatore di Glouk. Co-editore e curatore della rubrica Digital Divide per Il Giornale delle PMI. Strategie web per i mercati esteri: www.weevo.it

2 Comments

  • Marco

    Grande case history di successo di comunicazione aziendale e social media.
    Pagina facebook con 19 mi piace e sito che raggiunge il livello più alto della Comunicazione 2.0 con gli indicatori in percentuale di: Innovazione, Progettazione, Professionalità (al 90%) ed Esperienza.

    20 Marzo 2015 at 8:22
    • Gabriele Carboni

      Ciao Marco, immagino che il tuo commento sia sarcastico. Sbaglio?
      Come immagino saprai, il numero di “mi piace” di Facebook non è l’obiettivo della comunicazione; è chiaro che 19 “mi piace” è un numero ridicolo, indice del fatto che la comunicazione sia appena partita. Ciò che volevo sottolineare con questo case, è il fatto che anche le aziende del settore dell’edilizia posso utilizzare con successo i canali di comunicazione web. In questo caso addirittura con un incremento del 15%. Che è poi quello che conta, no?

      20 Marzo 2015 at 11:37

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