Il Chief Innovation Officer, un “regista di idee”: nel 2025 il 12,8% delle aziende italiane prevederà questa figura professionale in organico

 Il Chief Innovation Officer, un “regista di idee”: nel 2025 il 12,8% delle aziende italiane prevederà questa figura professionale in organico

Chi è il Chief Innovation Officer? Di cosa si occupa? Qual è il suo peso nelle decisioni strategiche in azienda? Università di Pavia e StartupItalia hanno presentato il primo studio congiunto su questo ruolo specifico durante lo StartupItalia Open Summit 2019 (#SIOS19).

La ricerca ha coinvolto 202 dirigenti con la massima responsabilità sui processi di innovazione in azienda che coordinano un totale di 6.041 risorse. Le imprese del campione analizzato sono per il 31% dei casi piccole, per il 18% medie e per il 51% grandi aziende, a rappresentare un fatturato complessivo di 522 miliardi di euro.

Si tratta di una figura emergente, oggi presente solo nel 2,2% delle imprese italiane, ma che entro il 2025 si prevede sarà impiegata dal 12,8% di queste. I settori in cui si registra una presenza più consistente del Chief Innovation Officer sono in primo luogo quello del Digitale e delle Life Sciences – dove l’innovazione continua è già nel DNA da tempo – e in secondo quelli delle banche e delle assicurazioni – dove il CInO è visto come il driver di trasformazione verso nuovi modelli di business in quelle imprese che sanno che dovranno rinnovarsi radicalmente per non scomparire -.

L’introduzione di un CInO corrisponde alla presa di coscienza del fatto che innovazione e tecnologia non sono equivalenti. Innovazione, in un contesto aziendale, significa anzitutto ideare e concretizzare proposizioni di valore dirompenti, ripensare i modelli di business.” Dichiara Stefano Denicolai, Professore di Innovation Management all’Università di Pavia “La priorità del CIno è quella di capire e intercettare trend tecnologici e di mercato, al fine di sviluppare una cultura orientata all’innovazione in azienda: come un regista, ha il compito di raccogliere e coordinare tutte le idee, creando uno scenario che funzioni.”

Dalla ricerca, emerge come nell’ 83,7% dei casi dove è prevista la figura specifica, il CInO riporti direttamente al CEO, una percentuale che sale all’86.4% (avvicinandosi a quella del 91,2% del campione estero) in quelle realtà che negli ultimi 3 anni sono cresciute maggiormente. In altre parole, quando il CInO è messo nelle condizioni di incidere davvero sulle strategie aziendali i risultati non tardano ad arrivare.

Le donne che ricoprono un ruolo come CInO in Italia sono solo il 9.5%, a fronte di una media del 14.7% rilevata dal campione di imprese europee e statunitensi. La situazione è relativamente migliore nelle PMI (10.2%), mentre il quadro è ancor più sconfortante nelle grandi imprese (6.7%).

I Chief Innovation Officer del campione esaminato spesso hanno iniziato il proprio mandato da poco (nel 50% dei casi da meno di 2 anni). Soprattutto nelle grandi imprese, i CInO ammettono che per ora hanno inciso relativamente poco sui processi di scouting e, soprattutto, sull’acquisizione di startup innovative.” Conclude Stefano Denicolai: “Al momento i risultati principali si riscontrano nell’aver aiutato l’impresa a cogliere meglio opportunità latenti, ma i CInO si dimostrano anche consapevoli di avere responsabilità di medio-lungo termine: si intravedono dunque i primi segnali del cambiamento, in positivo, della cultura aziendale in chiave innovativa”.

Redazione

1 Comment

  • La strategia aziendale è in molti casi quasi sconosciuta a molte imprese italiane soprattutto a quelle di dimensione piccola e media. Ciò non è dovuto solo al motivo di essere meno strutturate, ma anche per la mancanza di un vero approccio mentale. L’innovazione e l’introduzione di maggiori tecnologie nei processi produttivi rende, a modesto avviso, indispensabile la creazione di figure professionali che supportino l’imprenditore o la proprietà azionaria con un CInO che diventi fulcro di un percorso vitale per la crescita e lo sviluppo. La vita di un’azienda è garantita non solo dalla sua odierna contemporanea capacità di essere sul mercato, ma soprattutto dall’aver saputo gettare, preventivamente e con una visione in avanti, le basi per affrontare adeguatamente le situazioni e le sfide del domani.

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