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Il cioccolato al femminile conquista il mondo

FACCIATA AMEDEI

[dropcap]«Q[/dropcap]uando di un antico passato non sussiste niente, soli, più fragili ma più intensi, più immateriali, più persistenti, più fedeli, l’odore e il sapore restano ancora a lungo, come anime, a ricordare, ad attendere, a sperare, a reggere l’immenso edificio del ricordo». Chi più di Marcel Proust potrebbe aiutarci ad introdurre un’azienda che fa del gusto e delle emozioni sensoriali il suo must e che conquista i palati di tutto il mondo? Stiamo parlando di Amedei Tuscany, azienda pisana, leader nella produzione di cioccolato e praline, che dal 1990 è presente sul mercato italiano e su molti mercati stranieri con prodotti di elevata qualità, curati nei minimi dettagli. A raccontarci di sé e della sua azienda è Cecilia Tessieri, prima donna a vantare il titolo di maître chocolatier al mondo.

Cecilia Tessieri, fondatrice di Amedei Tuscany e maitre chocolatier

Cecilia Tessieri, fondatrice di Amedei Tuscany e maître chocolatier

Amedei Tuscany: spieghiamo la scelta del nome che ha deciso di dare alla sua azienda…
«Amedei è il cognome di mia nonna materna, alla quale ho deciso di ispirarmi sia perché è sempre stata molto brava a cucinare sia perché mi ha sempre spronato ad andare avanti. Tuscany è invece la versione inglese della nostra regione che ho scelto per sottolineare la vocazione internazionale della mia azienda. Mi è sembrato sin dall’inizio un connubio di buon auspicio, e non ho sbagliato».

Nata in un piccolo laboratorio di 50 mq a Pontedera, in provincia di Pisa, ora l’azienda ha sede in una fabbrica di 2.500 mq, circa 30 dipendenti e un buonissimo fatturato. Quali le chiavi del successo?
«Sin dall’inizio abbiamo puntato su fattori che sono rimasti costanti nel nostro fare impresa: la qualità del prodotto e delle materie prime, l’intero controllo della filiera, la responsabilità nel rapporto con i contadini, il concetto di “restituzione” nei loro confronti, il rapporto con i nostri dipendenti e l’attenzione per i particolari. Ad oggi con un fatturato di quasi quattro milioni di euro, di cui 45% in Italia e il resto all’estero, siamo presenti in tanti mercati esteri e progettiamo di espanderci ancora».

Quali sono i mercati stranieri in cui siete presenti?
«Siamo presenti in Europa, nel Sud Est asiatico e in America, ma stiamo cercando di penetrare anche in mercati più difficili, sia per le differenze linguistiche sia per la diversa cultura del cioccolato, quali la Cina e il Giappone. Per il futuro vogliamo sbarcare sui mercati del Brasile e far conoscere il nostro prodotto anche in questo Paese, notoriamente amante del cioccolato».

Praline 3In un’azienda come la sua, quanto contano due fattori quali l’artigianalità e l’innovazione?
«Sono entrambi importanti. L’innovazione è determinante sia nel gusto che nei macchinari, ma l’artigianalità è fondamentale per determinati processi produttivi e per la realizzazione di prodotti qualitativamente elevati e curati nei minimi dettagli. Aver saputo trovare un equilibrio tra artigianalità ed innovazione credo sia comunque la chiave del nostro successo».

Amedei Tuscany è la tipica azienda di famiglia, oltre a lei chi ci lavora?
«Insieme a me lavora mia mamma Ida che ha un ruolo molto importante: è lei che si occupa in toto del packaging, che cura la linea semplice e raffinata delle nostre scatole, che ne ha scelto i colori rappresentativi – rosso, bianco, nero e oro – e che svolge un ruolo fondamentale nella definizione del design finale. Mi affianca poi mio figlio Alessandro che cura le relazioni con i clienti, si occupa della loro accoglienza e segue le degustazioni che facciamo in azienda. E seppur non lavori in azienda, c’è da citare mio marito per l’importanza che ha avuto nel darmi sostegno, nello sposare e condividere il mio progetto, nello starmi accanto in questa avventura».

Un’azienda al femminile che, con l’ingresso della nuova generazione, si prepara quindi al cambiamento?
«Possiamo dire di sì, anche se prevalentemente siamo un’azienda rosa: la maggior parte delle nostre dipendenti è donna, più per caso e per caratteristiche che richiediamo ai dipendenti che per altro. Se i miei figli prenderanno le redini della ditta, non sarà più soltanto al femminile».

Due domande sorgono spontanee: la prima è come si diventa maître chocolatier?
«Per diventare maître chocolatier bisogna innanzi tutto avere una grande passione per questo lavoro ed essere dotati di un palato raffinatissimo. Nelle scuole si impara per lo più la lavorazione del cioccolato, ma credo che i veri segreti di questo mestiere si tramandino di famiglia in famiglia. Credo quindi che, a uno dei miei due figli, dovrò trasmettere quest’arte così come io l’ho appresa da vecchi maître chocolatier e vecchi capi fabbrica, con cui ho lavorato da giovane. Loro mi hanno insegnato cose che non si leggono sui libri. Il modo migliore per diventare maître chocolatier è quindi quello di farselo insegnare da altri».

E la seconda: cosa fa un maître chocolatier?
«In una piccola impresa il maître chocolatier fa ricette, controlla la messa in produzione, approva i semi e segue i rapporti con gli agronomi. Insomma, è colui che parte dai semi e assembla il cacao. Io, per quanto mi riguarda, cerco di far emergere il mio lato femminile e di dare un imprinting femminile al mio lavoro: è ciò che mi caratterizza e che voglio emerga nel cioccolato Amedei».

Il vostro cioccolato lo si trova nelle migliori enoteche, nei ristoranti stellati, nei più famosi grandi magazzini al mondo. Una scelta che dimostra la vostra volontà di fare e commercializzare un prodotto di elevata qualità…
«La nostra mission aziendale è proprio quella di realizzare prodotti che si differenzino da quelli più popolari e che abbiano elevatissime qualità organolettiche. Proprio per questo siamo presenti nei più famosi ristoranti del mondo, da Dubai a Hong Kong, da Helsinki a New York, da Praga a Bangkok, oltre che negli hotel e nelle più pregiate botteghe di enogastronomia in tutta Italia».

Se dovesse definire con poche parole la sua azienda, quali userebbe?
«Siamo un’azienda del mondo che produce un prodotto sano e molto consigliabile per le sue caratteristiche».

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Francesca Glanzer

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