Il contratto di apprendistato: la via giusta per l'inserimento nel mondo del lavoro?

 Il contratto di apprendistato: la via giusta per l'inserimento nel mondo del lavoro?

Secondo delle recenti analisi, l’apprendistato in Italia non decolla anche se il tasso di disoccupazione giovanile resta tra i più alti d’Europa. Infatti è stato verificato che solo un contratto a tempo indeterminato su 10 interessa giovani di età inferiore ai 24 anni.

E tutto questo nonostante un ritmo crescente di ricorso a questa tipologia contrattuale che dal 2006 al 2012 vede una media di trasformazione dall’apprendistato al tempo indeterminato di circa 3.000 lavoratori al mese. A fare i conti è il centro studi di Confcommercio, secondo cui l’apprendistato sarebbe dunque la strada maestra per recuperare occupazione.

I contratti attivati nel secondo trimestre 2013 sono solo il 2,7% dei 2,7 milioni di contratti totali, una quota in diminuzione di 0,2 punti percentuali rispetto allo stesso periodo del 2012 (Fonte, Sole 24 ore). Inoltre, si osserva un crollo del numero di contratti attivati riservati a giovani fino a 19 anni (-40% su base tendenziale nel secondo trimestre 2013), e un calo del 9,7% per la fascia d’età 25-29 anni. Anche il numero medio di apprendisti trasformati in contratti a tempo indeterminato subisce una notevole flessione: tra aprile e giugno 2013 sono stati trasformati solo l’1,3% dei contratti attivi (appena 6.013), il 14% in meno su base tendenziale con una maggiore accentuazione del fenomeno per le classi di età più giovani.

Il contratto di apprendistato è stato studiato come la principale tipologia contrattuale per favorire l’ingresso dei giovani nel mondo del lavoro.

Esso, infatti, è rivolto ai giovani tra i 15 e i 29 anni ed è caratterizzato dalla c.d. “finalità formativa”. Il datore di lavoro, infatti, oltre a versare un corrispettivo per l’attività svolta, è tenuto a formare l’apprendista attraverso uninsegnamento di competenze tecnico-professionali e di competenze trasversali. Il Testo Unico approvato a settembre 2011 (D.Lgs. 167/2011) e la L. 92/2012 hanno innovato profondamente la precedente disciplina. Il contratto di apprendistato viene definito nel Testo Unico come un “contratto di lavoro a tempo indeterminato finalizzato all’occupazione dei giovani”.

L’inserimento in azienda tramite apprendistato è sostenuto da notevoli incentivi economici (come la contribuzione agevolata pari al 10% della retribuzione o la deducibilità delle spese e dei contributi dalla base imponibile Irap) e normativi (come la possibilità di un sotto inquadramento o l’esclusione degli apprendisti dal computo dei dipendenti a determinati fini di leggi); la recente Riforma del mercato del lavoro ha introdotto anche maggiori tutele per gli apprendisti, in particolare, in termini di stabilità. La L. 92/2012 ha previsto che l’assunzione di nuovi apprendisti è possibile solo se risulta confermato, al termine del percorso formativo,almeno il 50% dei rapporti di apprendistato svolti nell’ultimo triennioPer i primi 36 mesidall’entrata in vigore della suddetta legge e, quindi, fino al 18 luglio 2015, tale percentuale è tuttavia ridotta al 30%.Sono esclusi dall’applicazione di tali norme i datori di lavoro che hanno alle dipendenze un numero di dipendenti inferiore a 10 unità.

Inoltre, sono esclusi dal computo del triennio di cui sopra (che a regime è da considerare “mobile”) i rapporti di lavoro in apprendistato cessati per mancato superamento del periodo di prova, per dimissioni e per giusta causa. Il datore di lavoro, nel rispetto dei limiti previsti dalla legge, può comunque assumere un ulteriore apprendista, anche se non ha confermato a tempo indeterminato il 50% dei contratti nell’ultimo triennio.

Con decorrenza dal 1° gennaio 2013, il datore di lavoro, anche per il tramite di un’agenzia di somministrazione di lavoro, può assumere apprendisti nel numero di 2 ogni 3 dipendenti (prima il rapporto numerico era di 1/1). Per i datori di lavoro con meno di 10 dipendenti rimane il rapporto numerico di 1/1 e pertanto non si può superare il limite del 100% di assunzioni di apprendisti rispetto alle maestranze specializzate e qualificate. Il datore di lavoro senza dipendenti specializzati o qualificati oppure che ne abbia meno di 3, può comunque assumere fino a 3 apprendisti.

È esclusa la possibilità di assumere apprendisti con un contratto di somministrazione a termine per il tramite di un’Agenzia per il lavoro. È invece possibile somministrare a tempo indeterminato, in tutti i settori produttivi, uno o più lavoratori in apprendistato.

La durata minima del periodo di formazione in apprendistato è di 6 mesi, a meno che non si tratti di attività stagionali (in questo caso la durata può essere inferiore). Il contratto deve avere forma scritta e contemplare, entro i 30 giorni dalla stipulazione, un piano formativo individuale.

Sono previsti il divieto della retribuzione a cottimo e quello per le parti di recedere dal contratto, durante il periodo della formazione, in assenza di una giusta causa. Vi è inoltre la possibilità di inquadrare il lavoratore fino a due livelli più in basso rispetto alla categoria spettante, di far proseguire il rapporto come un ordinario rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato o di recedervi al termine del periodo di formazione. Il datore di lavoro – fino a quando non sarà operativo il libretto formativo – può rilasciare una dichiarazione per l’accertamento e per la certificazione delle competenze e della formazione svolta dall’apprendista.

Con le nuove norme, l’apprendista rientra nell’ambito di applicazione dell’Assicurazione sociale per l’impiego (ASPI), l’ammortizzatore sociale che a partire dal 1° gennaio 2013 è andato a sostituire le prestazioni di sostegno al reddito in caso di perdita di occupazione.

Dalla stessa data è previsto quindi il contributo di finanziamento dell’ASPI pari all’1,31% della retribuzione imponibile ai fini previdenziali.

Il Testo Unico contempla tre tipi di contratti di apprendistato: quello per l’espletamento del diritto-dovere di istruzione e formazione, quello professionalizzante o di mestiere e infine quello di alta formazione e ricerca.

  • Apprendistato per la qualifica e per il diploma professionale (art.3 Testo Unico). Possono essere assunti con contratto di apprendistato per la qualifica e per il diploma professionale, in tutti i settori di attività e anche per l’assolvimento dell’obbligo scolastico, i soggetti della fascia d’età compresa tra i 15 e i 25 anni. La regolamentazione dei profili normativi di questa tipologia di apprendistato è demandata alle Regioni previo accordo in Conferenza permanente tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome, sentite le associazioni dei datori di lavoro secondo i seguenti criteri:

1.       definizione della qualifica o diploma professionale;

2.       previsione di un monte ore di formazione;

3.       rinvio ai contratti collettivi di lavoro delle modalità di erogazione della formazione aziendale nel rispetto degli standard generali fissati dalle Regioni.

  •  Apprendistato professionalizzante o contratto di mestiere (art.4 Testo Unico). E’ finalizzato al conseguimento di una qualifica professionale a fini contrattuali. Possono essere assunti i soggetti di età compresa tra i 18 e i 29 anni. Per chi è in possesso di una qualifica professionale conseguita ai sensi del D. Lgs. 226/2005 il contratto può essere stipulato a partire dal diciassettesimo anno di età. Alla formazione per l’acquisizione delle competenze tecnico-professionali e specialistiche in funzione del profilo professionale stabilito, si affianca l’acquisizione di competenze di base e trasversali per un monte ore complessivo di 120 ore di formazione per la durata del triennio: il primo tipo di formazione è disciplinato dagli accordi interconfederali e dai contratti collettivi; il secondo dalle Regioni sentite le parti sociali e tenuto conto dell’età, del titolo di studio e delle competenze dell’apprendista. Le Regioni e le associazioni di categoria dei datori di lavoro possono definire, nell’ambito della bilateralità, le modalità per il riconoscimento della qualifica di maestro artigiano o di mestiere;
  • Apprendistato di alta formazione e di ricerca (art.5 Testo Unico). Possono essere assunti in tutti i settori di attività i soggetti di età compresa tra i 18 e i 29 anni. La finalità è il conseguimento di un diploma di istruzione secondaria superiore, di titoli di studio universitari e dell’alta formazione, compresi i dottorati di ricerca. Questa tipologia può essere utilizzata anche per la specializzazione tecnica superiore, per il praticantato per l’accesso alle professioni che hanno un ordine professionale o per esperienze professionali. La regolamentazione e la durata del periodo di apprendistato di alta formazione sono stabilite dalle Regioni, per i soli profili che attengono alla formazione, in accordo con le associazioni dei datori di lavoro più rappresentative, le Università, gli Istituti tecnici. In assenza di regolamentazioni regionali l’attivazione dell’apprendistato è rimessa ad apposite convenzioni stipulate tra i datori di lavoro e le istituzioni formative.

La Circolare ministeriale n. 35/2013 ha fornito le indicazioni operative sull’applicazione delle novità introdotte dalla L. n. 99/2013.

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