Il contratto di investimento: manuale d’uso

 Il contratto di investimento: manuale d’uso

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[dropcap]U[/dropcap]no dei principali problemi incontrati dalle startup è certamente quello della carenza di liquidità per far fronte alle ingenti spese necessarie allo sviluppo dell’impresa. La necessità di adeguati finanziamenti è ancora più urgente laddove si consideri che la maggior parte delle startup ha l’obiettivo di sfruttare economicamente invenzioni e ritrovati tecnico-scientifici ad alto valore aggiunto, che richiedono spesso anni di ricerche prima di poter trovare una applicazione imprenditoriale. Ma in generale la necessità di capitali è un problema che investe di fatto la totalità delle imprese italiane; tuttavia, mentre le imprese più anziane e con una consolidata reputazione commerciale possono trovare un valido alleato nel sistema bancario (con tutti i limiti ad esso connaturati), le startup non possono godere di questo appoggio proprio perché non essendo ancora in grado di produrre fatturati rilevanti, e spesso non disponendo di beni di proprietà, non sono ritenuti soggetti “affidabili”, e pertanto viene loro negato, o fortemente limitato, l’accesso al credito. L’unica alternativa alle forme di finanziamento tradizionali quindi consiste nell’investimento di soggetti privati (angels, fondi, venture capitalists, ecc.) che condividono l’esperienza imprenditoriale con i soci fondatori della startup, mettendo a disposizione non solo capitali ma anche esperienza, contatti e metodologie industriali e commerciali. Tali soggetti, dopo aver condotto una due diligence sulle prospettive  di sviluppo della startup, entrano nella compagine societaria della medesima apportando un consistente contributo patrimoniale, che di norma consente all’impresa di completare una o più fasi del proprio sviluppo ed intraprendere la propria attività sul mercato. Logicamente l’investitore privato contribuisce economicamente allo sviluppo della startup con l’obiettivo di beneficiarne (in termini di redditività della partecipazione in vista di una successiva vendita ovvero, ma molto raramente, in virtù della percezione di utili), nella consapevolezza che l’importanza del proprio apporto economico allo sviluppo dell’impresa costituisce una legittimazione per le aspettative di controllo della gestione della società. Normalmente, quindi, l’investitore fa il proprio ingresso nella società a condizione che gli vengano garantite prerogative inerenti l’amministrazione della startup e la vendita delle proprie quote, chiedendo ad esempio di poter nominare uno o più amministratori, di poter usufruire di clausole di covendita, di poter beneficiare di facilitazioni in occasione della liquidazione, ecc. Queste richieste ovviamente si scontrano con l’interesse dei soci fondatori, che rivendicando la propria importanza nel processo creativo dell’idea imprenditoriale, tendono a voler conservare le proprie prerogative per non perdere il controllo della loro “creatura”.

Il “campo di battaglia” su cui i due fronti si scontrano, spesso anche aspramente, è il cosiddetto contratto di investimento, che è lo strumento giuridico attraverso cui si concretizza il supporto finanziario degli investitori e vengono introdotte nuove regole che sovrintendono, tra le altre, la governance della società e la circolazione delle quote.

Proprio il contratto di investimento, le sue clausole tipiche e il suo funzionamento, è stato al centro dell’ultimo BLB Open Doors che questa volta si è tenuto a Roma in collaborazione con Working Capital Accelerator, l’acceleratore di startup istituito da Telecom Italia nel 2009.

L’incontro si è focalizzato in particolar modo sulle clausole caratterizzanti il contratto di investimento, ossia quelle che riguardano il trasferimento delle partecipazioni sociali dalla startup al finanziatore; sono state infatti approfondite le cosiddette clausole di co-vendita: la clausola drag along (letteralmente patto di trascinamento) che consente ai soggetti finanziatori la facoltà di acquisire la totalità delle quote sociali, senza che i soci di minoranza possano opporsi e la clausola tag along (letteralmente patto di accodamento) in virtù della quale i soci di minoranza, nell’ipotesi in cui l’investitore dovesse riuscire a trasferire a terzi le proprie quote sociali, possono cedere le proprie quote alle medesime condizioni offerte dal socio-investitore.

Non è stata tralasciata l’analisi delle clausole di liquidation preference grazie alle quali il socio finanziatore sarà preferito rispetto agli altri soci, qualora la società dovesse far fronte ad un evento liquidativo, quale la cessione d’azienda o la messa in liquidazione della stessa. Da ultimo sono state tratte le opzioni put e call: la prima conferisce al finanziatore il diritto di vendere la propria partecipazione sociale alla scadenza di un termine prestabilito o al verificarsi di un determinato evento; l’opzione call, invece, fa in modo che l’investitore può in qualsiasi momento acquisire la partecipazione di un altro socio, a condizioni e nei termini stabilite al momento della sottoscrizione dell’accordo di investimento.

All’incontro hanno partecipato imprenditori, avvocati e rappresentanti degli Angels. In particolare hanno raccontato la propria diretta esperienza di startupper Gianluca Berghella, socio promotore, fondatore e amministratore delegato di Armundia, società specializzata nella progettazione e fornitura di soluzioni software e consulenza per settori dell’Information and Communication Technology bancario finanziario e assicurativo, e Giancarlo Brancale, imprenditore ed esperto nel campo delle energie rinnovabili e dell’ambiente. A riportare la prospettiva e l’esperienza degli investitori, è stato Marco Bicocchi Pichi, nominato nel corso dell’ultima Convention Iban (Italian Business Angel Network), Business Angel dell’anno. Non sono mancati naturalmente i soci fondatori di BLB Studio Legale (Alessandro e Mario Benedetti e Silvano Lorusso) che, da sempre attratti e vicini al mondo delle start up, hanno condiviso le proprie competenze maturate nel corso degli ultimi anni cooperando con numerose e diverse startup.

Ma i protagonisti principali dell’evento sono stati sicuramente tutti i partecipanti e gli startupper che hanno interagito con i vari ospiti per conoscere in maniera più approfondita il contratto di investimento, per fugare ogni dubbio in materia e rispondere ad ogni eventuale curiosità.

BLB Studio Legale, Milano

BLB Studio Legale

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