Il contribuente deve contestare l’apertura della cassaforte

 Il contribuente deve contestare l’apertura della cassaforte

La Guardia di Finanza può acquisire la documentazione contenuta in una cassaforte anche senza l’autorizzazione del procuratore della Repubblica o dell’Autorità Giudiziaria a condizione, però, che il contribuente assista a tale operazione.

La sussistenza delle autorizzazioni previste dall’art.52, comma 3, del D.P.R. n.633/72, infatti, è richiesta soltanto nel caso in cui gli accertatori procedano con l’apertura coattiva di pieghi sigillati, borse, casseforti e mobili in generale, in cui è contenuta la documentazione da prelevare.

Ciò è quanto sancito dalla Commissione Tributaria Regionale di Ancona che, con recente sentenza, ha dichiarato legittima l’acquisizione di alcuni documenti, contenuti in una cassaforte, eseguita in assenza delle dovute autorizzazioni.

Secondo i giudici marchigiani, infatti, “… in tema di accertamento delle imposte l’autorizzazione del Procuratore della Repubblica all’apertura di pieghi sigillati, borse, casseforti e mobili in genere, prescritta in materia di IVA dall’art.52, terzo comma, D.P.R. 26 ottobre 1972 n.633… è richiesta soltanto nel caso di “apertura coattiva”, e non anche quando l’attività di ricerca si svolga con la collaborazione del contribuente” (Sentenza n.564/01/2016 depositata in segreteria il 15/09/2016, Presidente Dott. Luigi DI MURRO, liberamente visibile su www.studiolegalesances.it – sezione Documenti).

Nel caso in questione, la Guardia di Finanza, nel corso di una verifica fiscale eseguita nei confronti di una società, aveva rinvenuto una nutrita documentazione extra-contabile e bancaria idonea a far presumere che parte delle vendite effettuate dall’impresa non fossero state fatturate.

A seguito di ciò, l’Agenzia delle Entrate di Pesaro e Urbino notificava alla contribuente un avviso di accertamento con il quale rideterminava un maggior reddito di impresa in capo alla suddetta società.

Tale atto veniva impugnato dalla contribuente dinanzi alla Commissione Tributaria Provinciale di Pesaro.

Nello specifico, la società eccepiva la violazione dell’art.52 del D.P.R. n.633/1972 poiché la documentazione bancaria acquisita dalla Guardia di Finanza nel corso della verifica fiscale, contenuta in una cassaforte, era stata prelevata dai militari senza l’autorizzazione del Procuratore della Repubblica o dell’Autorità Giudiziaria più vicina.

Il ricorso veniva rigettato dalla Commissione Tributaria Provinciale adita, la quale riteneva legittima la suddetta acquisizione di documenti poiché il legale rappresentante della società, seppur presente al momento dell’apertura della cassaforte, non aveva espresso alcuna contestazione a riguardo.

La contribuente, dunque, proponeva appello dinanzi alla Commissione Tributaria Regionale di Ancona, la quale confermava la sentenza impugnata.

Secondo i giudici di secondo grado, infatti, “la Suprema Corte di Cassazione ha escluso la necessità di detta autorizzazione nel caso in cui il contribuente abbia assistito all’apertura della cassaforte senza formulare alcuna contestazione specifica in sede di dichiarazione resa a chiusura della verifica”.

Pertanto, alla luce di quanto sopra esposto, ne deriva che il contribuente ha sempre l’onere di opporsi espressamente all’apertura della cassaforte nel caso in cui gli accertatori siano sprovvisti delle relative autorizzazioni.

Avv. Matteo Sances
Dott. Hiroshi Pisanello
www.centrostudisances.it
www.studiolegalesances.it

Matteo Sances e Hiroshi Pisanello

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