Il futuro del rapporto tra banca e impresa

 Il futuro del rapporto tra banca e impresa

Quando nel febbraio 2015 l’UE ha presentato il progetto di creazione del “Mercato Unico dei Capitali”, in pochi hanno capito quale rivoluzione ci veniva prospettata.
Soprattutto in Italia.
Il mercato italiano è storicamente bancocentrico, cioè le banche sono protagoniste quasi assolute del finanziamento delle aziende. Se nell’UE le banche forniscono l’80% del fabbisogno finanziario delle imprese, in Italia questa percentuale supera nettamente il 90%.
L’obiettivo dell’UE cn la creazione del Mercato Unico dei Capitali è quello di invertire le percentuali entro il 2019: le aziende dovranno finanziarsi per l’80% direttamente sul mercato, relegando la parte rimanente alle banche.
Una rivoluzione, in cui il modello economico americano è esplicito riferimento.
Lasciando per un attimo da parte le ragioni sottostanti a tale decisione, è fondamentale affrontarne le conseguenze sull’imprenditoria italiana.
Si tratta come noto di imprese molto piccole, che non hanno ancora digerito le nuove normative di Basilea 2 e che a volte nemmeno sanno bene cos’è un rating, anche a causa di un sistema finanziario che di tutto si occupa tranne che di educare i propri clienti.
Oggi queste aziende si trovano davanti a un’ulteriore, esponenziale rivoluzione copernicana, cioè alla prospettiva di doversi finanziare sul mercato invece che in banca.
Dov’è quell’immane attività di formazione necessaria per ottenere un cambio di mentalità (dal “chiedere” al “cercare”) che possa mantenere competitive su un mercato europeo anche le aziende più piccole? Al momento non ce n’è traccia e viene da pensare che si voglia lasciare anche questo aspetto al mercato. Il cambio di paradigma avverrà quindi a seguito di fallimenti, concordati e pesanti ristrutturazioni?
In verità, anche se quest’opera educativa cominciasse adesso con tutti i mezzi possibili, arriverebbe già in ritardo. L’opera di disintermediazione del settore finanziario che tanto potrebbe mettere in difficoltà le aziende italiane verrà a breve incredibilmente amplificata dalle innovazioni del cosiddetto “Fintech”, quel settore tecnologico basato sulle piattaforme “Blockchain” che si pone l’obiettivo (implicito o esplicito) di sostituire il settore bancario nella sua attività di intermediazione tra risparmiatori e investitori/imprenditori. Apparentemente il “Fintech” costituirà un’enorme semplificazione, ma chi lo spiega a tutte quelle aziende, tantissime, che per esempio preferiscono ancora utilizzare gli assegni come forma di pagamento, convinti di avere un qualche genere di “garanzia” in mano?

Moburg

Moburg è un professionista del settore finanziario che si occupa di impresa, innovazione ed educazione finanziaria. Le edizioni GoWare hanno appena pubblicato il suo romanzo “La Banca Rotta”, col quale svela miti e piccolezze del settore bancario.

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