Il leader deve essere maestro di se stesso

 Il leader deve essere maestro di se stesso

Abbiamo visto che la leadership è accompagnata da alcune attitudini e disposizioni che possono essere riconosciute e allenate come determinanti nella formazione dei comportamenti di guida, quali la capacità di costruire relazioni di fiducia, di condivisione delle conoscenze, saper gestire i conflitti, utilizzare il pensiero flessibile, costruire un orizzonte (visione) a cui tendere, orientato ai risultati e non all’attività, la capacità di mettersi nei panni dei collaboratori, la capacità di saper ascoltare.

Il leader è inoltre caratterizzato dal piacere di sorprendere i collaboratori a fare cose giuste, dando loro immediatamente riconoscimenti positivi, valorizzando i punti di forza dei propri collaboratori. Si tratta, però, di rifuggire dall’autoritarismo e dal formalismo, per instaurare con i collaboratori relazioni realmente cooperative ed informali. Vivere con i propri collaboratori, comprendere le loro pene, dare l’esempio di saper reggere le loro fatiche precedendoli ovunque; questa umanità di chi deve comandare, nulla toglie all’obbligo di essere duri ed esigenti nel comando. Ama il cambiamento e se ne assume il rischio; è dotato di spirito imprenditoriale e possiede la capacità di saper innovare, cioè di trovare il modo di fare qualcosa di nuovo, mai fatto prima o di diverso. Colui che vuole diventare leader, o lo è già, deve sviluppare questa capacità di innovare e di innovarsi, cercando di sviluppare una mente quanto più possibile flessibile, lavorando su seguenti aspetti: la curiosità, che è un motore più forte dell’innovazione; sapersi concentrare su un obiettivo o una meta; la tenacia che è la capacità di saper ricominciare a cercare nuove strade per risolvere un dato problema; l’immaginazione, rifiutando l’ovvio per così compiere il primo passo verso l’innovazione.

La volontà del fare, cioè la spinta a mettercela tutta, a dare il massimo non accontentandosi di risultati mediocri, nel senso di saper sopportare con naturalezza le sollecitazioni psicofisiche del lavoro; di distribuire correttamente lo sforzo nel corso della giornata; di gestire se stesso con autocontrollo e resistenza; consapevole che la fatica non è muscolare ma nervosa e, quindi, il lavorare duro riguarda la resistenza, la tenacia, la volontà, ed il rispetto di se stessi; saper utilizzare al meglio l’energia di cui si dispone e saperla rigenerare quando essa viene impiegata.

I leader tende, insomma, in ogni sua attività all’eccellenza, cercando un legame tra la visione di lungo periodo e l’operatività quotidiana; tra sviluppo del business e soddisfacimento delle esigenze delle persone inserite nell’organizzazione. La condizione comune a tutti i leader vincenti è il sapersi programmare: cioè l’attenta, rigorosa cura del tempo. Il tempo è la risorsa cruciale di uomini e organizzazioni; si vince nel tempo, grazie a come lo si utilizza. Il leader deve affrontarlo secondo criteri metodologici; gestirlo attivamente, con le tecniche della previsione, della pianificazione e della programmazione. Programmare, pianificare e prevedere non sono sinonimi, ma sono tre azioni completamente diverse, legate tra loro da una logica sequenziale: una persona che voglia sviluppare appieno la propria capacità di gestione del tempo, prima prevede,poi pianifica ed infime programma.

Il talento finale che deve contraddistinguere un leader è, però, la capacità di autodiagnosi, intendendo con essa la capacità di acquisire coscienza dei propri punti di forza/debolezza, al fine di sfruttarli per migliorarsi. Far bene autodiagnosi significa ricominciare ad osservare ogni giorno ciò che accade intorno a noi, come se fosse tutto nuovo. All’impegno profuso dal leader nel migliorare la propria capacità di autodiagnosi e valutazione, deve però fare da contraltare un’uguale disponibilità ad essere valutato e giudicato dagli altri. Il giudizio degli altri, unito ad una buona capacità di autovalutazione, consentirà al leader di migliorarsi; il leader, infatti, è e deve essere, prima di tutto, maestro di se stesso.

Francesco Sansone

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