- A marzo 2026, secondo le prime stime, il Misery Index Confcommercio si attesta a 9,6, in aumento rispetto al dato di febbraio di 7 decimi di punto.
- Il dato dell’ultimo mese è sintesi di un deciso incremento, su base annua, dei prezzi per i beni e i servizi ad alta frequenza d’acquisto (+3,1% dall’1,9% di febbraio), determinato dagli energetici, e di una marginale riduzione della disoccupazione estesa (5,8% a fronte del 5,9% di febbraio).
- Il prolungarsi del conflitto in Iran, con le possibili difficoltà di approvvigionamento e l’aumento del prezzo degli energetici, rischia di avviare una fase più lunga di ripresa dell’inflazione, la cui durata ed entità è strettamente legata alla tempistica della guerra.
- Le possibili turbolenze sul versante dei prezzi si andrebbero a innescare su un quadro del mercato del lavoro che si dimostra da mesi non particolarmente dinamico. Le cause di questa stasi sono legate non solo a fattori congiunturali, ma riflettono anche alcune strozzature presenti sul mercato (differenze territoriali, demografia e difficoltà d’incontro tra domanda e offerta).
- Il combinarsi di queste dinamiche avrebbe un inevitabile effetto negativo, già nel breve periodo, sull’indicatore e sulla fiducia delle famiglie riducendo le già contenute prospettive di crescita.
Il MIC di marzo 2026 sale a 9,6, sette decimi di punto in più su febbraio. La stima dell’ultimo mese è sintesi di un significativo aumento del tasso dell’inflazione per i beni e servizi ad alta frequenza d’acquisto (+3,1% dall’1,9% di febbraio), e di un marginale rientro del tasso di disoccupazione esteso sceso al 5,8% (tab. 1). Sul versante del mercato del lavoro nel mese di marzo si valuta un lieve aumento del numero di occupati, e una contenuta riduzione delle persone in cerca d’occupazione. Dinamiche che lascerebbero il tasso di disoccupazione ufficiale al 5,2%. Sul versante delle unità di lavoro standard (Ula) destagionalizzate, interessate dalle diverse forme d’integrazione salariale (CIG e FIS), si stima il permanere di una situazione di scarsa dinamicità, con un tasso di disoccupazione esteso che si dovrebbe attestare al 5,8%, dato in linea con quanto rilevato nel primo bimestre del 2026.
Secondo le prime indicazioni a marzo 2026 l’inflazione dei beni e dei servizi ad alta frequenza d’acquisto ha registrato, sulla spinta delle tensioni che interessano gli energetici, una brusca accelerazione salendo al 3,1% dall’1,9% di febbraio. In termini prospettici, le spinte al rialzo dei prezzi degli energetici dovrebbero proseguire almeno nel mese di aprile e parzialmente in quello di maggio determinando un peggioramento dell’indicatore nel breve periodo, pur in presenza di una stabilità sul versante del mercato del lavoro. Effetti che potrebbero prolungarsi e amplificarsi nel caso in cui la situazione in Medio Oriente non trovi una rapida soluzione con perduranti tensioni sui prezzi delle materie prime energetiche, i cui rialzi rischiano di trasmettersi ad altre filiere, e restrizioni su alcune rotte commerciali.
Il conseguente rallentamento dell’attività economica potrebbe indebolire le già contenute dinamiche del mercato del lavoro che, in questo momento, appaiono determinate più dalla presenza di specifici vincoli in alcuni territori, fattori demografici e difficoltà nel reperire sul mercato competenze e profili adeguati alle necessità delle imprese che dallo stato di salute dell’economia.
Il combinarsi di queste dinamiche potrebbe comportare un progressivo deterioramento del MIC, con un conseguente peggioramento della fiducia delle famiglie, attenuando i già modesti segnali di ripresa dei consumi emersi nei periodi più recenti.
La figura 1 mostra le due componenti del MIC (in celeste l’inflazione dei beni e servizi ad alta frequenza d’acquisto e in blu la disoccupazione estesa).
Tabella 1: Prezzi, disoccupazione e Misery Index Confcommercio (MIC) in Italia
