Il mobile payment: opportunità per le pmi

 Il mobile payment: opportunità per le pmi

Secondo una ricerca di Yankee Group, nel 2014 il mercato globale del mobile payment (pagamenti o trasferimenti di denaro tramite telefono cellulare) varrà 984 miliardi di dollari, sei volte il giro di affari (162 miliardi di dollari) raggiunto nel 2010.

L’Italia, insieme all’India, è l’unico Paese al mondo nel quale il numero di SIM telefoniche è superiore a quello delle carte di pagamento in circolazione. In particolare, nel nostro Paese ci sono quasi 96,7 milioni di SIM telefoniche (1,59 per abitante) e 95 milioni di carte di pagamento (1,57). Gli italiani, insomma, amano telefonare e assai meno utilizzare le carte di pagamento.

Da questi sintetici dati si può intuire quali siano le potenzialità di sviluppo del mercato del mobile payment nel nostro Paese.

Per capire come funziona il mobile payment e, soprattutto, quali sono le innovazioni prossime venture che semplificheranno le nostre transazioni, abbiamo intervistato Alberto Adorini, fondatore di payleven, una società che rappresenta l’avanguardia nel mondo dei pagamenti attraverso smartphone e tablet. Attiva in dieci Paesi europei, ha lanciato un sistema, innovativo e semplice, che trasforma lo smartphone e il tablet in un pos per i pagamenti con carta.

Alberto Adorini, fondatore di payleven, leader dei pagamenti mobili in Europa
Alberto Adorini, fondatore di payleven, leader dei pagamenti mobili in Europa

 

Cos’è il mobile payment e qual è la grande innovazione che apporta?
«Con il termine mobile payment si comprendono una serie di tecnologie che si stanno affermando in questi anni. Soprattutto negli ultimi due anni, abbiamo assistito a un notevole proliferare di tecnologie legate ai dispositivi mobili, che, permettono che i pagamenti vengano effettuati su uno smartphone in presenza del cliente. Fra queste tecnologie cosiddette di proximity payment, la frontiera più avanzata e quella che più si sta affermando è rappresentata dal mobile pos, ossia un piccolo dispositivo per l’esercente che si collega via bluetooth allo smartphone o al tablet e che consente di accettare pagamenti con tutte le carte di pagamento, né più né meno che un pos tradizionale».

Cosa cambia e cosa, invece, rimane uguale nell’utilizzo del pos mobile rispetto al pos tradizionale?
«L’esperienza, dal punto di vista del titolare della carta di credito, rimane completamente invariata. Proprio per questo crediamo che sia la tecnologia che più di tutte può affermarsi sul mercato. Con la precedente tecnologia il cliente che voleva pagare con carta di credito la inseriva all’interno del pos e in questo modo effettuava la transazione. Questa esperienza di acquisto da parte del cliente finale, del titolare della carta di credito rimane invariata con il mobile pos. Una differenza rispetto al pos tradizionale è l’accresciuta mobilità della nuova soluzione. Mentre un pos gprs, infatti, è grande come una scarpa e pesa circa un chilo, un mobile pos è grande come un pacchetto di sigarette e pesa tra i 100 e i 200 grammi. Questa sua caratteristica ne fa la soluzione ideale per chi lavora in mobilità. Un’altra differenza rispetto al pos gprs, che ha un canone mensile da 10 a 50 euro mensili, è che nel caso del pos mobile i canoni mensili vengono completamente azzerati e si paga solo in base alle transazioni effettuate dall’esercente».

Un mobile pos è grande come un pacchetto di sigarette e pesa tra i 100 e i 200 grammi. Questa sua caratteristica ne fa la soluzione ideale per chi lavora in mobilità
Un mobile pos è grande come un pacchetto di sigarette e pesa tra i 100 e i 200 grammi. Questa sua caratteristica ne fa la soluzione ideale per chi lavora in mobilità

 

In Italia a che punto siamo con l’utilizzo delle carte di credito?
«payleven è una realtà attiva in dieci Paesi europei, quindi abbiamo un punto di vista privilegiato per paragonare la realtà italiana con quella del resto del continente europeo. Ebbene, rispetto al resto d’Europa l’utilizzo delle carte di credito nel nostro Paese è molto indietro. In Italia vengono fatte meno di 50 transazioni per capita, mentre in Olanda sono più di 300 e in Inghilterra e Germania sono circa 200. Il nostro gruppo, però, ha visto nell’Italia una grandissima opportunità di sviluppo legata principalmente al fatto che la penetrazione degli smartphone è tra le più alte al mondo e superiore al 50%. In Italia, poi, predominano le piccole e medie imprese che sono il nostro target di riferimento».

Perché ritenete che le pmi possano essere i destinatari privilegiati della tecnologia del pos mobile?
«Ci siamo resi conto di una grossa mancanza nel mercato. A fronte di 3.800.000 pmi esistenti in Italia, i pos installati, considerando anche la gdo (ogni punto vendita Esselunga, ad esempio, ne ha circa 50), sono solo un milione e mezzo. Questo significa che esiste almeno un 60% di mercato attualmente non “penetrato” da questa tecnologia. Il motivo per cui le banche finora non hanno “aggredito” questa fascia di mercato è legato al fatto che non riescono ad acquisire in modo economico clienti che fanno poco transato, a causa dei costi della tecnologia, dei player che si inseriscono all’interno della catena del valore (ad esempio, i gestori terminali che fanno l’installazione e l’assistenza sui pos tradizionali). Le banche, dunque, non hanno alcuna convenienza a servire molti dei piccoli e medi esercenti. payleven, invece, essendo un nuovo player del mercato, ha avuto l’opportunità di seguire anche questo nuovo segmento di clientela e l’ha fatto cercando di differenziarsi rispetto alla concorrenza con un’offerta che fosse innanzitutto trasparente, conveniente anche per chi non fa tante transazioni. Uno dei fattori chiave del nostro successo, poi, è stato quello di puntare su processi il più possibile efficaci per acquisire clienti in maniera veloce ed economica».

L’utilizzo del mobile pos è sicuro?
«Seguiamo i protocolli di sicurezza previsti dai circuiti internazionali, gli stessi cui devono sottostare i pos tradizionali. Essendo un player tra i più “giovani” sul mercato, ci siamo dovuti adeguare agli standard di sicurezza più aggiornati. Possiamo dire che la nostra soluzione è sicura quanto se non di più rispetto ai pos tradizionali. Il dispositivo non può essere manomesso e il tracciato della transazione viene trasmesso in maniera crittografata dall’inizio alla fine del processo, garantendo una sicurezza totale per i clienti».

Quali sono le vostre linee di sviluppo per il prossimo futuro?
«Per quanto riguarda gli sviluppi del canale distributivo, abbiamo chiuso un’importante partnership con Poste Italiane e siamo in trattativa con altri grandi player. Dal punto di vista del prodotto, stiamo lavorando ad alcune applicazioni per fornire ai nostri clienti servizi a valore aggiunto per l’esercente, come il loyalty, il couponing, il registratore di cassa».

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