Il modello Heckscher – Ohlin

 Il modello Heckscher – Ohlin

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[dropcap]C[/dropcap]on l’espressione “vantaggi comparati” si intende il complesso di elementi che determinano la struttura delle esportazioni e delle importazioni di un paese.

Le due teorie più usate dei vantaggi comparati erano, sino ad una cinquantina di anni fa, quella di Ricardo e quella di Heckscher – Ohlin (che indicheremo in seguito con H-O).

La teoria di Ricardo fu presto abbandonata dalla maggior parte degli economisti perché carente nella determinazione delle origini delle differenze internazionali di produttività.

II modello H-O è stato invece accettato, per lo meno fino alla metà degli anni cinquanta, quale spiegazione dei vantaggi comparati.

Il modello H-Q prende in considerazione due paesi, che dispongano di due fattori di produzione, capitale e lavoro, e che producano due beni uguali di consumo finale, e si basa su una serie di ipotesi necessarie:

a. non esistenza di costi di trasporto e distribuzione.

b. nessun ostacolo agli scambi.

c. perfetta concorrenza nel mercato dei beni.

d. perfetta concorrenza nel mercato dei fattori.

e. completa occupazione dei fattori.

f. eguaglianza della qualità dei fattori.

g. tecniche di produzione identiche.

h. rapporto univoco dei fattori nei due paesi.

i. rendimenti di scala costanti.

l. uguale domanda dei due beni nei due paesi.

Secondo il modello H-O, ogni paese tende a specializzarsi nella esportazione dei beni che comportano in misura maggiore i fattori produttivi più disponibili.

La teoria, basata sul modello H-O, tendeva quindi a dimostrare che il libero scambio garantisce l’equilibrio delle bilance commerciali.

Partendo dalla teoria enunciata e tenendo conto delle ipotesi formulate, è possibile quindi dire che il commercio internazionale è niente altro che il sostituto dei movimenti internazionali dei fattori produttivi.

Le critiche fondamentali al modello H-0 sono la scarsa validità delle ipotesi nel mondo reale degli scambi internazionali e leccessiva staticità dell’analisi impiegata, che non tiene conto dei continui cambiamenti e del fatto che molto spesso la struttura del commercio estero di un paese è determinata dalla sua capacità di adattarsi a questi cambiamenti, oltre che dalle attività degli operatori economici e degli altri stake holders che non obbediscono, se non raramente, a pulsioni nazionali, ma agiscono tendenzialmente per realizzare il proprio massimo profitto cioè il proprio bene o il proprio vantaggio, comunque percepito o scelto.

In effetti è possibile dire che il modello H-O fu costruito per dimostrare quali e quante fossero le condizioni per raggiungere un pareggiamento dei prezzi ed un equilibrio di bilancia commerciale, senza tener conto delle ulteriori variabili contenute in bilancia dei pagamenti, nonché delle attività criminose che comunque insistono e modificano le poste delle menzionate bilance, esponendo alla violazione della stabilità finanziaria tutte le società in cui i vari tipi di attività criminose: dal riciclaggio al traffico di e stupefacenti, di armi, di esseri umani, ecc. Infatti, i valori di cui dispongono i soggetti che controllano le attività criminali se immerse nel mercato azionario, delle valute o delle materie prime ne possono determinare il corso del flottante assumendo così direttamente non il controllo dei singoli stati bensì l’economia dei singoli stati.

Per spiegare l’effettiva struttura degli scambi internazionali è necessario quindi abbandonare alcune ipotesi del modello H-O ed elaborarne altre in termini più realistici.

È necessario innanzitutto abbandonare le ipotesi che riguardano mercati perfettamente concorrenziali, poiché è molto difficile incontrarne nel mondo reale. Nel mondo reale esistono infatti i costi di trasporto e di distribuzione (sempre maggiori) di assicurazione, di incasso, di recupero del credito e l’incidenza degli IDE (etc.) ed esistono gli ostacoli agli scambi; non esiste invece una perfetta concorrenza nel mercato dei beni e tantomeno in quello dei fattori, né daltra parte esiste una completa occupazione dei fattori (nonostante il WTO).

Non è quindi possibile ricondurre l’origine dei prezzi dei beni nei due paesi alla sola dotazione dei fattori. La validità del modello dipende dalla perfetta concorrenzialità del mercato, che comporta una eguaglianza fra prezzi e costi di produzione, anche alla luce del fatto che ormai esistono due mercati: quello globale e quello regionale.

In un mercato non perfettamente concorrenziale esistono diversi elementi che possono portare ad una differenza fra costi e prezzi:

  1. l’esistenza di fattori inutilizzati.
  2. il grado di rischio nella produzione.
  3. le economie di scala.
  4. la differenza di qualità.
  5. la propensione al consumo del reddito disponibile delle relazioni industriali o di quelle sociali percepite come obbligazione.

Infatti la necessità di utilizzare al massimo le proprie capacità produttive spinge l’operatore ad utilizzare strumenti di dumping commerciali e sociali, e inoltre a praticare una politica “multiprices” fondata sul delta costi fissi – costi variabili delle grandi organizzazioni interne. Per quanto riguarda il grado di rischio è chiaro che l’ imprenditore che si trovi ad operare in un paese con scarsa stabilità socio-economica sia portato a proteggersi dai rischi richiedendo un prezzo più alto dei costi di produzione. Delle economie di scala parleremo in seguito. E’ inoltre evidente l’influenza che ha sugli scambi internazionali la qualità, intesa in senso lato: basti pensare al mercato internazionale delle auto, in cui uno stesso paese è normalmente allo stesso tempo importatore ed esportatore.

Si può sostenere inoltre che col termine fattori dobbiamo intendere non solo quelli fondamentali (lavoro, capitali), ma anche tutte le loro qualificazioni e gli accessori quali l’organizzazione e la responsabilità sociale.

Bisogna inoltre prendere in considerazione le differenze sostanziali nella domanda di beni e la possibilità di differenti tecniche di produzione dei beni, tutti elementi che influenzano le caratteristiche dell’offerta e del posizionamento sul mercato.

In conclusione possiamo affermare che il modello H-0 è una costruzione statica, mentre il commercio internazionale presenta un’alta dinamicità e una totale impermeabilità alle distorsioni vincolistiche.

Pertanto, pur con le opportune modifiche, il modello H-0 – teoricamente e nelle riviste – continua a sostenere l’influenza preponderante della disponibilità dei fattori nella determinazione della struttura degli scambi.

Giuseppe Monti
http://progettoinnesto.it
giusmonti@gmail.com

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