Il nostro modello di sviluppo economico deve basarsi sui nostri vantaggi competitivi

 Il nostro modello di sviluppo economico deve basarsi sui nostri vantaggi competitivi

Chiunque governi questo nostro straordinario Paese deve ficcarsi in testa che il modello di sviluppo economico deve basarsi sui nostri VANTAGGI COMPETITIVI. Dobbiamo investire laddove non ci può raggiungere nessuno. Che senso ha investire in industrie o attività che non hanno nessun legame con la nostra storia, la nostra cultura, le nostre tradizioni, le nostre, come direbbero gli americani, “skills” abilità? In futuro ogni euro speso deve essere investito nello sviluppo di queste abilità.

Per non fare solo chiacchiere, do alcuni consigli.

Da oggi sarà possibile rivedere i bronzi di Riace, un’opera che da sola vale quanto il MOMA di New York o il Monte Rushmoure nel Dakota (scolpito nel 1947 e che da solo incassa più di tutti i siti archeologici della Sicilia).

Per far comprendere la serietà del problema vi cito questa inchiesta di Bankitalia.

«Nel Belpaese esistono quasi 4.800 musei, monumenti e aree archeologiche aperte al pubblico che attirano ogni anno oltre 100 milioni di persone ma l’incasso medio per visitatore è in media di 2,8 euro nelle strutture statali (dato del 2011) e 2,4 euro in quelle di diverso tipo (dato del 2006): in totale circa 260 milioni di euro l’anno di introito dalla vendita di biglietti. Il fatturato dei servizi accessori, quali audio e videoguide, ristorazione e commercializzazione di cataloghi e riproduzioni, non supera invece i 45 milioni di euro. Una cifra “contenuta” nel confronto internazionale se si considera che il Louvre e il British Museum fatturano con le attività commerciali 20 milioni annui ciascuno e che negli Stati Uniti il Museum of Modern Art ne fattura 40, il Metropolitan oltre 70 e lo Smithsonian oltre 130. Per i soli visitatori paganti il prezzo medio del biglietto è di 6,8 euro nei siti statali (che costituiscono meno del 9% del totale, ma contribuiscono per il 39% alle visite complessive e per oltre il 42% agli incassi) e 4,3 negli altri. Il prezzo nei musei statali sale rispetto alla media al Centro (6,9 euro) e nel Mezzogiorno (8 euro), mentre in quelli non statali è più contenuto al Sud rispetto al Centro Nord. Solo la Germania dispone di un numero di musei superiori (6.000) al nostro: nel Regno Unito sono meno di 2.000, in Spagna meno di 1.500 e in Francia quasi 1.200. In nessun altro Paese europeo le istituzioni museali raggiungono le mille unità.

L’Italia ha il primato nel rapporto delle strutture con la popolazione residente: esistono 7,8 musei ogni 100.000 abitanti, a fronte di 7,7 per la Germania, 3,2 per la Spagna, 2,9 per il Regno Unito e 1,9 per la Francia. Nessuna regione italiana però assorbe più del 20% del totale dei visitatori e questo a causa della forte dispersione territoriale. I primi cinque musei italiani assorbono poco meno del 10% delle visite complessive del Paese mentre in Francia e nel Regno Unito si arriva, rispettivamente, a poco meno del 40% e a poco più del 30%. Il numero medio di visitatori per singola struttura (meno di 22.000) in Italia è pari a circa la metà di quanto si registra in Francia, Regno Unito e Spagna. In base alla rilevazione periodica della Banca d’Italia, nel 2011 gli stranieri interessati alle proposte culturali del Paese hanno speso nel complesso oltre 10 miliardi di euro, pari al 42% circa della spesa degli stranieri per vacanze e quasi un terzo di quella complessiva per viaggi. Al Centro l’incidenza della spesa per vacanze culturali rispetto a quello complessiva per i viaggi dall’estero sfiora il 52%, al Nord Est scende al 27% circa, al Mezzogiorno, dove domina il turismo balneare, al 23% e al Nord Ovest, dove si concentrano i viaggi d’affari, al 18%».

Nei prossimi 10 anni sono previsti 100 milioni di turisti cinesi; secondo voi converrà investire nella ricettività o nell’industria? Noi siamo bravi a far da mangiare, abbiamo il più grande parco giochi del Mondo (Venezia, le Alpi, i laghi, Firenze, la Torre di Pisa, i musei vaticani, Pompei, la valle dei templi, Segesta, la Sardegna, il salento, le Eolie, il colosseo, i quadri e le sculture di Michelangelo, Leonardo, Raffaelo e Tiziano) una miniera d’oro che se sfruttata puo farci diventare tutti ricchi. Ci sarà un pazzo visionario che strappi l’attuale bilancio dello Stato per ridisegnarlo attorno a un modello di sviluppo economico basato sulla ricettività, la cosa che noi italiani sappiamo fare meglio e dove nessuno potrà mai batterci?

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