Il nuovo articolo 18: i licenziamenti e la cassa integrazione

 Il nuovo articolo 18: i licenziamenti e la cassa integrazione
Job
[dropcap]S[/dropcap]embra che questa volta ci siamo. Dopo annunci, rinvii, discussioni e amenità varie, la nuova disciplina dovrebbe essere quella che ci accompagnerà per qualche anno. Fino al nuovo ripensamento o alla nuova riforma.
Ma vediamo in dettaglio cosa cambierà:

LICENZIAMENTO PER MOTIVI ECONOMICI (O PER GIUSTIFICATO MOTIVO OGGETTIVO)
Se l’azienda è in crisi o sta solo predisponendo un nuovo assetto organizzativo e, in entrambi i casi, sopprime una posizione di lavoro (per es. affida in outsourcing il servizio computer), si parla di licenziamento per “giustificato motivo oggettivo” o, come è oggi definito, licenziamento per “motivi economici.
Con la normativa oggi vigente, per tali tipi di licenziamenti, qualora dichiarati nulli, l’azienda deve pagare un’indennità (tra 12 e 24 mesi). Ma se il fatto è “manifestamente insussistente” scatta il reintegro sul posto di lavoro e una indennità fino a 12 mesi.
Invece, in futuro, in base al nuovo art. 18, se il licenziamento economico viene dichiarato illegittimo dal giudice (perché ritenuti insussistenti o pretestuosi i motivi addotti dall’azienda), il lavoratore a tempo indeterminato a tutele progressive ha diritto a un “indennizzo certo e crescente” che varia, cioè, in funzione dell’anzianità di servizio.
In pratica, con l’introduzione del nuovo contratto a tempo indeterminato a tutele crescenti in relazione all’anzianità di servizio viene superato per sempre il reintegro in caso di licenziamenti economici illegittimi. La definizione dell’indennizzo sarà fissato nel decreto delegato e l’ipotesi di partenza è sul riconoscimento di un mese per ogni anno di lavoro se le parti concordano una soluzione del rapporto e di un mese e mezzo per ogni anno di lavoro in caso di impugnazione davanti a un giudice. Il tetto massimo dovrebbe essere fissato a 36 mesi, ma non è ancora chiaro se sarà così o se sarà più limitato (a 24 mensilità)
In tal caso, l’indennizzo sarà così calcolato:
  1. fino a un massimo di 1,5 mensilità per ogni anno di impiego, con un tetto di 36 mensilità, oltre il quale il giudice non potrà andare;
  2. in alternativa, il datore di lavoro potrà versare spontaneamente un’indennità pari a una mensilità per ogni anno di servizio, con un limite di 24 mensilità. Se il lavoratore rifiuta la conciliazione, deve restituire la somma ricevuta e impugnare il licenziamento entro un termine breve e “certo”; altrimenti la conciliazione si intende raggiunta per comportamento concludente.
Dunque, la riforma prevede la cancellazione della c.d. reintegra automatica per tale tipo di licenziamenti che verrà invece sostituita con un indennizzo certo e crescente in base all’anzianità di servizio.

LICENZIAMENTO NULLO E DISCRIMINATORIO
Il licenziamento può essere considerato nullo in alcune ipotesi: per esempio, se si licenzia una madre durante il primo anno di vita del figlio o un coniuge 12 mesi dopo le nozze oppure in caso di licenziamento orale.
In tal caso, il nuovo art. 18 non cambia la disciplina attuale: per il lavoratore scatta il diritto ad essere reintegrato sul posto di lavoro e a ottenere un risarcimento.
Stesso discorso per il caso di licenziamento discriminatorio, ossia basato sull’appartenenza a una confessione religiosa, sul sesso, sulla razza o sull’adesione a un sindacato. Anche in questo caso resta l’attuale diritto al reintegro e all’indennizzo.
Il nuovo Jobs Act conferma dunque la tutela reale (con reintegro) per i licenziamenti nulli. Si tratta in realtà di ipotesi molto rare ed eclatanti: se si licenzia una madre durante il primo anno di vita del figlio o un coniuge 12 mesi dopo le nozze ci sarà sempre e comunque il reintegro in azienda. Rimarrà in vigore l’attuale normativa (tutela reale piena) anche nei casi di licenziamento discriminatorio. Qui si tratta di ipotesi in cui l’azienda licenzia perché si è iscritti a un sindacato, o per un determinato orientamento politico, sessuale, di credo religioso o colore della pelle. Oltre alla tutela reale, si dovrà pagare un risarcimento (come previsto dalla legge Fornero).

LICENZIAMENTI DISCIPLINARI (O GIUSTIFICATO MOTIVO SOGGETTIVO)
In questo caso, in base al nuovo art. 18 il lavoratore avrà diritto a un indennizzo economico inversamente proporzionale rispetto alla responsabilità o colpa che ha determinato l’espulsione.
Il reintegro sarà invece confinato solo “in specifiche fattispecie di licenziamenti disciplinari ingiustificati” (che saranno individuate con un futuro decreto attuativo). Per cui viene annullata l’attuale norma che prevede il reintegro solo quando il fatto non sussiste (per es.: il datore afferma che il dipendente non fosse malato e invece lo era davvero o quando è punito nei contratti collettivi o nei codici disciplinari con una sanzione conservativa).
In pratica, per i licenziamenti disciplinari ingiustificati la sanzione del reintegro sarà invece limitata a “specifiche fattispecie” dice il testo della delega lavoro. Anche questa misura, che varrà solo per i nuovi contratti stipulati a partire dal 2015, verrà dettagliata nel primo decreto delegato. Quasi sicuramente ci si muoverà nel solco della recente sentenza della Cassazione, che ha vincolato l’applicazione della tutela reale alla mancata “prova materiale” del fatto contestato. Si farà una interpretazione. Perde quota l’ipotesi di circoscrivere le fattispecie ai soli reati.

COME CAMBIA L’ASPI
Il nuovo Jobs Act cambia anche la struttura dell’indennità di disoccupazione (c.d. ASPI).
In pratica la durata del contributo verrà rapportata alla storia contributiva del lavoratore. Chi più ha lavorato, più percepirà.
Si prevede poi l’incremento della durata massima per i lavoratori con carriere contributive più rilevanti e l’estensione dell’Aspi ai lavoratori con contratto di collaborazione coordinata e continuativa fino al loro esaurimento. Prevista anche un’indennità di ultima istanza a chi ha un ISEE basso.

CAMBIA LA CASSA INTEGRAZIONE
Si prospettano grandi cambiamenti.
Differentemente da quanto avviene ora, in caso di cessazione definitiva dell’attività aziendale o di un ramo di impresa, la cassa integrazione sarà esclusa per gli ex dipendenti.
Inoltre, l’accesso alla cassa sarà poi subordinato all’esaurimento di utilizzo dei contratti di solidarietà e verranno rivisti i limiti attuali di durata della cassa. Saranno poi rimodulate le aliquote contributive ordinarie sulla base dell’effettivo ricorso alla cassa.

Ettore Pietro Silva

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