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Il nuovo Codice Amministrativo Digitale cosa cambia per le imprese

L’attuazione del nuovo Codice dell’Amministrazione Digitale avvenuta con il d.lgs. n. 179/2016 porta grosse novità che toccano direttamente anche le imprese.

La riforma ha tenuto conto delle esperienze di questi ultimi anni, ma ha anche necessariamente del Regolamento Europeo 910/2014 (c.d. eIDAS) in materia di identificazione digitale.

Le imprese dovranno, in primo luogo, confrontarsi con i nuovi strumenti e le nuove impostazioni previsti dal CAD.

Il nuovo art. 3 infatti stabilisce che tutte le imprese (ed i cittadini) hanno il diritto all’assegnazione di un’identità digitale attraverso la quale accedere e utilizzare i servizi erogati in rete. Una identità che viene definita come la rappresentazione informatica della corrispondenza tra un utente (cioè, ad esempio, l’impresa) e i suoi attributi identificativi.

Appar evidente come questa definizione si fondi su due importanti novità che abbiamo osservato crescere in questi ultimi mesi: il sistema SPID (cui sono appunto legati i cosiddetti attributi identificativi) e l’introduzione, grazie al Regolamento eIDAS, del sigillo elettronico (cioè la firma digitale per le aziende).

Va poi ricordato che le PPAA saranno obbligate, come in verità lo sono state comunque anche sino ad oggi, a predisporre tutti gli strumenti digitali al fine di dialogare con le imprese e offrire i propri servizi.

Su questo punto lascia allora perplessi l’abrogazione dell’art. 10 relativo allo Sportello Unico della Attività Produttive; ufficio che tuttavia i commentatori della norma ritengono non toccato dalla riforma.

Le imprese, tra le tante altre previsioni dovranno poi prendere in particolare considerazione il nuovo art. 5 (Effettuazione dei pagamenti con modalità informatiche).

Le PPAA sono obbligate ad accettare i pagamenti attraverso sistemi di pagamento elettronico, ivi inclusi, per i micro-pagamenti, quelli basati sull’uso del credito telefonico. Ne consegue che la maggior parte degli adempimenti amministrativi e pubblicistici cui sono onerate le imprese, soprattutto in relazione ai pagamenti, potranno essere eseguiti attraverso gli strumenti digitali.

V’è tuttavia da tenere a mente che questo aspetto è fortemente e necessariamente collegato all’implementazione, sia sotto il profilo normativo che tecnico, del sistema informatico da parte del Governo e di Agid, tutt’altro che dietro l’angolo.

Sempre sotto il profilo del dialogo tra imprese e tra queste e le PPAA, ma soprattutto del processo di dematerializzazione è importante l’art. 20 in materia di validità ed efficacia probatoria dei documenti informatici.

L’articolo fornisce in maniera chiara l’esatto peso giuridico al documento informatico: l’idoneità del documento informatico a soddisfare il requisito della forma scritta e il suo valore probatorio sono liberamente valutabili in giudizio, tenuto conto delle sue caratteristiche oggettive di qualità, sicurezza, integrità ed immodificabilità.

Tuttavia anche questo aspetto, dal punto di vista applicativo, ha lasciato perplessi nel momento in cui il medesimo CAD, all’art. 61, ha sospeso l’obbligo, che sarebbe dovuto scattare il 12 agosto scorso, per tutti i soggetti tenuti all’osservanza del CAD di dare l’addio definitivo alla carta ed operare soltanto con documentazione rigorosamente formata in digitale.

Ad oggi, infatti, si attende, entro metà gennaio 2017, un decreto ministeriale che indichi le nuove regole tecniche per il passaggio completo al digitale.

Non v’è dubbio che rimane ancora molta incertezza su questi temi, ma è altrettanto vero che così come nel settore privato, anche quello amministrativo e soprattutto nell’ambito dei reciproci rapporti tra il primo ed il secondo, occorre necessariamente adeguarsi e comprendere tutti questi nuovi strumenti che diverranno essenziali per la continuazione dell’attività di impresa e dell’azione amministrativa.

A conclusione di queste prime brevi considerazioni vale la pena infine rimarcare come, a giudizio di chi scrive, lascia veramente perplessi (nonostante le motivazioni fornite dal Governo) l’abrogazione dell’art. 50 bis sull’obbligo della predisposizione del piano di continuità operativa.

Se è pur vero che questo si può desumere dall’impianto dell’articolato normativo, è anche vero che in mancanza di una specifica prescrizione in tal senso molte PPAA potrebbero essere indotte a non predisporre tale piano.

Considerazione, quest’ultima, che prende spunto da una delle debolezze maggiori che l’Italia deve necessariamente risolvere e cioè l’inadeguatezza, soprattutto nel pubblico ma anche nel settore privato, delle competenze digitali.

Avv. Emiliano Vitelli

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Emiliano Vitelli

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