Il paradosso dei CEO italiani: fiducia nell’economia ma scettici sulla propria crescita. La ricetta è la Reinvenzione

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La roadmap per la Business Model Reinvention

In uno scenario sempre più complesso e attraversato da trasformazioni simultanee, le imprese italiane affrontano una sfida decisiva: trasformare le aspettative sul contesto macroeconomico e sui mercati in una crescita concreta e sostenibile. Se il 62% dei CEO italiani prevede una crescita dell’economia globale nel FY26, solo il 35% esprime fiducia nella crescita del fatturato della propria azienda.

Questo divario evidenzia un punto chiave: la competitività futura non potrà più dipendere da fattori esterni, ma dalla capacità delle imprese di evolvere rapidamente, ripensare i propri modelli operativi e anticipare il cambiamento.

Un contesto complesso: dalla gestione dei rischi alla trasformazione integrata

Le aziende non affrontano più un singolo rischio dominante, ma un insieme articolato di criticità: cambiamento tecnologico, dazi, inflazione, rischi informatici, tensioni geopolitiche e carenza di competenze chiave.

Grafico a barre: "In quale misura ritiene che la sua azienda sarà esposta alle seguenti minacce nei prossimi 12 mesi?" [% delle risposte 'Fortemente esposta' ed 'Estremamente esposta'] Il grafico confronta i dati Globali e quelli dell'Italia. Global: Rischi informatici: 31% Volatilità macroeconomica: 31% Inflazione: 25% Cambiamento tecnologico: 24% Conflitti geopolitici: 23% Minor disponibilità di lavoratori con competenze chiave: 22% Dazi: 20% Cambiamento climatico: 13% Disuguaglianze sociali: 8% Italia: Cambiamento tecnologico: 23% Dazi: 22% Rischi informatici: 22% Inflazione: 20% Minor disponibilità di lavoratori con competenze chiave: 20% Volatilità macroeconomica: 18% Conflitti geopolitici: 13% Cambiamento climatico: 10% Disuguaglianze sociali: 6%

Base: Global=4454, Italia=118

In questo scenario, interventi marginali o iniziative isolate non sono più sufficienti. Diventa necessario un cambio di paradigma: la Business Model Reinvention, ovvero il ripensamento radicale del modo in cui le aziende creano, distribuiscono e catturano valore. Significa ripensare i fondamenti dell’azienda: ciò che offre, quali competenze possiede e quale posizione desidera occupare nei propri ecosistemi di riferimento.

Sempre più imprese stanno infatti ridefinendo i propri confini di business:

  • Un’azienda su due è entrata in nuovi settori negli ultimi cinque anni
  • Il 62% genera almeno il 10% dei ricavi da queste nuove attività

In Italia, le direttrici di crescita si concentrano su business services, assicurazioni, costruzioni e ingegneria e aerospazio e difesa, mentre a livello globale prevalgono settori ad alta intensità tecnologica.

Parallelamente, emerge una revisione delle strategie geografiche e delle supply chain, con crescente attenzione alla sicurezza geopolitica.

Grafico a barre: "Negli ultimi 5 anni, la sua azienda ha iniziato a competere in settori in cui prima non competeva?" Il grafico confronta i dati Globali e quelli dell'Italia, mettendo a confronto gli anni 2025 e 2026. Global: Sì — 2025: 38% | 2026: 42% No — 2025: 60% | 2026: 57% Italia: Sì — 2025: 44% | 2026: 50% No — 2025: 55% | 2026: 49%

Base: 2026 (Global=4454; Italia=118), 2025 (Global=4701; Italia=122)

M&A: da leva di crescita ad abilitatore della trasformazione

Le operazioni straordinarie assumono un ruolo centrale nel processo di reinvenzione:

  • Oltre metà dei CEO italiani prevede almeno un’acquisizione rilevante nei prossimi tre anni
  • Il 40% prevede acquisizioni nei prossimi anni in settori diversi da quello attuale

Ad oggi, l’M&A è utilizzato prevalentemente per aumentare la quota di mercato o l’efficienza operativa. Tuttavia, il suo potenziale è ancora in parte inespresso, soprattutto come strumento per acquisire competenze e tecnologie.

Ripensare l’M&A come leva strategica di capability building rappresenta un passaggio fondamentale per accelerare la trasformazione.

Grafico a barre: "In che misura ciascuna delle seguenti affermazioni descrive le motivazioni della sua azienda nell'intraprendere queste acquisizioni?" Il grafico confronta i dati Globali e quelli dell'Italia. Global: Aumentare il potere di mercato o la quota di mercato: 58% Accedere a nuovi clienti: 47% Diversificare il portafoglio aziendale: 46% Raggiungere economie di scala: 46% Entrare in nuovi mercati geografici: 41% Accedere a nuove competenze (abilità, talenti, dati): 39% Accedere a tecnologie o proprietà intellettuali: 25% Italia: Aumentare il potere di mercato o la quota di mercato: 57% Accedere a nuovi clienti: 36% Diversificare il portafoglio aziendale: 44% Raggiungere economie di scala: 39% Entrare in nuovi mercati geografici: 36% Accedere a nuove competenze (abilità, talenti, dati): 36% Accedere a tecnologie o proprietà intellettuali: 11%

Altro: Global=3%; Italia=3%
Base Q19: Tutti i rispondenti le cui aziende prevedono di effettuare una o più acquisizioni nei prossimi tre anni; Global=1811, Italia=61

Innovazione e IA: il divario tra ambizione ed execution

L’intelligenza artificiale è riconosciuta come uno dei principali driver di trasformazione, capace di ridisegnare processi, modelli di business e customer experience.

Nonostante ciò, emerge un forte disallineamento tra consapevolezza e capacità di implementazione:

  • Solo 1 CEO italiano su 5 dichiara che la propria azienda è in grado di sostenere progetti di innovazione ad alto rischio
  • Solo il 16% dispone di strutture dedicate (innovation hub, incubatori, corporate venturing)
  • Solo il 7% ha adottato in modo significativo pratiche di innovazione

Le principali barriere riguardano la mancanza di una cultura organizzativa favorevole all’adozione dell’IA, difficoltà nell’attrazione dei talenti, assenza di roadmap chiare e limiti nella governance per la gestione del rischio.

Ne deriva un impatto diretto sulle performance: emergono criticità nell’utilizzo dei dati, nella comprensione dell’innovazione nel proprio settore e nella gestione della forza lavoro, oltre a livelli di cybersicurezza non adeguati.

Grafico a barre in pila: "In che misura è d'accordo o in disaccordo con le seguenti affermazioni relative all'uso dell'IA nella sua azienda?" Il grafico confronta i dati dell'Italia e quelli Globali. Le risposte si dividono in tre categorie: "In disaccordo", "Né d'accordo né in disaccordo" e "D'accordo". Italia: Il nostro strumento di IA più utilizzato ha accesso a tutti i nostri documenti e dati — In disaccordo: 63% | Né d'accordo né in disaccordo: 16% | D'accordo: 20% La nostra azienda è in grado di attrarre talenti tecnici di alta qualità nel campo dell'IA — In disaccordo: 40% | Né d'accordo né in disaccordo: 37% | D'accordo: 21% La nostra azienda ha una roadmap chiaramente definita per le iniziative di IA — In disaccordo: 40% | Né d'accordo né in disaccordo: 36% | D'accordo: 24% Il nostro livello di investimento in IA è sufficiente a raggiungere gli obiettivi aziendali in questo ambito — In disaccordo: 43% | Né d'accordo né in disaccordo: 29% | D'accordo: 26% La nostra azienda ha formalizzato processi di IA responsabile e gestione del rischio — In disaccordo: 34% | Né d'accordo né in disaccordo: 28% | D'accordo: 34% La cultura della nostra azienda favorisce l'adozione dell'IA — In disaccordo: 27% | Né d'accordo né in disaccordo: 28% | D'accordo: 45% Il nostro ambiente tecnologico consente l'integrazione dell'IA — In disaccordo: 14% | Né d'accordo né in disaccordo: 31% | D'accordo: 54% Global: Il nostro strumento di IA più utilizzato ha accesso a tutti i nostri documenti e dati — In disaccordo: 46% | Né d'accordo né in disaccordo: 24% | D'accordo: 29% La nostra azienda è in grado di attrarre talenti tecnici di alta qualità nel campo dell'IA — In disaccordo: 23% | Né d'accordo né in disaccordo: 32% | D'accordo: 42% La nostra azienda ha una roadmap chiaramente definita per le iniziative di IA — In disaccordo: 23% | Né d'accordo né in disaccordo: 25% | D'accordo: 51% Il nostro livello di investimento in IA è sufficiente a raggiungere gli obiettivi aziendali in questo ambito — In disaccordo: 29% | Né d'accordo né in disaccordo: 30% | D'accordo: 40% La nostra azienda ha formalizzato processi di IA responsabile e gestione del rischio — In disaccordo: 22% | Né d'accordo né in disaccordo: 26% | D'accordo: 51% La cultura della nostra azienda favorisce l'adozione dell'IA — In disaccordo: 9% | Né d'accordo né in disaccordo: 22% | D'accordo: 69% Il nostro ambiente tecnologico consente l'integrazione dell'IA — In disaccordo: 10% | Né d'accordo né in disaccordo: 22% | D'accordo: 66%

Tutti i rispondenti hanno integrato l’IA almeno in misura limitata per una o più aree in risposta a Q14
Base: Global=4193, Italia =108

Leadership: il fattore abilitante della trasformazione

La capacità di trasformazione è sempre più legata alla qualità della leadership, in particolare alla sua abilità di leggere la complessità e di guidare l’organizzazione nei momenti di discontinuità.

CEO italiani mostrano una forte propensione a cogliere opportunità nei momenti di discontinuità e una buona flessibilità operativa. Tuttavia, emergono margini di miglioramento in due aree chiave: anticipazione delle disruption, ancora inferiore ai benchmark globali e coordinamento organizzativo, soprattutto nelle fasi più critiche.

Diventa quindi fondamentale rafforzare le competenze strategiche e anticipatorie del top management, integrando visione, execution e gestione del rischio.

Grafico a barre in pila: "In che misura la leadership C-level della sua azienda ha preparato l'organizzazione a intraprendere le seguenti azioni durante situazioni di forte disruption (ad es., discontinuità macroeconomiche, settoriali, aziendali o individuali)?" Il grafico confronta i dati dell'Italia e quelli Globali. Le risposte si dividono in cinque categorie: "Per nulla", "Poco", "Moderatamente", "Molto" e "Moltissimo". Italia: Guidare una risposta organizzativa efficace quando emerge una disruption — Per nulla: 5% | Poco: 11% | Moderatamente: 48% | Molto: 31% | Moltissimo: 3% Cogliere nuove opportunità di business derivanti dalle disruption — Per nulla: 3% | Poco: 20% | Moderatamente: 39% | Molto: 35% | Moltissimo: 3% Anticipare le disruption prima che si verifichino — Per nulla: 6% | Poco: 21% | Moderatamente: 48% | Molto: 22% | Moltissimo: 1% Global: Guidare una risposta organizzativa efficace quando emerge una disruption — Per nulla: 3% | Poco: 19% | Moderatamente: 39% | Molto: 34% | Moltissimo: 5% Cogliere nuove opportunità di business derivanti dalle disruption — Per nulla: 5% | Poco: 22% | Moderatamente: 43% | Molto: 24% | Moltissimo: 5% Anticipare le disruption prima che si verifichino — Per nulla: 3% | Poco: 20% | Moderatamente: 49% | Molto: 24% | Moltissimo: 3%

*La definizione di “forte disruption” fornita è: ad es. discontinuità macroeconomiche, settoriali, aziendali o individuali
Non saprei: Global=1-2%; Italia=1-2%
Base: Global=4454; Italia=118

Dalla pressione competitiva all’opportunità

Nonostante la complessità del contesto, la reinvenzione del modello di business rappresenta una leva straordinaria di crescita e creazione di valore.

Le organizzazioni che sapranno prevalere saranno quelle in grado di:

  • investire nelle competenze digitali e nei talenti
  • integrare tecnologia, dati e IA come leve strategiche
  • ridefinire i confini del business attraverso partnership e M&A
  • costruire modelli di innovazione strutturati e scalabili
  • rafforzare resilienza organizzativa e capacità di anticipazione
  • consolidare la fiducia degli stakeholder