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Il PMI di settembre segnala un nuovo calo della crescita dell’eurozona

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[dropcap]D[/dropcap]ai dati preliminari della stima ‘flash’ dell’indagine PMI, l’attività dell’eurozona di settembre è aumentata al tasso più debole visto finora da inizio anno.

Scendendo a 52.3, da 52.5 di agosto, l’Indice Markit Flash PMI® sulla Produzione Composita dell’Eurozona è diminuito per il secondo mese consecutivo, toccando i minimi da dicembre del 2013. La lettura media del trimestre fino a settembre a 52.9 è stata anch’essa la più bassa di quest’anno.

L’afflusso di nuovi ordini è stato soltanto modesto con un tasso di incremento in calo per il terzo mese consecutivo. Si tratta del miglioramento mensile più basso da agosto dello scorso anno.

L’occupazione è rimasta ancora una volta largamente invariata poiché le aziende hanno limitato le nuove assunzioni, visto il debole aumento delle vendite. Anche se gli stipendi sono aumentati ogni mese nell’ultimo semestre, nel migliore dei casi, l’aumento è stato solo marginale.

Visto a settembre il calo di lavoro inevaso al tasso più rapido da luglio dello scorso anno, l’indagine suggerisce che la necessità delle aziende di infoltire gli organici continuerà ad essere minima anche a ottobre.

Di fronte ad una domanda debole, le pressioni inflazionistiche sono rimaste moderate. I prezzi di vendita delle aziende sono diminuiti di nuovo, anche se marginalmente, mentre i prezzi d’acquisto sono aumentati al tasso più debole da maggio.

Settorialmente, la crescita delle attività del terziario è scesa ai minimi su tre mesi, mentre l’aumento dei nuovi ordini è stato il più debole da marzo. Come risposta, l’occupazione del terziario è appena aumentata e la media prezzi di vendita è leggermente diminuita. Anche le aspettative future sono scese ancora toccando il minor livello di ottimismo da luglio dello scorso anno.

Il manifatturiero se l’è cavata peggio del settore terziario con un indice PMI sceso a 50.5, il più basso da luglio dello scorso anno e avvicinandosi a 50.0, livello che segna la stagnazione. I nuovi ordini sono scesi per la prima volta da giugno 2013, sebbene la produzione delle fabbriche abbia segnato una leggera crescita. Nessuna variazione per l’occupazione e i prezzi di vendita sono scesi per la prima volta da aprile.

Dando un’occhiata alle singole nazioni, la crescita tedesca più veloce, guidata dal settore terziario, è stata controbilanciata dal continuo calo francese e dal rallentamento della crescita nel resto della regione.

La crescita in Germania è leggermente aumentata rispetto ai minimi in dieci mesi registrati ad agosto, ma il tasso più rapido di espansione del settore terziario è stato controbilanciato da una crescita quasi inesistente nelle fabbriche. Con il calo dei nuovi ordini per la prima volta in più di un anno, il PMI manifatturiero tedesco ha segnato la più debole espansione da luglio dello scorso anno.

Intanto la Francia ha continuato a contrarsi con un Indice della Produzione Composita in discesa fino ai minimi su tre mesi, segnando il quinto calo mensile consecutivo. L’attività del settore terziario è diminuita per la prima volta in tre mesi ma il PMI del manifatturiero, seppur segnando ancora un calo, è salito ai massimi su quattro mesi suggerendo un rallentamento del tasso di contrazione.

Il leggero rialzo dei posti di lavoro in Germania ha controbilanciato il calo occupazionale della Francia al tasso più rapido da febbraio.

L’aumento della produzione fuori dai confini franco-tedeschi è scivolato ai minimi su sei mesi registrando il più debole aumento di afflusso di ordini degli ultimi dieci mesi. La creazione di posti di lavoro è risultata quasi in stallo, scendendo ulteriormente ai minimi registrati ad aprile, ed i prezzi di vendita hanno continuato a calare.

Commentando i risultati flash dei dati PMI, Chris Williamson, Chief Economist presso Markit ha detto: «L’indagine mostra un’immagine di un continuo malessere all’interno dell’economia dell’eurozona; rallenta la crescita sia della produzione che della domanda, e ancora una volta l’occupazione non riesce a mostrare alcuna ripresa significativa. In questo clima di torpore i prezzi hanno continuato a contrarsi, visto che le aziende hanno lottato per mantenere i loro clienti, e questo inevitabilmente aumenterà le preoccupazioni di una deflazione in corso nella regione. Nella speranza di un miglioramento del flusso dei dati economici, la BCE sarà delusa dalla continua debolezza del PMI. I dati dell’indagine suggeriscono che il PIL va verso una crescita al massimo dello 0.3% nel terzo trimestre, incoraggiato dall’espansione dello 0.4% in Germania ma rallentato dalla stagnazione in Francia e dalla crescita debole nel resto della regione. Ci sono anche segnali preoccupanti che la crescita possa rallentare ulteriormente nel quarto trimestre. Il flusso dei nuovi ordini nel manifatturiero sta rallentando ancora, scendendo per la prima volta in 15 mesi; mentre le attese da parte delle aziende sulle attività per i prossimi 12 mesi sono peggiorate nel settore dei servizi, guidate da un crollo della fiducia in Germania. Le preoccupazioni sulla crisi in Ucraina, le conseguenti sanzioni della Russia e le paure legate alla situazione economica critica dell’area della moneta unica, sembrano avere un impatto sempre più forte sull’economia dell’eurolandia. Il pericolo è che gli sforzi da parte della BCE per stimolare l’economia risultino vani alla luce di questi ostacoli che stanno peggiorando una domanda già di per sé debole».

Redazione

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